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Bufera in casa Confcommercio: il Presidente Carlo Sangalli colpevole di molestie, o vittima di un complotto? In evidenza

CARLO SANGALLI CARLO SANGALLI

MILANO - Come noto diffamare qualcuno è il modo migliore per toglierlo di mezzo. Per l’opinione pubblica, infatti, non c’è niente di più gustoso che demolire un personaggio di spicco partecipando, in ogni occasione favorevole, alla maldicente rivelazione di notizie che potrebbero danneggiarne la reputazione. Si tratta probabilmente del desiderio irrefrenabile di prendersi la rivincita sulla fortuna economica e sociale che spesso accompagna coloro i quali godono di visibilità, tantopiù in quanto la veridicità delle chiacchiere è del tutto secondaria rispetto alla loro efficacia.
È questo il caso del Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli? Per il momento non ci è dato di sapere e per rispetto umano evito di fare qualsiasi commento personale sul caso scoppiato di recente, limitandomi a constatare che la riunione del Consiglio direttivo del 14 novembre prossimo si annuncia piuttosto turbolenta. Come si legge nella home page del sito istituzionale della Confederazione, gli argomenti centrali saranno sostanzialmente due e cioè, la riorganizzazione interna conseguente all’inaspettata risoluzione del rapporto di lavoro con il direttore generale Francesco Rivolta per motivi definiti “oggettivi” e la relazione del Presidente “sui recenti fatti di cronaca” che lo hanno visto protagonista.
Soltanto dopo potremo capire se tra le due questioni, come taluni ipotizzano, vi sia un collegamento visto che Sangalli ha versato un importo di 216.000,00 euro alla sua ex segretaria (poi trasferita presso l’ufficio di Rivolta) la quale lo accusava di molestie avvenute nel 2011. E tutti sappiamo bene quanta rilevanza, non soltanto penale e civile, ma anche reputazionale, ricopra la molestia di genere messa in atto dai personaggi apicali nei confronti delle donne che, per i motivi più vari, ne subiscano il potere. Significativo il fatto che 3 dei 7 vicepresidenti, dopo l’Assemblea annuale della Confcommercio svoltasi nel giugno scorso, avevano firmato una missiva con la quale chiedevano le dimissioni di Sangalli per “ragioni etico-morali” che lo renderebbero incompatibile con la carica di Presidente.
Chiunque abbia un minimo di sensibilità capisce come in questi casi il condizionale sia obbligatorio, ma ritengo di poter rimarcare il sollievo generato in tutti dal sapere che lo Sna non si riconosce più, in sede istituzionale, nella Confederazione la quale, comunque vadano a finire le cose, non risulterà certo rafforzata da questa scabrosa vicenda. Giova infatti ricordare come il Sindacato, per tutelare la propria autonomia decisionale in tema di negoziato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del personale dipendente di agenzia, abbia deciso 5 anni fa di uscire da Confcommercio in dipendenza della sua rivendicata facoltà di veto sulle associazioni aderenti.
Risulta semmai singolare il comportamento di Anapa la quale, essendo ancora rappresentata nella Confederazione di Sangalli, ha scelto un fragoroso silenzio giustificato forse dal disagio che si prova in situazioni così imbarazzanti.
Roberto Bianchi

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