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Poste Italiane e il Fondo immobiliare Obelisco. La SGR svaluta le quote del 98%. Demozzi (Sna): la politica dovrebbe intervenire con forza In evidenza

Poste Italiane e il Fondo immobiliare Obelisco. La SGR svaluta le quote del 98%. Demozzi (Sna): la politica dovrebbe intervenire con forza

MILANO - Quanti hanno avuto la buona sorte di non sottoscrivere le quote del fondo immobiliare Obelisco, forse ricorderanno vagamente la vicenda. Chi, di contro, venne incoraggiato ad acquistare le quote di tale strumento (magari presso uno sportello delle Poste Italiane) deve oggi fare i conti con una delle più grandi disavventure finanziarie degli ultimi anni. Era il lontano 28 aprile 2005 e l'allora consiglio di amministrazione di Investire Immobiiliare SGR decideva di collocare sul mercato dei risparmiatori un fondo di investimento alternativo immobiliare chiuso, denominato "Obelisco". Il Regolamento ebbe la regolare autorizzazione della Banca d’Italia (Governatore di allora era Antonio Fazio, dimessosi poi dalla carica il 19 dicembre del 2005 travolto da una inchiesta della magistratura). La durata originaria del Fondo era di dieci anni (scadenza 31 dicembre 2015), oltre un eventuale periodo non superiore a tre anni per completare lo smobilizzo degli investimenti. Anche (e soprattutto) presso gli sportelli delle Poste Italiane vennero collocate quote dal valore nominale di 2.500 euro cadauna e nelle casse del fondo affluirono ben 217 milioni di euro. Nel novembre del 2014, visti i conti palesemente deficitari, il consiglio di amministrazione della SGR decise di estendere la durata del fondo di tre anni, portando la nuova scadenza  al 31 dicembre 2018.
All'approssimarsi della data di fine 2018 arriva la nuova doccia fredda. Con una nota Investire SGR comunica che a causa di un "atteggiamento opportunistico degli operatori sul mercato immobiliare" è stata necessaria "una forte svalutazione degli immobili" in portafoglio al fondo Obelisco chiamato a liquidare le quote inderogabilmente a fine anno. Il fondo, collocato principalmente da Poste Italiane nel 2005, paga una perdita di circa il 98% del proprio nominale iniziale. Secondo i dati pubblicati nella relazione semestrale del fondo, infatti, il valore viene di fatto ridotto a poco più di 3 milioni di euro. Dagli iniziali 250 milioni di euro. In parole semplici - salvo miracoli - quanti ebbero a sottoscrivere nel 2005 una quota minima da 2.500 euro si vedranno restituire (forse) una quarantina di euro.
"Qualcuno immagina - commenta il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi - che gli sportelli postali costituiscano una valida garanzia per il consumatore contro i comportamenti discutibili della distribuzione assicurativa e finanziaria, ma evidentemente si sbaglia di grosso. Questo è solo un altro esempio da valutare con la dovuta attenzione. Simili problemi non dovrebbero mai riguardare una società che, come Poste Italiane, appartiene al Pubblico, cioè ai cittadini stessi. Qualora Poste dovesse entrare anche nel mondo della distribuzione assicurativa rami danni, come la Rcauto, temo che ne potremo vedere delle belle…  La politica - conclude Demozzi -  dovrebbe intervenire con forza per impedirlo o quanto meno per impedirne al minimo possibile i danni".
Luigi Giorgetti

5 commenti

  • Sandokan
    Sandokan Martedì, 07 Agosto 2018 17:13 Link al commento

    complimenti agli sportellisti postali che hanno consigliato questo investimento ai clienti delle poste e complimenti agli italiani che continuano a credere che le poste siano quelle poste...

  • dario castoldi
    dario castoldi Lunedì, 06 Agosto 2018 14:32 Link al commento

    Mancava un pezzo:
    Non solo di fare le cose fatte bene ma di farle anche BUONE.

  • dario castoldi
    dario castoldi Lunedì, 06 Agosto 2018 14:27 Link al commento

    Mi permetto di aggiungere che bisognerebbe precisare agli Italiani che Poste Italiane è una Società privata come tante banche e assicurazioni i cui dipendenti fanno quello per cui sono pagati. Nel settore assicurativo esistono degli intermediari, ( mi piacerebbe dire tutti) che sono convinti della necessità di prestare la loro assistenza e consulenza per raggiungere l’obiettivo di soddisfare le esigenze del cliente. Per un dipendente o para subordinato è difficile pensare e agire in modo differente rispetto agli ordini di scuderia. Vendere il prodotto/servizio che ti viene chiesto di vendere, alle condizioni (rischi compresi) e al prezzo decisi dai vertici aziendali non curandosi delle esigenze del cittadino/consumatore ma preoccupandosi solo di “vendere”, non importa cosa.
    Per fortuna abbiamo ancora la possibilità di scegliere non solo di fare le cose fatte bene, ma

  • dario.castoldi
    dario.castoldi Lunedì, 06 Agosto 2018 13:09 Link al commento

    Ma perché in Italia, (mi riferisco ai cittadini consumatori/ risparmiatori/automobilisti ecc.) non basta neanche provare per credere? Forse perché è mancata la dovuta preventiva informazione? ...o la necessaria vigilanza? ...o forse è un problema di cultura? O cos’altro ancora...?

  • Piera
    Piera Lunedì, 06 Agosto 2018 12:57 Link al commento

    IL MISE, IL MEF O CHI HA POTERE, DEVE APRIRE UN'INDAGINE PER ACCERTARE LE RESPONSABILITA'! CHI HA COLLOCATO IL PRODOTTO "TOSSICO"? CHI HA DECISO CHE POSTE ITALIANE POTESSE COLLOCARLO?
    POSTE PENSI A RECAPITARE TEMPESTIVAMENTE LA CORRISPONDENZA! SAREBBE VERAMENTE UN AZZARDO DARE LA POSSIBILITA' A POSTE DI FARE PURE ASSICURAZIONI RCAUTO!!!

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