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Cattolica Assicurazioni, in molti prendono ora le distanze dalla strategia di "razionalizzazione agenziale" voluta dall'a.d. Alberto Minali In evidenza

Cattolica Assicurazioni, in molti prendono ora le distanze dalla strategia di "razionalizzazione agenziale" voluta dall'a.d. Alberto Minali

MILANO - Da indiscrezioni trapelate in queste ultime ore, sembrerebbe che un cospicuo ed influente gruppo di soci della compagnia Cattolica, riuniti nell'Associazione "Cattolica al centro", abbiano preso le distanze dalla strategia della cosiddetta "razionalizzazione agenziale" messa in atto dall'attuale vertice della compagnia e confermata proprio in questi giorni dall'a.d. Alberto Minali. La posizione dell'attuale presidente Paolo Bedoni sembra allineata con quella di Minali e soprattutto non risulterebbe alcuna presa di distanza e dunque alcun intervento a sostegno degli agenti Cattolica.
Non così invece, stando a quanto ci viene riferito, per il Consiglio Direttivo del'Associazione "Cattolica al centro", composto dal presidente e forse candidato alla guida di Cattolica alla prossima assemblea elettiva di aprile, Michele Giangrande, noto dottore commercialista veronese, affiancato da Aldo Napoli (amministratore delegato Orizzonte SGR), Giulio Polati (avvocato del Foro di Verona), Alessandra Casari (avvocato del foro i Mantova), Massimo Danieli (dottore commercialista veronese), Andrea Donisi (dirigente bancario), Pietro Lavarini (già dirigente bancario) e Francesco Rossi (professore – Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università degli Studi di Verona). A quanto pare, questa lista potrebbe presentarsi alla prossima assemblea elettiva della compagnia, marcando proprio le differenze nell'approccio con la rete agenziale, condividendo l'allarme lanciato dal Sindacato nazionale agenti e cercando di riportare la qualità delle relazioni tra mandante ed agenti entro i valori storici dell'impresa cooperativa che continua a dichiarare di riconoscersi nella dottrina sociale della Chiesa, come più volte evidenziato dal Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi.
"Il Sindacato non fa politica di compagnia - precisa Demozzi - ma certo guarda con interesse chi pone gli agenti al centro della propria strategia industriale e diffida di chi cerca di applicare i metodi industriali della distribuzione commerciale a rapporti complessi quanto delicati come quelli che intercorrono tra un'Impresa assicurativa e gli agenti professionisti".
La Redazione

3 commenti

  • Onofrio
    Onofrio Martedì, 05 Febbraio 2019 20:30 Link al commento

    Far pagare ai propri agenti politiche commerciali disastrose non è etico, non è cristiano! Non si può scaricare sull'agente un andamento tecnico sfavorevole. Chi lo fa è coscientemente colpevole e non può professare confessione.

  • FG
    FG Martedì, 05 Febbraio 2019 19:57 Link al commento

    ennesima prova che forse la scuola GENERALI non è un gran valore... almeno quando viene applicata su agenti pensanti e meno "integrati" con la compagnia

  • Carlo
    Carlo Martedì, 05 Febbraio 2019 19:51 Link al commento

    Hanno presentato un piano triennale demenziale e completamente fallito, e per confondere le responsabilità, cercano di scaricare le colpe sugli agenti. I soliti dirigenti incapaci, ben pagati, che girano da una compagnia all'altra a fare disastri.

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