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È molto semplice: le Poste facciano le Poste e le assicurazioni facciano le assicurazioni. Basta volerlo In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE DI SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE DI SNACHANNEL

La moderna società tecnologica si dibatte tra il liberismo vecchia maniera che piace tanto ai nostalgici del libero mercato i quali rifiutano qualsiasi intervento regolatore e il liberismo attenuato che riconosce allo Stato una funzione regolatrice, ma anche compensativa cosicché quando le imprese guadagnano incamerano gli utili e si appellano alla deregulation mentre, quando perdono, sollecitano l’intervento dello Stato affinché ponga regole alle dinamiche economiche e soprattutto elargisca provvidenze pubbliche per controbilanciare le perdite del privato.
In questa altalena tra il rifiuto delle restrizioni e la loro invocazione si dibatte l’economia contemporanea che delocalizza esportando know-how industriale nei Paesi in via di sviluppo e poi si lamenta quando questi ultimi diventano concorrenti agguerriti, dapprima nei beni di largo consumo e successivamente in tutti gli altri settori. Ecco quindi la recente ricomparsa dei dazi doganali, rivolti anche a quei Paesi che fino a qualche anno prima erano considerati partner strategici, su acciaio e alluminio - e presto perché no sulle automobili e su tutte le merci che potrebbero mettere in difficoltà la produzione interna. Ne consegue che gli antesignani della globalizzazione, quando la conquista dei mercati esteri faceva loro comodo, oggi si schierano paradossalmente contro il libero scambio e rimescolano le carte in tavola ponendo, a difesa dell’esportazione e a danno dell’importazione, misure così arcaiche (la precedente guerra sui dazi è datata 1930) che non si capisce più chi ci guadagna e chi ci perde.
Personalmente mi schiero dalla parte dei sostenitori del liberismo attenuato, sebbene ritenga necessario il controllo pubblico sul mercato sia nei periodi di vacche grasse che in quelli del risanamento e lo faccio per introdurre il tema della concorrenza nel settore assicurativo. 
Le compagnie vogliono estendere la multicanalità a qualunque distributore e nel contempo legano a sé le reti agenziali mediante accordi integrativi che fanno rientrare dalla finestra l’esclusiva messa alla porta da leggi e direttive. La funzione del regolatore è quindi necessaria affinché garantisca il rispetto delle norme di settore e faccia in modo che tutti gli operatori abbiano a disposizione le stesse opportunità, senza alcuna eccezione per gli intermediari non professionali che oggi in realtà sfuggono alla maggior parte dei dettami stringenti imposti ai professionisti.
Le imprese paventano i pericoli incombenti sull’equilibrio del sistema assicurativo in dipendenza della piena applicazione del plurimandato e dall’allargamento a tutti gli agenti delle collaborazioni tra intermediari iscritti al Rui e dichiarano in ogni consesso pubblico la centralità del canale agenziale nelle strategie industriali sapendo di non dire la verità. Ma l’Ania non si pone neppure il dubbio che la scelta di Poste Italiane di operare massicciamente nel ramo danni e nel ramo auto con i suoi 13.000 sportelli possa destabilizzare gravemente il mercato italiano e spazzare letteralmente via la categoria degli agenti che intermediano la grande maggioranza del mercato assicurativo di massa alimentato proprio da quei clienti cui si rivolgeranno le Poste.
In questo contesto il ruolo dello Stato, invocato a gran voce dallo Sna, è fondamentale perché a Poste Italiane sia fatto obbligo di assicurare la fornitura, sostenibile e di qualità, del servizio universale consistente nel garantire ai cittadini la regolare circolazione della corrispondenza, secondo molte fonti largamente penalizzata in Italia rispetto ad altri Paesi. La stessa Comunità Europea invita infatti “… gli Stati membri e la Commissione a monitorare la fornitura di servizi postali quale servizio pubblico”, anche quando le Poste attingano a “entrate provenienti da attività commerciali non connesse al servizio universale…” per garantire, in termini di “… velocità, scelta e affidabilità dei servizi” la fornitura ottimale di attività postali vere e proprie. 
Mi sia pertanto consentita una sana dose di corporativismo categoriale nell’affermare che i consumatori non sentono alcuna esigenza di rivolgersi a sportellisti postali de-professionalizzati per comprare servizi assicurativi a basso livello di protezione come se acquistassero francobolli. Non ne trarrebbero alcun vantaggio e si metterebbero nelle mani di personale che forse è competente nel fare altro, ma che di polizze non ne sa nulla e ciascuno di noi è consapevole del fatto che per diventare buoni assicuratori ci si impiega una vita. Ancora una volta il tentativo maldestro di trasformare le polizze assicurative, che dovrebbero assolvere a un’elevata funzione mutualistica e in definitiva sociale, in banali strumenti di raccolta del denaro di clienti “analfabeti” assicurativi che acquistano con la pancia senza sapere bene cosa e poi non denunciano sinistri perché dimenticano di avere sottoscritto un contratto oppure, anche quando se lo ricordano, non trovano presso gli sportelli bancari il servizio di assistenza post vendita di cui hanno bisogno per far valere i propri diritti come avviene, al contrario, all’interno di qualsiasi agenzia assicurativa.
Andatevi a leggere i commenti dei cittadini a proposito delle polizze acquistate presso gli uffici postali per capire quanto sarebbe meglio che le Poste facciano le Poste e non si improvvisino assicuratori.
Roberto Bianchi

4 commenti

  • chicco
    chicco Venerdì, 29 Giugno 2018 09:41 Link al commento

    Quello che vado scrivendo da anni nei vari blog... con l'aggiunta di "e che le banche facciano le banche".

  • Antonio
    Antonio Giovedì, 28 Giugno 2018 13:16 Link al commento

    Caro Roberto,
    come sempre esprimi una valutazione, completa, esaustiva nonché semplice per la lettura che, arrivi a tutti.
    Bravo come sempre.
    Antonio

  • Giulio
    Giulio Giovedì, 28 Giugno 2018 13:13 Link al commento

    Ancora una volta il tentativo maldestro di trasformare le polizze assicurative, che dovrebbero assolvere a un’elevata funzione mutualistica e in definitiva sociale, in banali strumenti di raccolta del denaro di clienti “analfabeti” assicurativi che acquistano con la pancia senza sapere bene cosa e poi non denunciano sinistri perché dimenticano di avere sottoscritto un contratto oppure, anche quando se lo ricordano, non trovano presso gli sportelli bancari il servizio di assistenza post vendita di cui hanno bisogno per far valere i propri diritti come avviene, al contrario, all’interno di qualsiasi agenzia assicurativa.
    Andatevi a leggere i commenti dei cittadini a proposito delle polizze acquistate presso gli uffici postali per capire quanto sarebbe meglio che le Poste facciano le Poste e non si improvvisino assicuratori.
    Questo passaggio riassume il pensiero cruciale di migliaia di agenti e PROFESSIONISTI veri!!!

  • Sandokan
    Sandokan Giovedì, 28 Giugno 2018 12:24 Link al commento

    semplice, come spesso i tuoi ragionamenti, troppo semplici, troppo chiari, troppo coerenti per essere compresi da tutti, specie da chi siede al vertice di grandi compagnie e si fa offuscare la vista dai troppi miliardi di euro

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