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Fata Assicurazioni revoca, ma il CTU del Tribunale di Vercelli dichiara l’infondatezza della giusta causa. Intervento del Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi In evidenza

Fata Assicurazioni revoca, ma il CTU del Tribunale di Vercelli dichiara l’infondatezza della giusta causa. Intervento del Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi

MILANO - Dopo la nota negativa riguardante la decisione adottata da ITAS di attivare l’incasso diretto dei premi della clientela, intendiamo chiudere l’anno con una notizia di segno opposto in quanto favorevole al collega della Fata Ass.ni vistosi revocare sei anni fa per giusta causa dalla mandante a seguito di un ammanco di cassa dichiarato insussistente in sede giudiziaria. Il Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Vercelli dichiara infatti nella sua Relazione di consulenza tecnica che “… non sono emersi ammanchi o sottrazioni di denaro riferibili a premi incassati dall’agente…” in quanto “… si ritiene di poter ricondurre il debito di cassa, riscontrato al momento dell’ispezione… a storni provvigionali…”, peraltro collegati alla disdettabilità delle polizze poliennali introdotta da Bersani e quindi, secondo l’interpretazione sindacale, non dovuti alla mandante.
Ma veniamo ai fatti: al termine della visita amministrativa effettuata da Fata nei giorni 28-30 settembre 2011, l’ispettore registrava a foglio cassa un consistente addebito riferito a storni provvigionali ex lege Bersani che determinava una sofferenza a carico dell’agenzia e di conseguenza mandava in rosso il conto corrente separato agenziale. A seguito di tale stato di “illiquidità” dell’agente, la compagnia lo revocava per giusta causa, provocando probabilmente un grave danno di immagine e patrimoniale per lucro cessante e per danno emergente derivanti dalla perdita improvvisa del mandato.
È fondamentale riassumere in breve le motivazione che hanno indotto il Ctu a dichiarare “… l’insussistenza di sottrazioni e/o ammanchi sui conti separati riferibili a premi pagati all’agente e, quindi, l’infondatezza della revoca del mandato agenziale per giusta causa operata dalla Compagnia…”. Prima di tutto perché la natura stessa del “… debito di cassa rilevato dalla Compagnia mandante…” ovvero la corrispondente crisi finanziaria dell’agenzia sono “… da ascriversi al riaddebito degli storni provvigionali…” e non già all’omesso o parziale versamento sul conto corrente separato dei premi incassati dall’agente, risultato attivo a suo favore per qualche centinaio di euro al momento della verifica.
Secondariamente, ma non di minore importanza perché la scelta di riportare a foglio cassa gli importi relativi agli storni provvigionali, come prevede il software gestionale della compagnia, è un’operazione espressamente contraria all’art. 117 del Regolamento n. 5 e alle disposizione Ivass in quanto va a impattare sul conto separato e non sul conto gestionale di agenzia. Il Ctu dichiara esplicitamente che il rappresentante in procedimento di Fata sembra “… non aver correttamente recepito…” le indicazioni fornite dell’Istituto di Vigilanza nella lettera al mercato del 6 novembre 2017 in tema di separazione patrimoniale. Il Regolatore prescrive infatti che è escluso l’addebito da parte delle compagnie di partite non assicurative (Pna) sul conto corrente separato dell’agenzia.
“A titolo esemplificativo, ma non esaustivo - chiarisce Ivass - sono da considerarsi partite non assicurative: le rate di rivalsa; il canone di affitto dei locali; le utenze; la cassa di previdenza, la quota di iscrizione al Gruppo aziendale agenti” e i ristorni provvigionali aggiungiamo noi, come afferma da anni lo Sna, stavolta confortato dal Consulente del Tribunale di Vercelli. Ma se l’addebito a foglio cassa effettuato da diverse compagnie costituisce una violazione delle norme di settore, cosa accadrebbe se un’intera rete agenziale concedesse alla propria mandante di prelevare autonomamente il denaro dal conto separato di agenzia? Pensate quanti addebiti impropri, quante compensazioni provvigionali su partite contestate, quante rivalse, quanti storni sarebbero prelevati automaticamente dalla mandante ai singoli agenti, ipse facto passibili di giusta causa per ammanco di cassa, se non in grado di ripianare il debito in tempo reale.
Nell’ipotesi inoltre che i singoli agenti dovessero operare in regime di plurimandato o in collaborazione con altri intermediari iscritti al Rui, il prelievo forzato dal conto corrente separato di agenzia da parte di una compagnia creerebbe inevitabilmente effetti finanziari a catena anche negli altri rapporti, cosicché le revoche per giusta causa potrebbero essere più di uno contemporaneamente.
“Quella del collega di Vercelli – dichiara il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi - è l’ulteriore dimostrazione di come un uso massivo e molte volte scorretto delle Pna, che vengono inserite a foglio cassa dalla compagnia anziché essere regolate a parte (pagate cioè dal conto gestionale dell’agente), possa provocare gravi danni agli Agenti, non sempre consapevoli della pericolosità di simili procedure. Ci sembra persino monotono, - aggiunge Demozzi - ma evidentemente necessario alla luce dei fatti, ribadire che l’agente non dovrebbe mai concedere libero accesso al conto corrente separato di agenzia per l’effettuazione di prelievi da parte delle imprese, pena il rischio di vedersi addebitare importi, a volte non dovuti come nel caso del collega Fata, che potrebbero creare sbilanciamenti finanziari di portata imprevedibile. Tanto più in quanto è stato chiarito una volta per tutte dall’Antitrust che il conto separato può essere unico a libera scelta del titolare e a prescindere dal numero di mandati o di collaborazioni in atto. Soltanto l’agente deve poter decidere cosa versare, quando farlo e a chi, dal momento che scelte diverse metterebbero in discussione la libertà di impresa degli agenti e porrebbero in atto condizioni perverse potenzialmente capaci di minare alla radice l’equilibrio finanziario delle singole agenzie o dell’intera rete agenziale nel caso di firma di un accordo aziendale in tal senso tra impresa e rispettivo Gaa”.
Roberto Bianchi