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Antimina Di Matteo: Solo SNA ci ha dato sostegno e solidarietà. Ora inizia la battaglia giudiziaria per ristabilire la verità sull'integrità morale di Scipione In evidenza

ANTIMINA DI MATTEO ANTIMINA DI MATTEO

MILANO - Quando il Gruppo Agenti Generali venne chiamato da Antimina Di Matteo a porre in essere ogni azione ritenuta valida per la difesa e la tutela degli eredi del fratello Scipione, affermò di doversi statutariamente “astenere dal generare o alimentare situazioni, anche potenziali, di conflitto d’interesse assumendo le parti degli uni nei confronti dell’altro, e viceversa”. Il conflitto d’interesse, vale la pena precisarlo, è quello che si sarebbe potuto determinare tra la famiglia Di Matteo ed Emanuele Dell’Annunziata, Agente e rappresentante territoriale Ga-Gi al quale la compagnia aveva nel frattempo affidato in gestione interinale il portafoglio del collega deceduto. In altre parole: un conflitto d’interessi fra il tutelato e il tutelante al centro del quale il Gruppo aziendale si è collocato in una posizione equidistante (sic?!).
Non solo: la richiesta di aiuto al gruppo agenti da parte della vedova Teresa per sollecitare la liquidazione della polizza vita collettiva, rispetto alla quale le venivano richiesti documenti difficili, se non impossibili, da produrre è rimasta inascoltata. Anzi, no, siamo precisi che sennò poi ci querelano: a tale richiesta è stato risposto con l’invio di una copia della comunicazione da parte della compagnia nella quale, appunto, si ribadiva la necessità di produrre proprio quei documenti. Insomma, la colpa era della famiglia Di Matteo e del loro legale, che non avevano mai raccolto la disponibilità del Gaa a “esplorare ipotesi conciliative tra le Parti”.
Scipione Di Matteo – agente Generali a Napoli sin dal 2002, in un’agenzia gestita con altri due colleghi – nel 2011, dopo alcune ristrutturazioni agenziali, riceve il mandato quale unico titolare della struttura. Il 5 febbraio 2013, solo due anni dopo quello che avrebbe dovuto rappresentare un traguardo professionale, una sorta di consacrazione della propria carriera, si uccide proprio in quella stessa agenzia. Questi i fatti, nudi e crudi.
Scipione – racconta la sorella Antimina – era un professionista serio e capace, che ha sempre creduto nel prestigio della Compagnia di Assicurazioni Generali S.p.A: si onorava di farne parte, se ne fidava e riponeva cieca fiducia nel management. Proprio questa fiducia fu alla base della sua accettazione di sottoscrivere quell’ultimo mandato. Il suo atto finale trasforma questo agente fidato (tanto da affidargli un mandato) e fiducioso (tanto da firmarlo) in un “sinistro eventualmente da liquidare”. Un marito, padre, figlio, fratello, amico, collega, professionista e, sì, agente. Un uomo di quarantacinque anni dalla faccia buona e gli occhi scuri che oggi è fin troppo facile definire forse un po’ tristi, al quale andare avanti a un certo punto è risultato semplicemente impossibile. Ma tant’è.
Per dirla con la Compagnia, quattro anni dopo, quel “sinistro” ancora non è stato liquidato. La mandante a tutt’oggi non ha ancora calcolato le spettanze (indennità liquidative e quant’altro connesso alla cessazione del mandato) dovute a quel suo numero di serie. E, del tutto incomprensibilmente, ad un anno dalla morte non era stato ancora provveduto alla liquidazione delle polizze vita (di cui una collettiva e stipulata dal Gruppo Agenti Generali con la mandante) contratte da Scipione Di Matteo a favore degli eredi legittimi né delle polizze contratte dalla vedova a favore dei figli minori.
È a questo punto che, sollecitato dai familiari del collega, interviene SNA pretendendo l’immediata liquidazione delle polizze vita alle Compagnie presso cui erano state stipulate. Nessun altro è stato accanto ad una famiglia distrutta dal dolore e provata dalle conseguenze anche economiche di una simile tragedia umana. Nessun altro ha sostenuto Antimina, sorella di Scipione Di Matteo ed avvocato alla quale era stata conferita una procura speciale relativamente agli atti e alle formalità di riconsegna dell’agenzia, in una difficile vicenda nella quale peraltro la Compagnia di assicurazioni era entrata nei locali agenziali – condotti in locazione esclusivamente dall’Agente –, aveva dato impulso agli atti della verifica contabile ed aveva sottratto tutta la documentazione anche personale senza la necessaria presenza degli eredi. E tra questi il Gaa Generali che ha scelto di non esserci per gli eredi, anche se adeguatamente spinto a farlo.
Ma poi accade che quello stesso Gaa Generali, non accettando che il suo comportamento nella vicenda venga pubblicamente evidenziato, invii una offesissima missiva alla redazione SNA. Forse, ripensandoci con calma, il Gruppo deve aver ritenuto che la ferita inferta alla propria credibilità fosse troppo profonda… oppure che fosse addirittura possibile trarre qualche vantaggio economico da questa vicenda. In un caso come nell’altro, decide di citare in giudizio il Sindacato Nazionale per il danno di immagine (sanabile con un risarcimento di centomila euro, oltre che con la cancellazione degli articoli dal Channel e da tutti i motori di ricerca e la pubblicazione della sentenza di condanna) derivante dagli articoli pubblicati su Snachannel. A chi legge lasciamo l’interpretazione del fatto che questa richiesta sia praticamente giunta nel secondo anniversario della morte del Collega; una coincidenza dal sapore un tantino macabro.
E però… secondo il Giudice Nicola di Plotti del Tribunale Ordinario di Milano non c’è stata alcuna diffamazione: su Snachannel l’espressione è stata contenuta entro i corretti limiti della liberà di pensiero, sia per quanto riguarda gli articoli pubblicati che i relativi commenti dei lettori. E non poteva essere diversamente, secondo Antimina Di Matteo “Quello che è venuto fuori dagli articoli pubblicati dallo SNA è la pura e semplice verità. Questo è un capitolo molto duro e brutto, che per mio fratello si è concluso nel modo peggiore, ma che riguarda la vita di molti agenti. Purtroppo il gruppo agenti Generali non mi ha aiutato: mi sono rivolta a loro fin da subito, ma non hanno voluto ascoltarmi e tantomeno darci la tutela che chiedevamo, mi hanno messo per iscritto che non potevano assurgere a una difesa per evitare un conflitto di interessi. Mi hanno chiuso le porte in faccia anche per quanto riguarda un supporto nell’ottenimento della liquidazione delle polizze vita; si sono limitati a ripropormi pari pari la richiesta della Compagnia, che voleva documenti impossibili da reperire in quanto segretati dal momento che le indagini erano ancora in corso e sono durate più di un anno. Il Gruppo Agenti, in realtà, avrebbe dovuto intervenire fin dall’inizio, quando la compagnia è entrata in agenzia e ha portato via ogni cosa senza che gli eredi di mio fratello fossero presenti e contravvenendo all’art. 23 dell’ANA. Non hanno fatto nulla.
Ma è tutto documentato. E, d’altro canto, non avrei mai messo in difficoltà il Sindacato Nazionale Agenti, che si stava attivando per noi, rilasciando dichiarazioni false o comunque non supportate da evidenze chiare”.
Oggi, grazie all’intervento dello SNA, tutte le polizze Vita sono state liquidate. “Ma non è finita qui, perché in essere vi è un giudizio promosso dagli eredi Di Matteo contro Generali per le spettanze liquidative di mandato e per ottenere la riapertura della riconsegna agenziale, ma anche e soprattutto per accertare e far rilevare che la cessazione del mandato agenziale non è intervenuta per la morte, bensì per il recesso della mandante, ed ancora per accertare il fatto che la conduzione del rapporto agenziale ha subito un’illegittima ingerenza – oltre che diversi inadempimenti rispetto al mandato conferito – dalla Compagnia anche nel corso della gestione del mandato e fin dal 2002” precisa Antimina.
Attraverso la produzione di una serie di documenti Antimina Di Matteo ritiene di poter dimostrare l’esistenza di un patto fra la Compagnia Generali s.p.a. e un ex socio della Agenzia teso a riconoscere a questi la esclusiva titolarità dell’Agenzia, non solo negli anni di sua gestione ma, anche e soprattutto, per gli anni in cui questi avrebbe dovuto gioco forza lasciare il mandato per raggiunti limiti di età. Circostanze, queste, significative della situazione oltremodo vessatoria in cui si è trovato ad operare Scipione Di Matteo, e di cui la Compagnia era ben consapevole.
Antimina è consapevole del gravoso compito processuale che le spetta, anche perché a tutt’oggi non ha potuto confidare, tolto lo SNA, sulla solidarietà di nessuno. Neanche degli Agenti. Neanche di quei colleghi che hanno dimostrato di sapere ma che non hanno voluto testimoniare per paura di ritorsioni, e questo ha complicato e complica le indagini in corso. Ciononostante Antimina non demorde. Lei ha fiducia nella giustizia ed è certa che arriverà il momento, per gli eredi Di Matteo, di ristabilire quello che hanno sempre saputo: l’onestà e la dignità del proprio congiunto.
Scipione Di Matteo è stato lasciato solo due volte, prima e dopo la sua morte. SNA non permetterà, c’è da scommetterci, che ce ne sia una terza.
Alessandra Schofield