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Come impedire che quando la compagnia fa il botto, le indennità di fine mandato vadano in fumo. L'esempio di iniquità normativa In evidenza

Come impedire che quando la compagnia fa il botto, le indennità di fine mandato vadano in fumo. L'esempio di iniquità normativa

MILANO - La notizia che il Commissario Andrea Grosso abbia depositato presso la Cancelleria del Tribunale di Genova il piano di riparto in favore dei creditori della Faro Spa, posta in liquidazione coatta e amministrativa nel 2011 dopo un crac superiore al mezzo miliardo di euro, non desta particolare sorpresa. Fine analoga, in tempi recenti, avevano fatto Arfin, Novit, Progress e questo, in un mercato evoluto che fa la sua naturale selezione, ci può tranquillamente stare.
Ciò che preoccupa gli agenti è semmai la constatazione che insieme alle compagnie se ne vanno in fumo anche le liquidazioni di fine rapporto, maturate nel periodo di collaborazione con l’impresa e finite nel calderone generale dei crediti concorsuali. Non vorrei dilungarmi troppo su questo argomento perché so che i lettori della nostra testata sono più o meno tutti del mestiere e pertanto capiscono al volo di che cosa sto parlando.
Il quesito che si pone è però il seguente: si può fare qualcosa affinché gli agenti non rimangano con un pugno di mosche in mano dopo anni di lavoro?
Non c’è dubbio, si potrebbe ad esempio “valutare l’opportunità che le imprese forniscano all’agente in procinto di acquisire il mandato una fidejussione bancaria a garanzia del debito che la compagnia maturerà nel tempo sotto forma di accantonamenti obbligatori annuali, analoga a quella che gli agenti rilasciano a favore delle mandanti a garanzia degli obblighi economici scaturenti dalla gestione del portafoglio”, ha detto il Presidente Nazionale Sna Claudio Demozzi. Inoltre il legislatore e il regolatore, così attenti alla solvibilità delle imprese di assicurazione, potrebbero richiedere alle compagnie di portare a bilancio il debito maturato di anno in anno nei confronti dei propri agenti, sotto forma di indennità di fine mandato. Anzi, a dire il vero, mi stupisce che non l’abbiano ancora fatto, trattandosi di cifre contenenti diversi zeri e quindi potenzialmente capaci di condizionare l’equilibrio finanziario delle imprese.
Insomma si vorrebbe impedire agli agenti di intermediare il flusso di denaro costituito dai premi dei clienti soltanto perché alcuni di essi, che si contano sulle dita di due mani, sono state hanno commesso irregolarità nella gestione del denaro, mentre non si fa nulla affinché migliaia di colleghi percepiscano la loro legittima liquidazione quando le compagnie fanno il botto. Cosa aggiungere, ci troviamo di fronte all’ennesimo esempio di iniquità normativa che non fa onore al nostro sgangherato Paese e conferma la scarsa attenzione riservata ai diritti degli agenti.
Roberto Bianchi

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