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La digital transformation assicurativa è iniziata. Gli Agenti hanno tra le mani un patrimonio e debbono cominciare ad usarlo In evidenza

La digital transformation assicurativa è iniziata. Gli Agenti hanno tra le mani un patrimonio e debbono cominciare ad usarlo

MILANO - Sebbene forse gli intermediari abbiano avuto l’impressione che la digitalizzazione in campo assicurativo stesse procedendo a grande velocità, in realtà non è stato esattamente così. Negli anni scorsi, il settore ha manifestato una certa lentezza strutturale-operativa e resistenza culturale rispetto all’adozione di nuove tecnologie. È quanto emerge dallo studio di IDC – International Data Corporation, gruppo mondiale nato nel 1964 e specializzato in ricerche e analisi di mercato nell’ambito delle tecnologie ICT, dell’innovazione digitale e del relativo impatto sulle diverse attività economiche e professionali – condotto su 87 Imprese assicurative europee, Italia compresa.
Ma la fase di stand by pare essere ormai arrivata alla sua conclusione: le Compagnie europee si stanno con decisione lanciando nell’insurtech e pianificando di destinare nel 2017 una significativa parte del budget – tra il 5% ed il 10% – all’innovazione IT. Nell’anno in corso aumenterà del 10% il numero di aziende che impiegano servizi di cloud pubblico (passando quindi al 59% del totale) e di quelle che adottano soluzioni legate a big data e analytics (attualmente il 46%). Cloud, big data e analytics, mobility e social media rappresentano i quattro pilastri della cosiddetta Terza Piattaforma su cui si fonda la digital transformation; ebbene, il 40% delle Compagnie intervistate da IDC ne ha già adottati almeno tre ed il 35% almeno due. L’11% li ha adottati tutti e il 2% nessuno. Le nuove priorità di investimento per le aziende assicurative, secondo le informazioni raccolte da International Data Corporation e dal loro comunicato ufficiale riprese sono:
1. Rivoluzionare la customer experience mediante piattaforme digitali di nuova generazione e un’infrastruttura di back-office capace di supportare processi, servizi e prodotti omni-experience in linea con le aspettative sia dei clienti, sia degli intermediari;
2. Creare nuovi flussi di ricavi con servizi avanzati di connettività quali IoT e telematica (iniziando dalle aree del digital lifestyle, delle connected car e della domotica);
3. Ultima priorità ma non meno importante, trasformare le informazioni in vantaggio competitivo con strumenti big data, predictive analytics e cognitive.
Un ambito destinato a svilupparsi moltissimo sembra essere quello dell’IoT (Internet of Things): secondo la previsione IDC entro il 2019 le polizze assicurative a consumo basate su tecnologie IoT rappresenteranno il 15% del mercato assicurativo auto e il 10% del mercato assicurativo casa. Urge una riflessione attenta e profonda, da parte dei consulenti assicurativi professionali/agenti. In una sorta di circuito che si autoalimenta continuamente – della serie, è nato prima l’uovo o la gallina? – è vero che per le Compagnie uno degli aspetti importanti connessi all’innovazione tecnologica ha a che fare con la riduzione dei costi dell’intermediazione e con la succosa prospettiva di accedere direttamente ai dati dei clienti o potenziali clienti senza doverli spartire con nessuno. Ma è vero anche che i consumatori si sono evoluti in senso digitale (lasciamo ad altri e ad altro momento le considerazioni di natura sociologica, se si tratti di un’evoluzione o di un’involuzione) del tutto indipendentemente dai desiderata delle compagnie. Fingere che un utente non cerchi modalità di rapporto e contatto multicanale con il proprio Agente, in nome del sempre e in ogni luogo, o che non si stia abituando a confrontarsi anche tramite i social prima di fare un acquisto, o che non cerchi una comparazione tra prodotti e servizi, sarebbe decidere per una cecità suicida.
Se è vero che in alcuni Paesi il mercato Auto è stato completamente trasferito sul web, è altrettanto vero che ci sono determinati comparti (Vita, Previdenza, Sanitario) e determinate complessità di prodotto che anche in quegli stessi Paesi continuano a richiedere una consulenza professionale.
Gli intermediari hanno un tesoro tra le mani: hanno la conoscenza profonda del cliente, hanno un’esperienza spesso ultradecennale, hanno la competenza sui prodotti. Ed hanno i dati: quelli che raccolgono autonomamente, e quelli che stanno sempre più spesso alla base degli integrativi con le Compagnie. Più sono, da più fonti arrivano, e meglio è. Possono essere messi insieme, condivisi, elaborati, aggregati, analizzati, studiati e – finalmente – usati da tutti i 20.000 iscritti nella sezione A del RUI. Ci pensate? Praticamente un esercito, che possiede l’unico vero patrimonio sul quale si giocherà la sfida del futuro.
Alessandra Schofield

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