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Il contratto di agenzia potrebbe essere nullo? In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL

Torno sulle norme vessatorie contenute nei contratti di agenzia, per affrontare la questione da un’angolatura diversa che potrebbe fornire ai Gruppi aziendali uno spunto di riflessione e magari anche di azione. Mi riferisco all’indeterminatezza della clausola presente in molti, o forse tutti i mandati agenziali secondo cui l’agente “… si impegna ad ottemperare a tutte le disposizioni amministrative in vigore presso la compagnia… , nonché a quelle che saranno di volta in volta emanate dalla compagnia anche in funzione di cambiamenti gestionali, strumentali ed informatici”. Considerato il peso crescente delle mansioni scaricate dall’impresa sulle agenzie, per di più senza alcun concambio economico, che si aggiungono progressivamente a quelle, anch’esse tutt’altro che irrilevanti, tipiche di una piccola azienda operante in un paese industrializzato in via di sottosviluppo come il nostro ove la burocrazia tende a ingoiare ogni risorsa disponibile, possiamo ben dire che risulta indeterminata una delle componenti principali del lavoro richiesto dalla mandante all’agenzia, componente che peraltro contribuisce in larga misura a ridurre la redditività agenziale.
Considerato inoltre che un agente, soprattutto se di prima nomina o con scarsa esperienza, magari perché proveniente dalle file subagenziali o aziendali, firma un contratto di agenzia normalmente senza neanche leggerne il contenuto, data anche la sua condizione di parte debole che si trova nell’impossibilità soggettiva di negoziare modifiche, implementazioni, abrogazioni di singole clausole più o meno opprimenti con la parte forte rappresentata dalla mandante, è evidente che introdurre indefinitezza in uno degli elementi principali che determinano la remunerazione netta del mandatario rende nulla la clausola in discussione. Come fa infatti un agente a valutare ex ante, cioè ad anteriori, se l’offerta proveniente dall’impresa è vantaggiosa o meno, non essendo messo nella condizione di sapere in anticipo l’entità del lavoro gestionale, strumentale e informatico richiesto?
Posto quindi che i patti vanno onorati - pacta sunt servanda dicevano i latini - se una clausola così fondamentale del contratto di agenzia fosse nulla per indeterminatezza dell’oggetto, il contratto stesso sarebbe nullo nel suo insieme, in quanto il vizio si dimostrerebbe talmente grave da mettere a rischio persino la sopravvivenza dell’agenzia. In questo senso, è bene dirlo subito, non varrebbe neanche la probabile obiezione della mandante che opponesse la volontà espressa delle parti attraverso la firma congiunta del mandato dal momento che, lo dicevo poco sopra, l’agente convocato in direzione, intimorito dalle condizioni ambientali alle quali è sottoposto e messo al cospetto di una squadra di dirigenti e funzionari di consumata esperienza, schierati lì a bella posta per farlo sentire inadeguato come Fantozzi, firmerebbe qualsiasi cosa, compresa la propria revoca.
La dura realtà si dimostra però diversa dalle legittime aspirazioni al successo imprenditoriale e, una volta esaurito l’eventuale contributo decrescente per l’avvio dell’attività, l’agente scopre che il lavoro amministrativo e gestionale assorbe spesso gran parte delle sue risorse e che, al di là delle lusinghe ricevute dalle sirene aziendali, le uscite superano le entrate, cosicché la favola finisce in farsa se non in tragedia.
Ma anche un’agenzia consolidata nel tempo può perdere l’equilibrio finanziario per effetto delle crisi economiche locali o internazionali, della perdita di collaboratori e di portafogli, della concorrenza da parte di competitors non soltanto tradizionali e soccombere sotto il peso dei costi di esercizio.
Quello che sto dicendo è vero? Se siete d’accordo con me, dovrete allora convenire che è ora di chiedere un aumento consistente della remunerazione riservata agli agenti, al netto dei costi, in particolare di quelli generati dalle compagnie stesse. Quando poi la via negoziale si dimostra inefficace, il ricorso alla magistratura costituisce un atto dovuto per coloro che rappresentano una collettività e questo non significa dichiarare guerra alla controparte istituzionale, ma semplicemente tutelare gli interessi dei propri iscritti, ovvero della parte contrattuale altrimenti soccombente. Impugnare un contratto reso nullo dalla nullità di una clausola primaria e chiederne l’annullamento da parte del giudice per giusta causa, con ampia rifusione delle perdite finanziarie derivanti da lucro cessante e danno emergente, potrebbe pertanto essere una strada percorribile. Lascio volentieri a ciascuno il proprio giudizio.
Roberto Bianchi

3 commenti

  • Massimo
    Massimo Giovedì, 21 Settembre 2017 15:57 Link al commento

    ...io credo che il rapporto economico non possa basarsi manco sul conto economico di agenzia, il conto è pesantemente gravato dai costi derivanti dalla gestione dei sinistri dove l'agenzia non ha il potere di influire; più passa il tempo e più mi rendo conto che i rapporti tra noi e le mandanti sono sempre più simili a rapporti tra controparti... purtroppo la realtà e che gli interessi nostri e quelli delle compagnie non coincidono più come una volta, oggi il nostro unico profitto proviene dalla vendita di contratti mentre il core business delle mandanti non è sicuramente fare polizze... hai ragione, dovremmo cominciare a battere cassa su tutti gli elementi che portano profitti solamente alle compagnie e non ribaltati alla rete...
    sempre grande Roberto!

  • iscritto da sempre
    iscritto da sempre Lunedì, 11 Settembre 2017 20:54 Link al commento

    verissimo Luca, i commerciali alcuni fanno a gara per cercare di farsi belli con questo o quel capo che prende bonus vergognosi

  • Luca
    Luca Lunedì, 11 Settembre 2017 18:56 Link al commento

    Caro Roberto, quanto di più vero rispetto ai temi affrontati ? La realtà, come ben sai, è ovviamente un altra : colleghi soli ed abbandonati dai gruppi , colleghi che non si rivolgono al sindacato ( quando anche fossero iscritti ) , colleghi che credono a tutte le stronzate del commerciale di turno che, se può, ti frega così poi se ne può anche vantare
    Bisogna avere la forza di dire no e di dare battaglia TUTTI INSIEME : cosa farebbero i grandi manager, revocherebbero tutti gli agenti d'Italia ? Non ci starebbe bene una bella class action ?
    La verità è che siamo un branco di pecore pavide ed i fatti di tutti i giorni lo dimostrano
    Saluti, Luca

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