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Non ci facciamo coinvolgere nella discussione su cose non etiche. Congresso Agit: lista unitaria e Angelo Mangano nuovo Presidente In evidenza

UN MOMENTO DEI LAVORI UN MOMENTO DEI LAVORI

MILANO - Non sono solito fare cronache neutrali degli eventi, preferendo piuttosto cogliere nei fatti ciò che considero significativo e laddove possibile persino didattico, per la categoria. Anche in questo caso, parlando dell’Assemblea nazionale Agit, prenderò pertanto avvio dal saluto recato ai partecipanti dal Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi che ha centrato il suo intervento su due temi fondanti della rappresentatività aziendale, a prescindere dalla bandiera sotto la cui ombra si svolge il negoziato. Innanzitutto il principio che i Gruppi agenti devono imperniare l’impianto rivendicativo sul principio che la parte debole, i propri iscritti, non devono uscire dal negoziato con l’azienda senza avere ottenuto qualcosa in più di ciò che avevano prima dell’inizio della trattativa. In questo senso la rinnovata vicinanza tra Gagi e Sna risulta funzionale allo sviluppo di una piattaforma che tragga vantaggio dalle conquiste, non soltanto negoziali, conseguite negli ultimi anni. E se gli accordi integrativi non sono vantaggiosi, non vanno sottoscritti, perché il rischio di portare danno all’intera categoria è troppo elevato.
Stimolante però anche il quesito posto all’Assemblea dal Presidente uscente Mauto Franchi circa il modello di relazioni industriali al quale ispirare i rapporti con la mandante: rivendicare, o invece condividere e quindi beneficiare delle libertà e nel contempo prendersi carico delle difficoltà bilancistiche incontrate dalla mandante? Personalmente propendo per la prima ipotesi e mi sembra che il nuovo presidente Angelo Mangano, eletto dall’assemblea al termine di un dibattito di elevato spessore, sia più o meno di questa idea laddove sostiene che partnership significa rispetto delle regole da parte degli agenti e, corrispondente, rispetto dell’impresa nei confronti degli agenti e verso le loro esigenze in tema di competitività delle tariffe, funzionalità dei sistemi informativi, innovazione dei prodotti.
In secondo luogo, il messaggio del Presidente Sna ha posto al centro il dovere di fare ricorso continuativo ai valori della solidarietà e della difesa collettiva nei confronti dei colleghi che si trovano in difficoltà nei rapporti con l’impresa. Lucio Modestini, massacrato per la gestione del Fondo Pensione Agenti e scagionato in ogni sede per l’infondatezza delle accuse subite, è l’emblema del giustizialismo grossolano che taluni soggetti di provenienza tristemente nota adottano nei confronti degli agenti che si mettono al servizio della categoria. La sua riabilitazione non ha commosso soltanto l’inossidabile Lucio, ma anche l’intera platea e Demozzi stesso che ha abbandonato il palco nascondendo a stento la propria emozione. Per trasparenza intellettuale dirò, tanto per togliere di mezzo l’unico aspetto che non mi è piaciuto del dibattito congressuale, il ricorso troppo frequente all’aggettivo “indifendibile” che pure nelle migliori intenzioni di coloro che lo hanno utilizzato per definire i colleghi che non rispettano le regole poste dagli accordi sottoscritti, risente pericolosamente dell’utilizzo strumentale delle statistiche (rapporto S/P, quantità di forzature non bloccanti, applicazione dei diritti di emissio) per giustificare la selezione della specie. Qualcuno diceva: “i numeri non dicono bugie, ma tutti i bugiardi utilizzano i numeri” e, aggiungo io, non a caso i numeri li fanno sempre le mandanti, anche per nascondere gli errori commessi dai manager del momento. C’è infatti il rischio che in fase progettuale la mandante rivendichi la propria autonomia industriale e, a posteriori, cerchino di affibbiare le responsabilità delle scelte loro sbagliate agli agenti, proprio in virtù della concertazione e delle buone relazioni industriali.
Nell’augurare i migliori successi al nuovo gruppo dirigente uscito dal Palazzo di Varignana, frutto del buon senso dimostrato dalle due parti contrapposte che hanno trovato il compendio delle rispettive tesi in una lista unitaria, come suggerito più volte dalla platea e dal Presidente dell’Assemblea, vorrei concludere citando il pensiero espresso da Pierpaolo Melis nel corso del suo intervento ispirato, come lui stesso ha esordito, al “sogno” e alla “politica”. Melis ha ammonito che le differenze tra le due componenti interne non vanno sottovalutate e ha invitato di fare la sintesi di tutti i soggetti interessati alla competizione elettorale nell’etica e una compagnia che vuole discutere cose non etiche in realtà vuole coinvolgere la controparte istituzionale in un reato morale. Ecco è questo il messaggio proveniente dall’Assemblea Agit che mi piace condividere con i lettori e cioè la riscoperta di una dimensione del dibattito sindacale che prescinda dai fatti contingenti e tecnicistici perché essi rischiano di allontanarci dalle questioni importanti di carattere generale che interessano la categoria.
Roberto Bianchi

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