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L’iper-burocrazia produce un effetto nebulosa che non serve ai clienti e ostacola la libertà imprenditoriale degli intermediari In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE SNACHANNEL

È possibile che la mia visione sulla declinazione nostrana delle nuove regole riferite alla distribuzione assicurativa possa essere considerata estrema e forse politicamente scorretta, ma francamente mi è difficile ascoltare le dotte esposizioni degli esperti di settore sulla materia senza provare la sensazione di trovarmi in una multisala e di vedere un film diverso da quello che avevo scelto quando, tanto tempo fa, ho deciso di diventare un agente di assicurazione.
Dopo quasi 40 anni di attività in una piccola città di provincia ove più o meno tutti mi conoscono, sono tenuto a presentarmi ai vecchi e nuovi clienti per spiegare loro chi sono, per chi lavoro, con chi collaboro e quanto guadagno prima ancora di iniziare la trattativa per assicurare un banale scooter. Paradossalmente, in dipendenza della politica commerciale dello sconto attuata dalle compagnie dirette e dai canali alternativi, ciò che riscuotere un minimo di interesse nell’assicurato è soltanto il prezzo: più basso è, più viene apprezzata la polizza, a prescindere dalle garanzie in essa contenute. Per buona pace della trasparenza, gli intenti di tutela del consumatore soffocano sotto il peso di una montagna di carte, centrate sull’intermediario e sulle procedure, che nessuno legge e che vengono fatte sottoscrivere soltanto allo scopo di evitare che una malaugurata ispezione possa metterne il luce l’assenza e attivare le temute sanzioni ad essa collegate.
“Sarebbe come se io andassi ad acquistare un’auto e sapessi tutto della Fiat e del concessionario, ma niente della macchina che sto acquistando”. Chi lo ha detto, Claudio Demozzi in una delle sue frequenti lectio magistralis sulla Idd? No, sono le parole di Paolo Martinello, Presidente di AltroConsumo, una delle maggiori associazioni consumeristiche italiane. L’avvocato Martinello grande esperto del settore assicurativo intervenuto al convegno organizzato qualche giorno fa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la sezione Provinciale di Milano dello Sna sul tema della "Regolamentazione in materia di distribuzione assicurativa" ha inoltre aggiunto che l’eccessivo sbilanciamento della regolamentazione dei soggetti che intermediano, oltreché delle modalità di distribuzione, un vero e proprio “cocktail giugulatorio” per i consumatori, fanno perdere di vista la consulenza sul prodotto che soltanto un intermediario esperto e indipendente può esercitare.
Ecco, questo è esattamente il mio pensiero: l’informativa rivolta alla clientela è sostanzialmente inutile in quanto originata da presupposti sbagliati e dal pregiudizio negativo nei confronti degli agenti ai quali l’eccesso di burocrazia ha posto barriere tanto inutili ai consumatori quanto dannosa al libero esercizio dell’impresa-agenzia. Come spesso avviene nel nostro Paese in cui per decenni viene tollerata l’assenza di regole e poi si esagera per porvi rimedio, principi inviolabili come la tutela del consumatore e l’obbligo di operare nel suo migliore interesse, annegano in un mare di dettami e di divieti che servono principalmente al regolatore per giustificare la sua azione di controllo e quindi la sua stessa esistenza.
Parliamoci chiaramente, la consulenza costituisce il pane quotidiano dell’agente il quale, a differenza dei canali non professionali ispirati alla logica del mordi e fuggi, è orientato al lungo periodo nel rapporto con il cliente cui deve dimostrare, al momento del sinistro, che la polizza collocata era coerente con la tangibilità pratica del suo bisogno di sicurezza. Per questo sarebbe necessario che la vigilanza, anziché rendere la vita impossibile agli agenti con regolamenti come il 40 che tra l’altro prevede l’obbligo di allinearsi alle disposizioni dell’impresa anche nella collocazione dei prodotti, garantisse piuttosto agli intermediari professionali e in particolare agli iscritti in sezione A del Rui, il diritto di esercitare la propria attività consulenziale con “imparzialità. Un concetto considerato essenziale nella direttiva europea e ostacolato nel nostro Paese, per volontà dell’industria assicurativa, al punto da subire persino la censura lessicale e la sostituzione con l’insignificante definizione di “raccomandazione personalizzata”. L’obbligo di imparzialità voluto dalla Comunità europea è stato così trasformato dal legislatore italiano in obbligo di “equità” e l’agente consulente in venditore, ma non è questo di cui ha bisogno il consumatore per vedere garantito il suo migliore interesse e non è questo, parimenti, l’interesse degli agenti per vincere la sfida della sopravvivenza contro il tentativo delle imprese di disintermediare il mercato assicurativo italiano. Il grande Ginettaccio direbbe a questo punto, facendo ricorso alla saggezza popolare: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”.
Roberto Bianchi

2 commenti

  • Alberto C.
    Alberto C. Mercoledì, 31 Ottobre 2018 08:50 Link al commento

    tutto verissimo ma l'istituto di vigilanza conosce il nostro mondo? E le compagnie? Mah!

  • daniela bernuzzi bassi
    daniela bernuzzi bassi Martedì, 30 Ottobre 2018 11:14 Link al commento

    Buongiorno,
    finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare chiaro!
    Sono perfettamente d'accordo, investiamo tempo e denaro in attività amministrativa che non serve a nulla e, soprattutto, non porta nulla.
    Auspico che ciò sia veramente l'inizio di una ribellione generale che indirizzi nuovamente la nostra categoria ad avere come unico focus la raccolta delle polizze, nel rispetto ovviamente della correttezza e della trasparenza nei confronti del cliente, delle compagnie e delle istituzioni.
    Vorrei aggiungere al libero sfogo del collega che "tutta la documentazione - inutile - sottoposta al cliente, crea in questi solo tanta diffidenza!!!!!!"
    Cordialità

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