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Le solite promesse non mantenute dei falsi salvatori della patria In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL

Il lavoro degli agenti di assicurazione è frenetico al punto tale che l’urgenza finisce inesorabilmente per schiacciare l’importanza. Cosicché le notizie spesso superflue che dobbiamo immagazzinare quotidianamente allo scopo di fornire risposta alle necessità immediate, prendono il posto dei fatti salienti il cui ricordo svanisce dalla nostra mente come un testo colpito da virus che precipita dallo schermo del pc verso il nulla informatico.
Cercherò quindi di far girare un antivirus allo scopo di recuperare alla nostra memoria gli intenti espressi con grande enfasi dal bonsai associativo, il quale proponeva innanzitutto “… un nuovo modello di fare associazionismo e negoziazione in modo da esprimere una rinnovata autorevolezza nel coniugare trattative industriali di primo e secondo livello…” per superare una volta per tutte “…la storica dicotomia tra sindacato/gruppi…“.
Enzo Sivori, Presiedente degli agenti Unipol “storici”, dopo soli 18 mesi di permanenza nel sodalizio in veste di responsabile dei rapporti con i Gruppi agenti, spiega le proprie dimissioni con il mancato raggiungimento dei principali obiettivi politici: deludente stato della trattativa con l’Ania per il rinnovo dell’Ana, scarsa autorevolezza nei confronti delle mandanti, errato atteggiamento tenuto durante la trattativa per la messa in sicurezza del Fondo Pensione Agenti, disaccordo sul negoziato con la Triplice sindacale per il rinnovo del CCNL.
Insomma i capisaldi del pensiero anapino si sono sciolti come ghiaccio al sole, rivelando che i problemi non si risolvono con le dichiarazioni ad effetto. È il caso della volontà sbandierata già nel 2012 di portare a casa nel più breve tempo possibile il rinnovo dell’Accordo Nazionale Agenti Imprese, rimasto ancora al palo non certo a causa della presunta intransigenza vetero-sindacale del nostro Presidente nazionale Claudio Demozzi, ma semplicemente perché finora non si sono verificate le condizioni ambientali necessarie al riavvio del negoziato. Cinque anni in cui sono state sparate su questo argomento raffiche di parole ad altezza d’uomo per marcare differenze ideologiche rispetto allo Sna e giustificare la propria esistenza, ma che non hanno prodotto alcun effetto concreto.
Caso analogo quello del CCNL Anapa dei dipendenti di agenzia, una trattativa di primo livello che è costata un occhio della testa agli agenti che lo hanno applicato. Per paradosso, quel contratto nazionale è scaduto già da due anni, dopo un solo anno di vigenza e il suo rinnovo, al di là delle dichiarazioni rilasciate nel 2014 a proposito del preteso senso di responsabilità dell’associazione minoritaria nel firmarlo, è in alto mare e, quando sarà finalmente ri-siglato, costerà ancora tanto allo sparuto gruppo di agenzie che lo adottano. E dire che Alessandro Lazzaro, quando era ancora impegnato in Anapa, dichiarava che non rinnovare il contratto di lavoro dei dipendenti di agenzia alla sua naturale scadenza faceva perdere di credibilità la categoria agenziale. Cosa vera, a quanto pare, soltanto per lo Sna in procinto di rinnovare il proprio, utilizzato dalla quasi totalità degli agenti e scaduto da pochi giorni dopo essere rimasto in vigore per tre anni. Un rinnovo che avverrà tempestivamente e nella piena consapevolezza dello stato di grave crisi della redditività agenziale. Anche in questo caso possiamo sostenere che da una parte si fanno solo chiacchiere gettate al vento, dall’altra fatti concreti.
Vogliamo parlare ancora di trattative di primo livello, per esempio di risanamento del Fondo Pensione Agenti? Fin dal primo momento l’associazione di Cirasola ha fiancheggiato l’Ania sempre con la solita scusa di fare appello al proprio senso di responsabilità, poi quando lo Sna ha effettivamente salvato il Fondo mediante una prolungata azione di forza a tutela degli iscritti, è partita un’azione congiunta messa in atto da Anapa e da alcuni Gaa di sviamento dei capitali accantonati e dei versamenti annuali destinati al Fonage verso PIP aziendali che peraltro forniscono prestazioni di gran lunga inferiori rispetto alla previdenza integrativa garantita dal Fondo Agenti. Come a dire che prima si dichiara di voler salvare il Fondo pensione facendo alleanza con le compagnie e poi, quando viene risanato grazie all’attività sindacale di Sna si cerca di smantellarlo invitando gli iscritti ad abbandonarlo in massa.
Oppure dichiarare che i compensi degli amministratori di Fonage vanno diminuiti in proporzione ai tagli disposti dal Commissario straordinario alle rendite attuali e future dei soci e poi non presentarsi all’Assemblea mandando in minoranza la componente in quota agenti e consegnando le decisioni alla componente in quota Ania.
Parliamo della collaborazione tra intermediari iscritti al Rui? Quando lo Sna di Tristano Ghironi ottenne il divieto di apporre clausole di esclusiva nei mandati di agenzia, Vincenzo Cirasola rivendicava la primogenitura ideologica delle collaborazioni come giusta via da contrapporre al plurimandato per la maggiore indipendenza della categoria salvo poi, quando Claudio Demozzi le ha conquistate davvero in Parlamento, avere la faccia tosta di sostenere che il provvedimento del Governo Monti avrebbe generato una situazione da Far West nel mercato e trasformato tutti gli agenti in subagenti, alterandone così la vera natura. Sempre lo stesso stile: prima propaganda in una direzione, poi azioni filo-aziendali in un senso contrario agli interessi degli agenti che le collaborazioni se le tengono strette a dispetto di Anapa e le utilizzano tutti i giorni.
E non c’è dubbio che anche all’interno qualcuno si deve essere accorto di questo andazzo poco rassicurante. Lazzaro, già presidente del Ga AXA, co-fondatore e vice presidente vicario di Anapa, dichiarava a suo tempo: “Io credo che il progetto originario di Anapa, basato su una forte interazione tra i gruppi agenti, sia ancora un modello valido così come lo è in altri paesi europei che, per cultura, sono a noi più vicini. Ma questa interazione, a parte alcune rare eccezioni, non mi pare che a oggi si sia realizzata come nelle intenzioni”.
Fuori anche Nicola Picaro presidente del Ga Unipol Sai, fuori due altri soci fondatori come Pierangelo Colombo Presidente del Ga Aviva e Silvano Rinaldi del Ga Reale Mutua, a dimostrazione che qualche testa pensante c’era all’interno di Anapa e proprio per questo se n’è andata. Riteniamo proprio perché lo stesso superamento della “dicotomia tra sindacato/gruppi” altro non era se non uno slogan, mentre l’idea della rappresentanza generalista di natura federale o federativa dei Ga mirava in realtà soltanto alla frantumazione del fronte sindacale. La creazione di un nuovo soggetto politico a vocazione spiccatamente personalistica, fatto su misura sulla sagoma del suo leader maximo era a sua volta orientato a indebolire lo Sna e non già a conquistare maggiore autorevolezza nei confronti delle mandanti come sbandierato ad ogni piè sospinto, dal momento che l’autorevolezza che non si conquista svolgendo il ruolo i fiancheggiatori sistematici della controparte istituzionale.
Vedete che l’antivirus della memoria funziona e riporta alla luce tante verità che sembravano dimenticate. Un esercizio, quello di resettare periodicamente il nostro cervello e di riempirlo di nuovo delle sole verità comprovate dai fatti, cui dovremmo dedicarci più spesso, allo scopo di impedire ai soliti noti di trarci in inganno millantando crediti di cui non godono.
Roberto Bianchi