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Polizze Index Linked spacciate dalla banca per prodotti senza rischi. Il Tribunale di Taranto condanna l'istituto di credito al rimborso In evidenza

Polizze Index Linked spacciate dalla banca per prodotti senza rischi. Il Tribunale di Taranto condanna l'istituto di credito al rimborso

MILANO - Ci sono voluti quasi dieci anni ma alla fine il Tribunale di Taranto ha dato ragione ad un cliente di un istituto di credito che aveva a suo tempo sottoscritto una polizza Index Linked spacciata per polizza Vita. L'azione giudiziaria era stata promossa dagli avvocati Antonio Tanza, Vincenzo Laudadio e Serena Camboa dell'Adusbef, agguerrita associazione di consumatori divenuta famosa anni fa per la battaglia contro l'anatocismo.  Il cliente bancario si è visto così riconoscere il diritto al rimborso delle somme versate per l’acquisto della polizza. Il giudice ha infatti dichiarato risolto per grave inadempimento il contratto sottoscritto tra il consumatore, la banca intermediaria e la società emittente il prodotto finanziario.
La vicenda prende il via nel 2007 quando il consumatore si reca presso lo sportello bancario per chiedere consiglio circa un investimento privo di rischi. Il funzionario lo orienta verso un prodotto assicurativo innovativo - a suo dire - (una polizza Index Linked, appunto), dal buon rendimento, a premio unico (100.000 euro). Di lì a poco però la polizza perde valore in ragione di alterne vicende dei mercati finanziari. Il consumatore, non ottenendo ragionevoli e plausibili spiegazioni allo sportello bancario, si rivolge immediatamente all’Adusbef, scoprendo che quanto sottoscritto non aveva i connotati di una polizza Vita quanto quelli di un cosiddetto prodotto finanziario complesso. Di lì il mandato per l’azione giudiziaria.
Dopo una infinita serie di udienze, finalmente il giudice accoglie la domanda dei legali Adusbef, dichiarando risolto il contratto e condannando la banca e la società emittente a risarcire il risparmiatore della somma investita al netto degli utili conseguiti negli anni, pari a circa 90.000 euro, su tre distinti presupposti. Il primo: la polizza Index Linked, spacciata per polizza Vita in realtà era uno strumento finanziario composto da un titolo obbligazionario emesso da una terza banca straniera e da un derivato emesso da una quarta società; il secondo: il rischio, elemento tipico del contratto assicurativo, non era parte del contratto, né era a carico dell’assicuratore, ma era posto esclusivamente a carico del risparmiatore, in violazione dei principi di trasparenza, buona fede contrattuale e assenza di causa negoziale; il terzo: emittente ed intermediario, trattandosi di materia finanziaria, sottoposta alle norme del Testo unico finanza, avevano omesso di informare in modo esaustivo, chiaro e completo il cliente del contenuto del contratto.
Luigi Giorgetti