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Demozzi (Sna): Non è cedendo alla paura verso il futuro generata dalle mandanti che si fanno gli interessi della categoria In evidenza

CLAUDIO DEMOZZI, PRESIDENTE NAZIONALE SNA CLAUDIO DEMOZZI, PRESIDENTE NAZIONALE SNA

MILANO - Da sindacalista, anziano anagraficamente e vecchio dal punto di vista dell’attività associativa, mi sento di dire che i congressi di Gruppo aziendale si risolvono spesso e comprensibilmente, nell’esame dei rapporti con la mandante, finendo per abbassare il livello di osservazione alle questioni interne piuttosto che allo scenario generale. Oggi (27 ottobre, ndr) a Trieste il vento spira in senso opposto e, sull’onda del disegno di fare a breve della galassia di Gruppi facenti riferimento alla Cattolica un unico Gaa, spinge la nave dei lavori verso orizzonti più elevati. Coinvolgenti in questo senso i passaggi del presidente Battaglia sulle motivazioni ideali che hanno indotto a muovere passi concreti verso l’unificazione, altrettanto quelli del presidente Zambelli sulle forze che sostengono l’attività dell’agente professionista: l’ascolto, la fiducia, l’etica del saper fare.
Su questa scia di superamento delle ottiche particolaristiche, la condivisione del processo unificatore pervenuta da Fabrizio Fabris presidente del Ga Cattolica, il quale propone alle altre rappresentanze la via maestra dell’unificazione per incorporazione nel suo Gruppo, allo scopo di superare la logica della divisione e di aumentare la forza d’impatto nei confronti della mandante. Una incorporazione che tenga conto della dignità riconosciuta a ciascuno dei Gaa che compongono la galassia Cattolica, di conservare i valori della propria identità e della propria storia di provenienza. In questo momento, secondo Fabris non è sufficiente fare appello all’intelligenza, ma anche e forse soprattutto, al coraggio di osare lasciandosi coinvolgere dall’incoscienza necessaria a sospingere le azioni collegiali ispirati dal sogno e dalla visione.
Tutti riuniti nel breve periodo, quindi, come auspica lo stesso Renato Sparti presidente del Ga UniOne che invita però a mantenere la necessaria freddezza nell’osservare l’evoluzione delle cose di casa Cattolica dopo il passaggio di proprietà che vede coinvolti il finanziere americano Warren Buffet e la banca norvegese Norges Bank.
Come sempre coinvolgete e insieme entusiasmante, l’intervento di Claudio Demozzi presidente nazionale del Sindacato Nazionale Agenti, secondo il quale il clima che si respira nei congressi dei Gaa è cambiato molto dal 2012 - anno nel quale è iniziato il processo di discontinuità del Sindacato - quando era possibile essere persino fischiati nel sostenere tesi che oggi sono entrate nel dna degli agenti e della maggioranza dei Gruppi agenti. La posizione di forte contrarietà da parte di Sna verso le decisioni adottate nei tavoli di trattativa dedicati al rinnovo degli integrativi come gli accordi di fedeltà, anzi di iper-fedeltà della rete agenziale alla mandante in cambio di premi di produttività (finalizzati piuttosto a spostare sul piano della variabilità la remunerazione della rete) i patti trilateri riguardanti la facoltà unilaterale della compagnia di utilizzare la sede agenziale, anche se di proprietà dell’agente, in caso di scioglimento del mandato, le intese sull’incasso diretto dei premi da parte delle compagnie, la rinuncia alla libera titolarità dei dati della clientela, non era vista di buon occhio dai partecipanti ai congressi in quanto possibile motivo di conflittualità con le rispettive mandanti. “Ora invece - ha detto Demozzi - gli agenti non accetterebbero più tesi spericolate come quelle che andavano di moda alcuni anni fa, secondo cui si sarebbe ottenuto di più con una partita a golf con i manager di compagnia che con qualsiasi picchetto sindacale. Gli agenti - ha aggiunto Demozzi - non si sentono deboli e sottomessi alle mandanti come nel passato e non considerano più vetero sindacalisti i rappresentanti sindacali, anzi hanno capito che esiste soltanto lo Sna per contrastare lo strapotere delle compagnie. … È pur vero che l’agente è una formica quando è solo, ma mille formiche insieme mettono in fuga l’elefante che li minaccia e il Sindacato, sostenuto dalle tante formichine che lo compongono” ha ottenuto giustizia dall’Antitrust quando nel 2014 ha posto fine alle azioni poste in essere dalle 7 sorelle in tema di restrizione delle libertà professionali previste dalle norme di settore… La nostra visione del plurimandato consiste nel trovare la soluzione giusta alle esigenze della clientela acquisendo più mandati diretti, o attraverso la collaborazione individuale con altri intermediari iscritti al Rui, o mediante la collaborazione mediata dal Gaa con altri intermediari”.
Gli agenti sono centrali nella distribuzione assicurativa italiana, tanto è vero che intermediano ancora il 74% del ramo danni e l’85% del ramo auto, nonostante la chiara volontà delle compagnie di disintermediare il mercato. “Dopo dieci di investimenti ingenti da parte dei marchi dominanti, ha proseguito il Presidente Demozzi - la quota delle dirette e dei comparatori non supera l’8% della raccolta e sempre più spesso le imprese sono costrette a lavorare al di sotto del margine industriale pur di frenare l’arretramento registrato nell’ultimo anno. Inoltre è ormai chiaro che attraverso Internet non si colloca una sola polizza e che il cliente cosiddetto ibrido è una invenzione delle compagnie praticamente non riscontrabile in natura”.
Il caso del Portogallo è emblematico laddove a fronte di una popolazione di 10 mln di abitanti, si contano ca. 20 mila agenti e Allianz a fronte di 16-17 mila agenti che operano in Italia che conta 60 mln di abitanti. Ne consegue che la moria profetizzata dai soliti pessimisti non ha alcuna motivazione “naturale” e rientra semplicemente nel perimetro delle strategie dell’industria assicurativa italiana. Inoltre Allianz non ha alcuna difficoltà nell’affermare che in Portogallo l’unico modo per fare polizze è passare attraverso l’intermediario professionale, cioè l’agente, mentre si vorrebbe che in Italia la scelta della multicanalità sia la derivazione diretta di una esigenza proveniente dal mercato. Un’esigenza fantasiosa che non trova riscontro nella realtà.
“Ma non è con la con la paura verso proprio futuro che si governano i nostri interessi - ha concluso Demozzi - quanto piuttosto con la consapevolezza che siamo indispensabili oggi e lo saremo anche domani. Il mercato è sì un mondo di lupi, ma i lupi sono le compagnie perché tentano in ogni modo di tagliare l’intermediazione, convinte come sono di poterne fare a meno. Dal momento che anche le formiche nel loro piccolo di incazzano, teniamo duro e riscopriamo l’orgoglio di essere incazzati”.
Roberto Bianchi

4 commenti

  • Mario
    Mario Lunedì, 30 Ottobre 2017 21:22 Link al commento

    grande presidente! continua così!

  • Matteo Alberto
    Matteo Alberto Domenica, 29 Ottobre 2017 09:57 Link al commento

    Ai colleghi che hanno sospeso i versamenti al FONAGE, a quelli che accettano il POS direzionale per risparmiare sulle spese bancarie, a quelli che pensano ancora che sia meglio pietire davanti alla porta del direttore che alzare la voce con il sindacato, chiedo se pensano di aver migliorato qualcosa iscrivedosi a Anapa?

  • Aldo
    Aldo Sabato, 28 Ottobre 2017 17:51 Link al commento

    Quello che le compagnie chiamano il mercato cioè i clienti non hanno mai voluto polizze digitali che non si vedono non si leggono e non si toccano, non hanno mai voluto rapporti diretti con grandi colossi assicurativi che rispondono con call center albanesi o polacchi e non conoscono cosa significa la relazione fiduciaria. Questi sono i desiderata dei manager non certo dei clienti

  • Enzo
    Enzo Sabato, 28 Ottobre 2017 17:33 Link al commento

    Auspicabile che anche Ulivieri Cirasola e Congiu leggano questo interessante articolo... firmato Enzo che non perde mai la speranza

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