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Banche, nuove sanzioni per la vendita di prodotti senza adeguata informazione alla clientela. Demozzi (Sna): quadro insostenibile In evidenza

Banche, nuove sanzioni per la vendita di prodotti senza adeguata informazione alla clientela. Demozzi (Sna): quadro insostenibile

MILANO - Che in banca si trovi oramai di tutto è fatto certo ed evidente. Basta entrare in una filiale o in una agenzia e, fin dalla cassa, ci si trova immersi in offerte - le più svariate - di investimenti con formule a volte singolari. Questo accade negli istituti di credito, ma anche alle Poste.
La diversificazione dei prodotti collocati alla clientela si è imposta sempre più forte all'indomani dell'entrata dell'Italia nell'euro, coincisa con una progressiva riduzione dei margini di profitto finanziari derivanti dall'applicazione dei tassi di interesse sul denaro prestato. In parole più semplici, le banche hanno via via perduto la capacità di remunerare la propria attività attraverso prodotti tradizionalmente propri come mutui, finanziamenti, ecc. Gli stessi rendimenti sui conti attivi della clientela sono pressoché nulli. E questo perché l'istituto di credito può oggi attingere alla liquidità direttamente alla fonte (Banca Centrale Europea) a tassi prossimi o addirittura inferiori allo zero per cento. Dunque, sollecitare la clientela a lasciare i propri risparmi sul conto corrente risulta oggi per la banca tecnicamente e assolutamente non remunerativo.
In tale contesto definibile come "post ingresso nella moneta unica europea", le banche si sono dovute adattare e hanno puntato l'attenzione su prodotti e servizi finanziari (e non solo) collocabili alla clientela utilizzando la leva del rapporto fiduciario diretto e consolidato. Ecco allora le polizze assicurative, l'oro, i diamanti, le carte di credito, ma anche i fondi d'investimento, le azioni e i bond (anche esteri), le obbligazioni subordinate, fino ai derivati. Un'escalation alla diversificazione senza eguali, se rapportata alle dinamiche commerciali finanziarie del secolo scorso.
Poi, vuoi l'impreparazione e l'incapacità dei dipendenti delle banche al rapido adattamento alle nuove regole del mercato, vuoi le pressioni dei management degli istituti di credito (molti dei quali cresciuti a "pane e profitto a tutti i costi"), ed ecco il proliferare di truffe, elusione delle normative, violazione sistematica delle più elementari regole di correttezza professionale. Chi non ricorda i casi Parmalat, i bond argentini, i famigerati piani finanziari "4You" e "MyWay" del Monte dei Paschi di Siena... La casistica riempirebbe intere enciclopedie. 
Le sanzioni applicate via via nel tempo dalle Autorità di controllo, come quelle recenti a carico di alcuni primari istituti di credito nazionali responsabili della vendita di pietre preziose alla cliente senza aver fornito adeguate informazioni circa la pericolosità delle operazioni, sono pressoché inutili. Perché già messe virtualmente in bilancio da chi le subisce. La più parte dei manager contabilizza i possibili rischi in quota parte nelle commissioni che la clientela paga alla banca. Tanto è vero che i grandi dirigenti bancari macchiatisi in questi ultimi anni di gravi violazioni di legge non perdono affatto la propria reputazione. Anzi, trovano spesso pronta collocazione professionale in altri istituti di credito e con compensi milionari.
In tal contesto, interviene il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi che si chiede: "Quali servizi le "nostre" banche riservano ai clienti? La Banca d'Italia pensa di intervenire? Non è arrivato il momento di vietare alle banche la commercializzazione di qualsiasi bene e merce diversa dall'attività tipica bancaria?".
"Le vicende degli ultimi anni - prosegue Demozzi - depongono per un ritorno alla specializzazione bancaria, cioè alla limitazione per gli istituti di credito alle sole attività tipiche, escludendo la compravendita di beni e servizi tra i quali le polizze assicurative, gli apparecchi elettronici, i viaggi, i servizi di argenteria, i diamanti. La Banca d'Italia pone al primo posto la tutela dei consumatori od i ricavi delle banche?".
Luigi Giorgetti

 

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