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"... si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità" In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL

Se ne dicono tante sulle priorità che l’agente iscritto al Sindacato attribuisce ai propri bisogni, ma non c’è dubbio che in cima alle sue aspettative resta sempre la percezione che nei momenti di difficoltà, o addirittura di emergenza, il sindacalista è lì, pronto ad intervenire con determinazione, competenza e soprattutto coraggio in sua difesa.
Sarà pure vero che ogni situazione specifica deve essere assimilata ad un principio politico generale, ma per l’interessato ciò che sta vivendo resta pur sempre il suo caso personale e, in quanto tale, è il più importante del mondo, che non può essere rimandato e al quale è necessario trovare una soluzione perché “dopo tanti anni che verso la quota associativa, ora che ho bisogno di aiuto, me lo devono dare, è un mio diritto”. E in effetti, al di là delle esasperazioni generate indotte dall’emotività del momento, la questione sta effettivamente in questi termini. L’assistenza sindacale quando serve, serve e non sono consentite esitazioni da parte di chi ha scelto di rappresentare la categoria. A partire dalla consapevolezza che il sindacalista incarna il delicato compito di avvocato difensore dell’agente e non di semplice facilitatore di un rapporto fiduciario entrato in crisi che sviluppa autonomamente le sue dinamiche perverse a danno del più debole.
Di conseguenza il sindacalista che pretenda di andare d’accordo con tutti, compagnia e colleghi, in una posizione equidistante che testimoni il suo grande buon senso, non ha capito bene quale sia la sua mission, a meno che essa non consista nel coltivare i propri interessi fingendo di tutelare quelli degli altri.
Parafrasando Fabrizio De André diremo che non basta costernarsi con mimica rattristata nell’ascoltare la descrizione dei fatti, indignarsi con espressione accigliata per i torti inflitti al suo assistito, impegnarsi nel ricercare una soluzione che rispetti le regole liturgiche su cui si fondano le buone relazioni industriali, per poi gettare la spugna con grande dignità dicendo che “abbiamo fatto quanto era possibile (cioè spesso niente, ndr), ma avevamo le mani legate perché si era messo in una situazione indifendibile”. E questa tendenza a sfilarsi dalle proprie responsabilità appare tanto più odiosa quando ci si trovi di fronte al solito tentativo della mandante di ridefinire a proprio vantaggio la geografia distributiva dell’impresa.
Verrebbe da chiedere a questi moderni Robin Hood alla rovescia: ma si può sapere da che parte stai? Il tuo è davvero malinteso buon senso, o non piuttosto complicità con la controparte? Che cosa te ne viene in cambio?
Eh sì, non è facile fare i sindacalisti. Bisogna essere provvisti di spalle larghe, non pensare che “potrebbero farmela pagare” (d’altro canto non ce l’ordina mica il dottore), o peggio ancora che “magari il portafoglio me lo potrei pappare io”.
Fare il sindacalista è questione di ideali, bisogna farlo con la pancia oltre che con la testa, sapendo che saremo ricompensati soltanto con la moneta della riconoscenza nutrita dal collega oggetto della nostra solidarietà. Una moneta preziosissima, che non c’entra niente con il business. La mediazione deve però essere la risultante del contenzioso con la controparte che impugna sempre il coltello dalla parte del manico e non esita a far valere il proprio potere negoziale.
Chi predica i buoni rapporti industriali come fanno i sodalizi minori, sa che sta conducendo una trattativa al ribasso e chi tratta al ribasso ora che la redditività agenziale è al limite del galleggiamento, fa il gioco della controparte e ne è obiettivamente, se non anche soggettivamente, fiancheggiatore.
Lo Sna è un’altra cosa.
Assistenza e consulenza sono poste al vertice dei doveri sindacali nei confronti degli iscritti, senza timori reverenziali nei confronti di alcuno. Che poi le relazioni industriali siano buone o cattive dipende dai tanti fattori ambientali che ne condizionano la natura, l’importante è che siano paritetiche, perché la posta in palio non è soltanto la dignità - che da sola varrebbe mille battaglie - ma la centralità dell’agente nel sistema distributivo italiano e la sopravvivenza stessa della categoria.
Roberto Bianchi

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