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Flop della previdenza complementare, giovani a rischio pensione. Demozzi (SNA): teniamoci stretto il nostro Fonage In evidenza

Flop della previdenza complementare, giovani a rischio pensione. Demozzi (SNA): teniamoci stretto il nostro Fonage

MILANO - Secondo quanto riportato nella “Guida introduttiva alla previdenza complementare” pubblicata dalla Covip, uno dei motivi principali per i quali al trattamento garantito dalla previdenza obbligatoria gli italiani dovrebbero affiancare quello della previdenza complementare sarebbe che il tasso di sostituzione, il rapporto fra la prima annualità della pensione e l’ultimo reddito annuo prima della pensione, è sempre più basso. Nel tempo dunque le nuove pensioni saranno sempre più basse rispetto all’ultima retribuzione percepita dagli italiani. La modifica del nostro sistema pensionistico ha avuto inizio nei primi anni ’90 quando il Legislatore ha preso atto di alcuni cambiamenti epocali in atto, tra i quali:
· l’inversione della tendenza all’espansione demografica che, causando un progressivo invecchiamento della popolazione, ha aumentato il numero dei pensionati rispetto ai soggetti in attività;
· il progressivo aumento della durata della vita media che ha determinato un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni;
· il rallentamento della crescita economica e la mutata dinamica del mercato del lavoro che ha visto il numero degli occupati diminuire progressivamente e causato una riduzione degli introiti contributivi da utilizzare per il pagamento delle pensioni.
Il sistema pensionistico italiano, in seguito alle molteplici riforme succedutesi nel corso degli anni, si fonda ad oggi su tre pilastri:
· Primo pilastro: la previdenza pubblica obbligatoria, finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro durante tutto il corso della vita lavorativa. Con il passaggio dalle pensioni calcolate con il metodo retributivo a quelle calcolate con il metodo contributivo, la previdenza di primo pilastro non sarà più sufficiente a garantire il mantenimento del tenore di vita, in quanto ben pochi lavoratori accumulano il montante contributivo necessario a permettere l’erogazione di una pensione vicina all’ultimo reddito percepito.
· Secondo pilastro: costituito dai fondi pensione ai quali i lavoratori aderiscono in forma collettiva. I fondi pensione sono gestiti secondo il sistema della capitalizzazione, ovvero i contributi raccolti sono investiti al fine di generare un montante da convertire in rendita al momento del pensionamento; la  gestione dei capitali raccolti avviene tramite soggetti privati di volta in volta selezionati, soggetti al controllo solo indiretto dello Stato.
· Terzo pilastro: la previdenza integrativa individuale che ciascuno può realizzare accendendo forme di risparmio individuali (piani pensionistici individuali, polizze vita, fondi pensione aperti ecc.) con lo scopo di integrare le forme previdenziali sopra elencate.
Come noto, le forme pensionistiche complementari costituiscono il secondo e il terzo pilastro della previdenza. Il loro scopo è quello di mantenere invariato il tenore di vita delle persone una volta cessata l’attività lavorativa. La scelta di aderire a una forma pensionistica complementare è libera e volontaria. Chi aderisce a una di queste forme accantona regolarmente una parte dei risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione aggiuntiva a quella corrisposta dalla previdenza pubblica. Le diverse tipologie di forma pensionistica complementare sono:
· Fondi pensione chiusi: sono detti negoziali in quanto costituiti sulla base di accordi tra datori di lavoro e sindacati o associazioni di categoria (contratti collettivi nazionali, accordi o regolamenti aziendali, accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti). Sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio o area geografica.
· Fondi pensione aperti: sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM).
· Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP): sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione.
· Fondi pensione preesistenti: sono forme pensionistiche così chiamate perché risultavano già istituite prima del Decreto Legislativo 124 del 1993 che ha disciplinato la previdenza complementare per la prima volta, come ad esempio il Fondo Pensione Agenti professionisti di assicurazione (Fonage).
Stando ai dati statistici diffusi della Covip emerge che al 31 dicembre 2016 sempre più persone hanno acquisito consapevolezza della necessità di costituire una pensione integrativa. Alla fine del 2016 gli iscritti a forme di previdenza complementare sono stati 7,8 milioni con un incremento del 7,6% rispetto al 2015. Il dato però include delle duplicazioni, ovvero soggetti aderenti contemporaneamente a più di una forma pensionistica, che quest’anno per la prima volta la Covip è in grado di quantificare in circa 620.000 casi. Ne consegue che in Italia alla fine del 2016 gli iscritti effettivi al sistema della previdenza complementare sono stimabili in circa 7,2 milioni, ovvero il 27,8% dei lavoratori. Tre quarti dei lavoratori italiani, dunque, non aderiscono ad alcuna forma di previdenza complementare integrativa del trattamento previdenziale obbligatorio.
Secondo numerosi esperti ed osservatori del settore, le ragioni della non adesione a forme di previdenza integrativa privata vanno ricercate nella mancanza di risorse da destinare alla previdenza complementare, nella mancanza di fiducia negli investimenti finanziari, nella convinzione tra i giovani che è troppo presto per pensarci. Pochi osservatori mettono in risalto la scarsa adeguatezza delle forme previdenziali private offerte agli italiani per integrare efficacemente il trattamento pensionistico pubblico. Se è vero infatti che soprattutto i giovani, con il metodo contributivo, visto lo spostamento in avanti dell’ingresso nel mondo del lavoro verseranno minori contributi e quindi si ritroveranno un minor montante contributivo al momento del pensionamento, è altrettanto vero che l’entità dei versamenti necessari alla costituzione di uno “zainetto” contributivo integrativo sufficiente, appare troppo elevata per le tasche di un giovane lavoratore medio italiano.
“Forse molti esperti, giornalisti, osservatori, convegnisti dimenticano – commenta il Presidente Nazionale, SNA, Claudio Demozzi - che tra i giovani molti sono disoccupati, precari od hanno stipendi troppo bassi per permettersi accantonamenti previdenziali che sostengano una pensione liquidata con il contributivo puro. Del resto  - aggiunge Demozzi - questa tematica è già stata discussa ampiamente in SNA con riferimento al nostro Fondo Pensione Agenti, che l’Ania e Anapa avrebbero voluto trasformare totalmente in contributivo puro, lasciando a secco le pensioni degli agenti, di tutti gli agenti, giovani e meno giovani. Per ora abbiamo ottenuto il mantenimento del sistema solidaristico collettivo, che garantisce prestazioni certe a tutti gli iscritti. Il sistema contributivo puro al quale tendono i 'tre pilastri' della previdenza degli italiani fa acqua da tutte le parti, e lo dimostrano i numeri: ad oggi meno di un lavoratore su tre ha aderito alla previdenza contributiva integrativa e tra i giovani solo uno su cinque”.
La Redazione

4 commenti

  • Mario Alberto
    Mario Alberto Venerdì, 25 Agosto 2017 22:43 Link al commento

    si si a parte qualche idiota sappiamo tutti che aver salvato FONAGE e la prestazione garantita è stato un risultato storico per il sindacato, però non dimentichiamo tutti coloro che hanno lavorato contro, che hanno fiancheggiato le compagnie nel tentativo di demolire tutto questo; prima o poi pagheranno il conto con la storia?!

  • Sandokan
    Sandokan Venerdì, 25 Agosto 2017 22:16 Link al commento

    a parte qualche idiota tutti sanno che mantenere le caratteristiche del FONAGE è stata una grande vittoria per gli agenti

  • Felice
    Felice Venerdì, 25 Agosto 2017 11:17 Link al commento

    l'idea di farsi una pensione integrativa con pochi euro è un miraggio fomentato dai poteri forti, dall'alta finanza, da chi nel frattempo taglia le pensioni vere

  • Aldo
    Aldo Venerdì, 25 Agosto 2017 09:21 Link al commento

    le imprese assicurative pensano solo agli utili, non pagano gli agenti e di conseguenza sul mercato ci sono pochi prodotti poco convenienti per i clienti e che i più nemmeno conoscono ecco la risposta al flop dei pip

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