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Guerra fratricida in casa Generali. Alla Giunta del GAA non piace mischiare gli agenti di razza pura con i brutti anatroccoli delle Compagnie acquisite dal Gruppo del "leone alato" In evidenza

Guerra fratricida in casa Generali. Alla Giunta del GAA non piace mischiare gli agenti di razza pura con i brutti anatroccoli delle Compagnie acquisite dal Gruppo del "leone alato"

MILANO - La globalizzazione dei marchi assicurativi preoccupa il GAA Generali, ma non è tanto la minaccia alla pluralità del mercato a turbare la serenità del Gruppo Agenti presieduto da Vincenzo Cirasola, quanto il timore che la purezza della razza dei propri agenti possa essere contaminata dalla presenza di colleghi legati ad altri marchi “sconosciuti e anonimi”.
Sembra essere proprio questo il senso di un editoriale firmato dal componente della Giunta Esecutiva del GAA Generali, Roberto Romani, apparso lo scorso 4 settembre sulla rassegna stampa del Gruppo Agenti del "leone": si tratta di affermazioni il cui evidente cattivo gusto è secondo solo alla gravità politica delle stesse. “Capita, infatti, sempre più sovente – si legge nel documento del GAA Generali - di notare agenzie di assicurazioni con nuove insegne e di leggere sui quotidiani di fusioni e acquisizioni da parte di grandi gruppi assicurativi che fagocitano sempre più le piccole compagnie. Qual è la conseguenza di tutto ciò? Che si carica a bordo di tutto, agenti, sub-agenti e manager (come fece Noè con l’arca) e si rendono famosi marchi che fino a pochi giorni prima erano invece sconosciuti o anonimi. Portando inevitabilmente sulle scene della ribalta anche agenti che fino a poche settimane prima erano visti sul mercato come "dei brutti anatroccoli" ma ora si atteggiano a grandi cigni”.
E a scanso di equivoci il documento rincara la dose: “Tutto questo fa bene al mercato? Viene da chiedersi? Sicuramente è lesivo per chi a quel brand è legato da un forte senso di appartenenza e di storicità. Che ha voluto fortemente fin dall'inizio esserne parte e combattere a denti stretti per mantenerne il mandato. Oggi questi valori contano ancora? Oggi essere parte di un gruppo che continua ad espandersi sul mercato solo per linee esterne, quindi acquisendo nuovi marchi spesso con tradizioni differenti rispetto alla propria, sta forse dicendo che apprezza la storicità e il valore della fedeltà”?
“Io non credo – prosegue l’autore dell’articolo -  anzi guardandomi intorno mi sembra che questo mercato sia sempre più dominato da tante arche di Noè che accumulano ogni tipo di animale. L'importante è che l'arca non diventi troppo pesante da affondare”! “E che dire poi – aggiunge l’editorialista del GAA Generali -  di quegli agenti storici che si vedono invece assimilati agli altri animali dell'arca? Che non possono e non vogliono rinnegare il loro passato, perché la scuola e la tradizione nonché la gavetta,  che gli agenti storici hanno fatto, è da ritenersi un valore fondamentale e di assoluto prestigio, anche se le compagnie stanno percorrendo strade diverse”.
Indignata la reazione di Antonio Canu, presidente del Gruppo Agenti Lloyd Italico, compagnia della galassia Generali, il quale, in un documento inviato ai propri iscritti, sottolinea come “quella loro convinzione di una loro ‘superiorità austro-ungarica’ della quale si vantavano all’inizio dell’unificazione, quando ancora non ci conoscevano, non è venuta meno. Così come non gli è passata la loro più grande paura e cioè, come dichiararono senza ritegno né vergogna nei tavoli di lavoro pre unificazione, la paura che tutti questi ‘agenti senza storia’ e con ‘una professionalità non adeguata agli standard qualitativi degli agenti del marchio Generali’ avrebbero rovinato l'immagine degli agenti Generali e con essa la Compagnia”. Canu non manca di evidenziare, con i toni forti che gli sono abituali e che ben sottolineano una comprensibile indignazione, come “fortunatamente stiamo lavorando in piena armonia e sintonia e supportandoci vicendevolmente nelle battaglie con la Direzione e nei gruppi di studio e di lavoro con i Colleghi - anch'essi come noi sconosciuti, senza storia, "brutti anatroccoli" e totalmente privi di sangue austro-ungarico - di INA/Assitalia (molto più simili e vicini a noi di quel che si crede) e del Gruppo UNAT/Toro e credo dunque che potremo fare volentieri e felicemente a meno di avere a che fare con maleodoranti posizioni come quelle dell'editoriale che leggerete”.
Alla richiesta di un commento sulla vicenda, il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, ha dichiarato: "Penso che utilizzare il paragone dell’arca di Noè che imbarca ogni tipo di animale, alludendo ai colleghi delle compagnie acquisite da Generali che stanno subendo l'integrazione in questa Compagnia, sia inappropriato, offensivo per le migliaia di agenti che, indipendentemente dall'importanza del marchio rappresentato, hanno svolto e svolgono quotidianamente al meglio il loro lavoro. La storia degli Agenti di Assicurazioni Generali e la loro nota compostezza professionale – ha proseguito Demozzi - mi fa pensare che questo editoriale sia il frutto di una singola incomprensibile posizione personale; mi auguro che il vertice del GAA Generali assuma presto le dovute iniziative per riparare al grave danno di immagine arrecato".
Sulla vicenda è da registrare la formale presa di distanza da parte di Francesco Libutti, sia a titolo personale che in qualità di componente del Consiglio Direttivo del GAA Generali.
Mario Alberti


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Roberto Bianchi, Direttore Responsabile SNACHANNEL


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