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Botta e risposta tra Claudio Demozzi (Presidente nazionale Sna) e Alberto Minali (a.d. Cattolica Assicurazioni) In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE SNACHANNEL

La risposta alla lettera che il nostro Presidente Claudio Demozzi aveva inviato, oltreché alla compagnia veronese e ai corrispondenti Gruppi agenti, anche all’Ania e ai Gaa iscritti allo Sna, non si è fatta attendere. L’Amministratore delegato di Cattolica Alberto Minali ha infatti replicato con una missiva dai toni peraltro pacati e di questo va onestamente dato atto, nella quale ribadisce però che intende tirare dritto per la sua strada allo scopo di realizzare una sostenibile “creazione di valore”.
Lascio naturalmente a chi ne ha il compito di valutare il contenuto complessivo della risposta, limitandomi semmai a sottolineare alcuni aspetti che considero significativi, primo tra tutti quello riferito all’affermazione che l’approccio dello Sna alla Cattolica sarebbe antagonista.
Capisco, i manager si sono illusi nel tempo che l’orientamento delle rappresentanze aziendali debba essere sempre più o meno acquiescente, ma se una compagnia nell’orientare la sua azione verso il “raggiungimento di risultati economici positivi” revoca 24 colleghi, o li mette nelle condizioni di doversi dimettere dietro compenso che poi è la stessa cosa, non può che aspettarsi una reazione antagonista da parte di Sna. Non foss’altro perché il momento del confronto dialettico delle posizioni è quello che precede le decisione e non quello della legittima reazione. Alla base di tutto c’è però il presupposto ideale che il compito del Sindacato non consiste nel condividere “le linee tracciate dal Piano Industriale” tantomeno in tema di “razionalizzazione” della presenza sul territorio - che poi significa chiusure di agenzie, accorpamenti, aperture di nuovi sportelli - quanto piuttosto di difendere i diritti e gli interessi economici dei colleghi che eventualmente risultino danneggiati dalle strategie distributive della mandante.
A dire poco discutibile, infine, l’affermazione che non vorremmo più ascoltare dai top manager delle compagnie circa una presunta “scarsa qualità della sottoscrizione e un atteggiamento che vede nella crescita delle provvigioni, anche a scapito della profittabilità, l’unico obiettivo dell’agenzia”. Innanzitutto perché inserita nel cotesto delle revoche Cattolica lascia intendere che tale dichiarazione sia riferita proprio ai colleghi cessati i quali evidentemente si riservano di tutelare la propria immagine nelle sedi opportune, ma anche perché chiunque conosca le procedure interne di una compagnia sa che è piuttosto difficile assumere in modo pregiudicato nel tentativo di far crescere il portafoglio e con esso il monte provvigionale. Dico questo perché ormai il sistema gestionale delle imprese somiglia a un grande fratello che, con il suo occhio invisibile, segue l’agenzia in ogni sua azione amministrativa, impedendo ad anteriori qualsiasi comportamento deviante. Le griglie assuntive e l’eliminazione di qualunque flessibilità assuntiva fanno il resto, al punto che un’agenzia costretta a lavorare a tariffa non è in grado di assumere alcunché, compresi i rischi più favorevoli. Quindi se un’agenzia perde è molto probabile che la mandante non sia in grado di monitorare tempestivamente l’andamento di un portafoglio e di apportare con gradualità i correttivi necessari a mantenere l’equilibrio.
Ecco, se avessi l’opportunità di rivolgere una domanda a Minali, gli chiederei come faccia un’agenzia a fare un’assunzione di scarsa qualità, eludendo il controllo effettuato dagli uomini di struttura del back office che analizzano quotidianamente i dati statistici e quelli del front office che visitano con regolarità le nostre agenzie avendo accesso, in prima persona, a tutti i documenti e le notizie di cui la compagnia ha bisogno per modulare i propri comportamenti.
Come si può arrivare alla revoca o alla dimissione non spontanea, prima di accorgersi che l’andamento tecnico di un’agenzia sta cominciando a fare acqua? È su questo, per parafrasare la conclusione di Minali che, secondo me, un’impresa come Cattolica dovrebbe interrogarsi.
Roberto Bianchi

1 commento

  • Giovane agente
    Giovane agente Mercoledì, 06 Febbraio 2019 14:10 Link al commento

    LA LETTERA DI MINALI E' DI UNA ARROGANZA INAUDITA CHE OFFENDE PRIMA DI TUTTO GLI AGENTI CATTOLICA E POI OGNI APPARTENENTE ALLA CATEGORIA.
    DEMOZZI, SEI UN SIGNORE.
    I GAA PRENDANO ATTO E SIANO CONSEGUENTI...

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