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Se non sono proprio balle quelle raccontate dalle compagnie, si tratta per lo meno di verità aumentata In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE DI SNACHANNEL

Qualche giorno fa ho letto che dopo una sola settimana di lavoro, un robot umanoide è stato “licenziato” dal suo posto di impiegato in un supermercato di Edimburgo dove aveva il compito di accogliere i clienti e di indirizzarli agli scaffali su cui erano esposti i prodotti ai quali erano interessati. Pochi giorni ed è stato chiaro che gli algoritmi non sanno lavorare con le persone e nel contempo che queste desiderano avere a che fare con altri esseri umani anziché con l’intelligenza artificiale di una macchina, sia pure dotata di un nome umano come Fabio.
Mentre un dipendente in carne ed ossa riesce a gestire 12 clienti ogni 15 minuti, Fabio riusciva a seguirne a fatica due e male.
Il giorno successivo ho letto un’altra notizia, ancora più sconcertante della precedente: negli Stati Uniti una vettura Tesla Model S della casa automobilistica Elon Musk mentre procedeva in modalità autopilot si è incastrata sotto la zona posteriore di un automezzo dei pompieri. L’autovettura viaggiava alla velocità di 65 miglia all’ora e solo per un puro caso nessuno si è fatto del male, ma nel luglio del 2016 un altro esemplare identico aveva provocato in Florida un incidente mortale schiantandosi contro un Tir che procedeva in senso inverso e che stava svoltando a sinistra. La telecamera dell’auto aveva confuso il bianco della fiancata del mezzo pesante con il colore del cielo rannuvolato e pertanto, non rilevando l’ostacolo, non aveva attivato il sistema di frenata automatica, provocando così la morte del guidatore, un ex marine che si era fatto prendere la mano dalla magia della modernità distraendosi, guarda caso, con un film del magico Henry Potter proiettato sullo schermo del cruscotto. General Motors dal suo canto, ha annunciato che soltanto nel mese di settembre dell’anno scorso, 6 autovetture Chevrolet Bolt dotate di Cruise Automation a guida autonoma sono state coinvolte in altrettanti incidenti per fortuna senza danni alle persone.
L’elemento di connessione tra le due notizie che sembrano così lontane tra loro sta nel fatto che la rivoluzione tecnologica da un lato e le nuove modalità di guida dall’altro, sono i tormentoni propinati ogni giorno dai nostri manager 4.0. Se non ti adegui all’innovation tecnology sei vecchio e finirai presto per essere espulso senza pietà dal mercato. Nel contempo, se non ti rendi conto che la responsabilità civile auto si sta spostando dai singoli clienti verso le case costruttrici e i grandi fornitori di software ti troverai senza portafoglio, essendo il comparto auto, ancora oggi, la parte più rilevante del montepremi di agenzia.
Tutto vero?
No, eppure non sono neanche balle in senso stretto. Si tratta piuttosto di realtà aumentata, come quella dei Pokemon Go. Si tratta cioè di un forte arricchimento della percezione sensoriale degli agenti mediante informazioni manipolate, affinché qualcosa di affascinante e insieme fantascientifico venga vissuto come imminente o addirittura odierno. Vediamo allora cosa sta dietro l’abilità dimostrata finora dalle compagnie nel mostrare che la digitalizzazione è la risposta all’esigenza di connessione permanente del consumatore e che il mercato auto sta per sfuggire di mano agli agenti a causa dei nuovi scenari determinati dall’evoluzione dell’industria automobilistica, dalle modalità di possesso condiviso delle auto e dagli stili di utilizzo delle vetture.
Dietro c’è la consapevolezza che, soprattutto nella grande distribuzione cui è assimilabile il mercato assicurativo, i bisogni si creano anche quando non esistono, innanzitutto generando il desiderio che sta alla base dell’emozione la quale, a sua volta, induce ad acquistare qualcosa, a condividere un’idea, ad abbandonare una consuetudine. La giustificazione razionale viene dopo e serve soltanto a validare la scelta già fatta con la pancia. Per rimuovere gli elementi dissuasori è sufficiente creare il senso di urgenza, un’altra delle chiavi di successo per coloro che intendono imporre un bisogno taroccato.
È evidente che le compagnie stanno lavorando, con investimenti ingenti, per creare nel consumatore il bisogno di un “nuovo approccio interconnesso” nel rapporto tra fabbrica prodotti e cliente allo scopo di marginalizzare gli agenti professionisti nella distribuzione del servizio assicurativo. Lavorano nel contempo per generare negli agenti il bisogno di adeguarsi con urgenza alla relazione diretta tra impresa e assicurato per non rimanere fuori dai giochi nello scenario futuro. Nel contempo, allo scopo di aumentare la paura - altra leva di condizionamento di rara efficacia - di non essere adeguati e di indurre l’urgenza di adeguarsi al nuovo senza troppo riflettere, sostengono il tentativo delle case automobilistiche e delle grandi softwarehouse di mostrare la loro realtà amplificata dedicata a generare nei possibili acquirenti il bisogno di beneficiare dei vantaggi derivanti dalla cosiddetta “nuova normalità”. Come se la guida autonoma, le car robot, l’intelligenza artificiale e addirittura le auto volanti, fossero strumenti già pronti all’utilizzo immediato.
La verità? Gli algoritmi contenuti nei macchinari elettronici non riusciranno mai a sostituire il servizio di prossimità offerto dagli agenti sul territorio, prova ne è non soltanto il licenziamento dell’androide Fabio dal supermercato scozzese, ma anche la quota di mercato delle dirette e dei motori di ricerca che contano in Italia meno dell’8% del mercato.
Ma veniamo al grande cambiamento nella mobilità che si annuncia, almeno a parole, capace di condizionare anche gli assetti del mercato Rcauto, a causa dello spostamento del rischio dagli utilizzatori finali alle case costruttrici che vendono auto complete di programmi informatici. Le società di ricerca specializzate ci informano che tra 20 anni su 2 miliardi di mezzi circolanti nel mondo, soltanto 30 milioni saranno dotate di guida autonoma, ovvero meno dell’1,5 % del parco totale circolante. Quanto ai nuovi stili condivisi di utilizzo delle vetture, gli stessi analisti rendono noto come la mobilità urbana a noleggio (il car sharing) interessa oggi più o meno 150.000 auto che tra dieci anni saranno diventate 450.000, cioè zero virgola rispetto al totale delle auto in circolazione nel mondo che in quel momento saranno 1 milione e mezzo di unità.
Un capitolo a parte meriterebbe poi il fenomeno, in assoluta controtendenza, costituito dai tanti super-manager e studiosi che si scagliano contro l’hi-tech i cui rischi potenziali derivanti da hackeraggio, catastrofi naturali, sabotaggio terroristico sembrano incontrastabili e nel contempo contro il pericolo di dipendenza sociale dalla tecnologia che pregiudica la qualità delle relazioni interpersonali soprattutto nei cosiddetti “nativi digitali”.
Lo Sna, come sostiene il nostro Presidente Claudio Demozzi, “non è contrario alla tecnologia, ma all’utilizzo distorto che ne potrebbe essere fatto per ingabbiare la creatività, per comprimere le facoltà di scelta, per costringere gli agenti dentro recinti sempre più stretti e vincolanti che ne ostacolerebbero la crescita professionale e imprenditoriale”.
Attenzione quindi cari ambasciatori digitali, non rendetevi complici del tentativo di creare bisogni e urgenze alterati nella categoria che rischia, come effetto collaterale, di schiantarsi mortalmente sull’innovazione a tutti i costi, come ha fatto l’ex marine contro la fiancata del Tir.
Roberto Bianchi

5 commenti

  • Libero
    Libero Lunedì, 05 Febbraio 2018 22:34 Link al commento

    no no Bianchi, non è solo realtà aumentata sono anche balle

  • Sandokan
    Sandokan Domenica, 04 Febbraio 2018 17:00 Link al commento

    sottoscrivo ogni parola! devono smetterla di prenderci per il c.... e lasciarci lavorare nel rispetto della nostra professionalità e dei diritti dei nostri clienti

  • franco
    franco Sabato, 03 Febbraio 2018 23:35 Link al commento

    Un gran bell'articolo! Il giusto sta sempre a metà, alla faccia dei vecchi e dei nuovi. Il giusto sta nella professionalità, alla faccia dell'accelerazione della storia. Il giusto sta nel giusto, semplice!

  • Massimiliano Pro
    Massimiliano Pro Sabato, 03 Febbraio 2018 23:00 Link al commento

    Bellisismo finalmente è anni che lo scrivo nei gruppi di marketing assicurativo, il problema vero invece è che molti agenti credono a quello che gli propinano

  • mario veneziani
    mario veneziani Venerdì, 02 Febbraio 2018 16:34 Link al commento

    caro ROberto sempre puntuale e preciso nel cogliere quella realta' che la maggior parte dei colleghi fa finta di non vedere

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