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Incredibile Anapa, dopo aver sparato a zero sul Fonage oggi chiede di poterlo amministrare. Il commento di Lucio Modestini (video) In evidenza

Incredibile Anapa, dopo aver sparato a zero sul Fonage oggi chiede di poterlo amministrare. Il commento di Lucio Modestini (video)

MILANO - La richiesta inviata da Anapa ai componenti dell’Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione Agenti mostra impietosamente la confusione e la scarsità di idee della rappresentanza minoritaria degli intermediari capitanata da Vincenzo Cirasola. Surfando in equilibrio precario sull’onda fiacca di una motivazione evidentemente pretestuosa, Anapa teorizza che la contrattazione per il rinnovo dell’ANA possa essere risvegliata dall’attuale stato soporifero attraverso la partecipazione dei suoi uomini all’amministrazione del Fondo Pensione Agenti. A parte aver formulato l’assurda ipotesi di trasformare la sala consiliare del Fondo Pensioni nel nuovo terreno di confronto tra imprese e agenti, snaturando il ruolo prettamente tecnico del CdA, i cinque firmatari della missiva scritta su carta intestata di Anapa dimostrano che, oltre al problema delle poche e confuse idee, gli uomini di Cirasola hanno anche quello della scarsa memoria.
Carlo Puglielli, Pasquale Laera, Silvano Compagnin, Luigi Giustiniani e Cecilia Ceselli sono i cinque estensori della richiesta di inserire almeno un rappresentante della lista “Insieme per il Cambiamento” nel Consiglio di Amministrazione e nel Collegio Sindacale del Fondo Pensione, “come democratica espressione della minoranza”. Per la verità, il delegato Silvano Compagnin si era dichiarato “non iscritto ad alcun sindacato”, come risulta dal verbale dell’Assemblea del Fondo del 19 ottobre 2016. Sorprende, oggi, vedere la sua firma in calce alla lettera scritta su carta intestata di Anapa.
C’è da dire che i cinque firmatari della lettera sono solo alcuni dei delegati eletti nella lista “Insieme per il cambiamento”. La lista, presentata da Unapass nel 2015 alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione, ospitava alcuni personaggi iscritti ad Anapa ed elesse un drappello di sette delegati, poi sfaldatosi dopo la rottura del fronte comune da parte del capolista Nicola Picaro, che, un anno dopo, come Compagnin, si dichiarò indipendente. Una parte di quella rappresentanza (quattro consiglieri su un totale di 24 in rappresentanza degli agenti e dei pensionati), fu poi fagocitata da Anapa quando incorporò ciò che rimaneva di Unapass. Con la bizzarra proposta di questi giorni, l’associazione di Cirasola rivendica un ruolo da comprimario nella gestione del Fondo, da realizzare attraverso accordi di corridoio, in spregio alle regole che disciplinano l’elezione democratica del CdA secondo il principio della rappresentatività che ha anche lo scopo di garantire l’indipendenza dell’organo di amministrazione dalla pregiudizievole influenza di accordi politici sottostanti.
La democrazia vuole che gli organi di governo del Fondo siano espressione di una maggioranza ed è insensato che un tentativo di stravolgimento di questo principio – attraverso la proposta di lottizzare le cariche - provenga proprio da Anapa, la quale dovrebbe avere il buon senso, ormai, di farsi da parte quando si parla del Fondo Pensione. L’associazione di Cirasola, infatti, oltre ad essere presente nell’Assemblea dei Delegati grazie al biglietto omaggio gentilmente offerto da Unapass, sulle questioni del Fondo Pensione non ne ha mai azzeccato una e si è sempre distinta per i giudizi avventati sull’istituzione e sui suoi amministratori, oltre che, nel periodo che precedette il commissariamento, per l’opposizione sistematica ad ogni proposta di salvataggio avanzata da Sna in alternativa a quelle dell’Ania. Proprio l’appiattimento di Anapa sulle posizioni dell’Ania, le cui proposte furono definite da “macelleria sociale”, è stato causa dell’indebolimento del fronte degli agenti, difeso ormai solo da Sna, con il risultato di precludere la via della trattativa ed aprire quella del commissariamento.
Ed oggi, come se gli agenti avessero dimenticato quanto è successo, Anapa pretende che le sia garantito un posto nel CdA del Fondo Pensione! Ma è proprio il comportamento inconcepibile tenuto nella vicenda del salvataggio del Fondo a suggerire di rigettare, nel rispetto degli iscritti, l’assurda ipotesi di far amministrare il Fondo a chi ha cercato di distruggerlo!
Chi ha vissuto quei drammatici momenti non ha dimenticato che Anapa premeva con tutte le sue forze, insieme all’Ania, per snaturare il fondo, trasformandolo in un sistema a contribuzione definita e, rendendolo identico a qualsiasi PIP esistente sul mercato, creando così le premesse per il suo progressivo smantellamento a vantaggio degli strumenti di previdenza complementare in mano alle compagnie. Anapa era arrivata addirittura a minacciare azioni di responsabilità verso gli amministratori del Fondo, sparando nel mucchio e senza alcun elemento concreto che giustificasse le ingiuste accuse.
Dopo l’adozione del piano di riequilibrio predisposto dal Commissario straordinario, Anapa ha continuato a sostenere che il Fondo era troppo debole e in pericolo di default e che rimanerci dentro, per gli iscritti, era un grande rischio. Nel corso di riunioni sul territorio, gli iscritti erano esortati a sospendere la contribuzione e a trasferire le posizioni contributive presso strumenti di previdenza integrativa gestiti dalle compagnie, pur in presenza delle penalizzazioni introdotte dal Commissario sui trasferimenti e sui riscatti, con una perdita di un ulteriore 25% delle somme maturate.
Anche dopo la nomina del nuovo CdA, nonostante i brillanti risultati dei bilanci tecnici, Anapa ha continuato a far funzionare la macchina del fango, gettando discredito sul Fondo e fomentando la sfiducia in un’istituzione che, anno dopo anno, confermava invece la propria solidità. Chi non ricorda le newsletter al veleno, come quella intitolata "Fondo Pensione Agenti. Dopo la cura di 'lacrime e sangue' va davvero tutto bene? Forse non proprio…", che fruttò ad Anapa una diffida da parte dello stesso Fondo Pensione?
E’ impossibile accettare questa enorme contraddizione tra il comportamento di Anapa, mandante dei Delegati, che non solo non ha mai speso una parola a difesa del Fondo Pensione, ma, al contrario, ha sempre colpito duro cercando di piegarlo, se non di abbatterlo e quello dei cinque Delegati che, a nome della stessa associazione, vogliono oggi ergersi a difensori della causa, con atteggiamento costruttivo e, addirittura, con la pretesa di essere loro stessi a partecipare (si salvi chi può), all’amministrazione dello strumento della previdenza integrativa degli agenti. Ora, responsabilmente, la questione dovrebbe essere lasciata cadere nel nulla dagli stessi protagonisti. Il silenzio è la migliore modalità, probabilmente, perché di questa vicenda resti soltanto il ricordo di un errore e non quello di un inaccettabile insulto ai colleghi.
Paolo Mariotti

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