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Tutti zitti e allineati a subire le strategia delle imprese In evidenza

ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE SNACHANNEL ROBERTO BIANCHI, DIRETTORE RESPONSABILE SNACHANNEL

Da un po’ di giorni sento il bisogno di fare alcune considerazioni politicamente scorrette, consapevole del fatto che mi farò qualche nemico in più, stavolta magari anche fra gli attuali amici.
Tutto ha preso avvio dal Ga.Gi. di Vincenzo Cirasola, quando iniziavano a pervenire in redazione le prime notizie sullo svolgimento dei lavori di Bologna e sulle forzatura praticate in quella circostanza, a partire dall’inutile convocazione, a soli due mesi da quello ordinario, di un Congresso Straordinario della durata di un solo giorno durante il quale prevedere un dibattito sarebbe stato perlomeno velleitario. Un incontro istituzionale nel quale è stato ceduto ai manager della compagnia il privilegio di insediarsi al tavolo della presidenza, per di più in misura maggioritaria rispetto ai rappresentanti del Gaa, con lo scopo di ottenere da una platea ormai dimezzata l’approvazione delle linee guida di un nuovo mandato agenziale del quale si è parlato per grandi linee e di cui non è ancora noto il testo, neanche sotto forma di bozza. Al limite della decenza il fatto che alla richiesta del collega Franco Staglianò di mettere a verbale che si sarebbe astenuto non avendo potuto visionare con sufficiente anticipo i contenuti del nuovo mandato unico delle Generali, il leader maximo abbia tagliato corto richiedendo una votazione per acclamazione che ha avuto innanzitutto l’effetto di impedire il legittimo voto dei contrari, tanti o pochi che fossero. E dire che, secondo i più informati, il fantomatico mandato servirebbe soltanto all’impresa, dato che la maggior parte dei colleghi andranno a rimetterci in termini economici rispetto a quelli in corso.
Agli iscritti ed è questo il paradosso dal quale è partita la mia riflessione, sta bene così, quasi che il congresso di un Gruppo agenti non sia un luogo ove si applicano le regole minime della democrazia interna che sono alla base di un’associazione no profit. Quasi che un momento assembleare di così vasta portata sia collocato nella terra di nessuno ove non si rivendicano i propri diritti come previsto al primo articolo di tutti gli statuti dei Gaa, ma al contrario, ove vengono adottate decisioni per malinteso “senso di responsabilità”. Come a dire: regaliamo di volta in volta alla controparte un pezzo delle conquiste conseguite dalla categoria in cent’anni di attività sindacale, perché altrimenti la compagnia potrebbe farcela pagare con ritorsioni ancora più gravose.
Gli esempi non mancano, prima fra tutte la digitalizzazione che ha lo scopo di accelerare il progetto di sviluppo della multicanalità e della marginalizzazione degli agenti, che numerosi Gaa hanno sposato acriticamente per evitare che la mandante tagliasse gli iscritti fuori dai nuovi mercati virtuali, che in realtà esistono soltanto nella testa dei nostri manager super-pagati.
Ma anche della contitolarità dei dati che secondo gli esperti del settore costituisce una diminutio gravissima rispetto all’autonoma titolarità, un vero e proprio regalo non remunerato alle imprese alle quali viene generalmente ceduto anche l’utilizzo esclusivo del Crm di compagnia che letteralmente significa “gestione delle relazioni con i clienti”, ovvero lo strumento tecnologico principale per disintermediare il rapporto con la clientela e per rivendicare la proprietà industriale dei data base. E anche in questo caso molti Gaa hanno sottoscritto accordi integrativi capestro per evitare, si giustificano, che la compagnia impedisca il ritorno dei dati che noi stessi raccogliamo e di cui siamo titolari per disposizione comunitaria. La base degli iscritti anche in questo caso tace, nascondendosi per lo più dietro la mancata competenza: “io su questa cosa qui della privacy non c’ho capito ancora niente” che non può più costituire giustificazione per alcuno, dati gli innumerevoli stimoli tecnici e politici pervenuti in tal senso dallo Sna.
Vogliamo parlare dell’incasso diretto dei premi da parte della mandante? Cosa c’è di più pericoloso che abituare i clienti a pagare direttamente sui conti delle imprese, mediante la mensilizzazione dei premi e l’utilizzo del pos di compagnia? Un altro puzzle della disintermediazione che nondimeno comporta numerosi criticità di carattere amministrativo e che annulla una delle prerogative tipiche dell’agente di assicurazione, l’incasso appunto, eppure tutti zitti e allineati a scavarsi la fossa da soli per la salvaguardia delle buone relazioni industriali.
Ultimo esempio di gestione distorta del consenso associativo e della contemporanea passività dell’elettorato interno dei Gruppi agenti, è il collegamento dei rappel, sia pure dissimulato da fiumi di chiacchiere inutili al limite della comprensibilità, dei quali si compongono molti patti aziendali, al mantenimento del portafoglio e quindi alla fedeltà della rete alla mandante. Una violazione palese delle leggi di settore improntata a rimettere le lancette dell’orologio della storia all’indietro, fino a prima delle collaborazioni orizzontali e addirittura del plurimandato.
L’indicazione sindacale anche in tema di remunerazione è chiara e chi l’ha seguita ha colto nel segno, vedi Unit di Mauro Pecchini. Eppure ancora una volta i Gruppi, giustificandosi con il “piuttosto che niente è meglio piuttosto”, anziché rivendicare un aumento frontale delle provvigioni in dipendenza degli utili stellari di bilancio conseguiti negli ultimi anni dalle compagnie e della contemporanea caduta verticale della redditività agenziale al di sotto del livello di galleggiamento, si accontentano di incentivazioni temporanee associate al rispetto delle politiche si sviluppo della mandante.
Mi sento pertanto di rivolgere una perorazione all’indirizzo dei Gaa affinché smettano di fare accordi integrativi al ribasso per “evitare il peggio” e un’altra diretta agli agenti affinché, scuotendosi una volta per tutte dal loro torpore, acquisiscano la consapevolezza che delega non significa necessariamente rassegnazione e che i principi non si negoziano, si difendono con ogni mezzo.
Roberto Bianchi

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