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Nei primi 4 mesi del 2018 i morti sul lavoro sono cresciuti del 9,2%. Claudio Demozzi (Sna): la Triplice smetta di inseguire i fantasmi ! In evidenza

Nei primi 4 mesi del 2018 i morti sul lavoro sono cresciuti del 9,2%. Claudio Demozzi (Sna): la Triplice smetta di inseguire i fantasmi !

MILANO - L’Inail ha pubblicato i dati analitici delle denunce di infortunio con esito mortale e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di aprile di quest’anno: nei primi quattro mesi dell’anno corrente, le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 286 (24 in più rispetto alle 262 dell’analogo periodo del 2017). Si registra purtroppo un incremento pari al +9,2%. L’aumento, a livello nazionale, riguarda i casi avvenuti in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il posto di lavoro, che sono aumentati di 28 unità (da 68 a 96), mentre quelli occorsi sui luoghi di lavoro hanno fatto segnare una lievissima diminuzione: da 194 a 190. Nello stesso periodo, il primo quadrimestre del 2018, si è registrato un aumento di 29 casi mortali (da 230 a 259) nella gestione industria e servizi, mentre in agricoltura i decessi denunciati sono stati tre in meno (da 24 a 21) e nel Conto Stato due in meno (da 8 a 6).
Il fenomeno era già stato evidenziato dal Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi, nella sua relazione al Congresso di Cervia: “Per concludere l’argomento CCNL, permettetemi di richiamare l’attenzione sul rischio di spreco di risorse pubbliche che Fisac (CGIL), First (Cisl) e Uilca (UIL) sembrano voler mettere in atto, sollecitando l’Ispettorato del Lavoro ad effettuare verifiche ispettive presso le aziende-agenziali: “…Auspicano un’attenta istruttoria nei confronti dei datori  di  lavoro  che  applichino  contratti  collettivi  di lavoro non conformi alle normative vigenti, rammentando che nel settore in oggetto e  sul  territorio  nazionale operano circa 12.000 agenzie di assicurazione, con una forza lavoro complessiva, costituita prevalentemente da personale dipendente femminile, di circa 40,000 unità, e di più di 150.000 addetti  complessivi, a cui in parte viene applicato, come noto, un contratto di lavoro sottoscritto con un’organizzazione sindacale assolutamente non rappresentativa dei lavoratori del comparto - Confsal Fesica Fisals  sindacati delle badanti e dei lavoratori stranieri. Tanto si rappresenta per quanto di competenza degli Enti in indirizzo, reiterando la disponibilità per tutto quanto possa occorrere per un profittevole esito dell’attività ispettiva, con richiesta di conoscere le iniziative che si riterrà di assumere in merito”. (Roma, 6 febbraio 2018 – lettera indirizzata all’Isp.Naz.Lavoro – firmato Le Segreterie Nazionali FIRST/Cisl – FISAC/Cgil – FNA – UilCA).
Al di là della scarsa conoscenza del settore che tali OO.SS. dimostrano, ignorando probabilmente che i circa 200.000 addetti (e non 150.000) iscritti alla sezione E del RUI sono per la quasi totalità Lavoratori autonomi e come tali non soggetti al C.C.N.L., c’è da augurarsi che l’Ispettorato del Lavoro si occupi prioritariamente di problemi ben più seri ed urgenti, come ad esempio la sicurezza sul lavoro. È ora di compiere la piena attuazione del Testo Unico su salute e sicurezza sul lavoro, orfano tutt’oggi di numerosi dei tanti decreti attuativi necessari alla sua piena messa in opera. Sono passati dieci anni e, in questo primo scorcio del 2018, le morti sul lavoro sono drammaticamente aumentate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Così come gli infortuni che, spesso, non fanno notizia come le morti. E non si deve dimenticare che il lavoro può ferire come far ammalare. Qualche settimana fa altri due operai edili hanno perso la vita nell’ultimo di una serie impressionante di incidenti mortali verificatisi negli ultimi mesi, portando il totale delle vittime dall’inizio dell’anno a 153. Contro 133 morti nello stesso periodo del 2017.
Sono certo che quando i massimi esponenti del Ministero del Lavoro parlano di “cose concrete da mettere in atto”, si riferiscano a questi temi, non certo ad inseguire qualche agente per contestare un differenziale contributivo, tra il nostro CCNL e quello che vorrebbe la FISAC (Cgil), di qualche decina di euro al mese!”.
La Redazione

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