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Francesco Pavanello, Presidente della sezione Provinciale Sna di Padova: Il nostro Sindacato, la nave grande e forte con cui attraversare le onde del mercato In evidenza

FRANCESCO PAVANELLO FRANCESCO PAVANELLO

Francesco Pavanello, Presidente della sezione Provinciale Sna di Padova. "Conclusa l’esperienza della costituzione di Csa, negli anni ’90, sono entrato in Esecutivo Sna dal 2000 fino al 2009. Sono poi stato nominato Presidente Provinciale succedendo a Pierluigi Manzoni, tuttora nella nostra Giunta. Un impegno associativo che, complessivamente, risale quindi agli anni ’80. In ogni momento importante, di condivisione o meno, non ho mai abbandonato la bandiera dell’associazionismo verso il quale mi ha spinto inizialmente il desiderio di conoscere il contesto normativo e contrattuale, di avere una visione imprenditoriale, di uscire dal ristretto ambito dell’agenzia, dove si vive una vita di riflesso della compagnia, priva di una visione autonoma.
Dunque mi hanno mosso un po’ la curiosità, un po’ l’interesse, un po’ una spinta interiore a stare accanto ai colleghi nei momenti di difficoltà, a dedicare tempo ad altri. Certo non la convenienza; anzi, in alcuni momenti ho pagato di persona per questa dedizione. Ma l’apprezzamento e la stima dei colleghi, in cambio, restituiscono moltissimo, sul piano umano, personale e professionale. Le Sezioni Provinciali, con il loro impegno, hanno peso, qualità di analisi, qualità di proposta e portano importanti contributi, sia pure in forma di critica costruttiva, alla strategia del Nazionale. La Provinciale di Padova, ad esempio, è stata talora in contrapposizione con la linea dell’Esecutivo Nazionale – ferme restando la reciproca stima e la lunghissima conoscenza che esistono fra me e il Presidente Demozzi – e tuttavia i miei interventi sono sempre stati ascoltati con attenzione e rispetto nei consessi istituzionali. È importante che non ci si appiattisca in presenza di una leadership forte, che si conservi la propria capacità critica e non si rinunci al confronto dialettico.
Ho sempre seguito la voce della mia coscienza, ed è quello ho sempre consigliato a chi si sia trovato in dubbio sulla strada da seguire. Sbagliando, forse, ma quando si è in buona fede anche nell’errore vi è un valore aggiunto. Lo spirito di associazionismo e la voglia di impegnarsi dipendono moltissimo dalla storia professionale di ognuno. Chi è particolarmente vincolato alla propria mandante, chi ne ha seguito pedissequamente ogni indicazione, chi se ne è lasciato completamente guidare nel percorso lavorativo, chi si è affidato totalmente limitandosi a perseguirne gli obiettivi, con metodi anche talora discutibili che le odierne normative non consentirebbero, coltiva un individualismo spinto che lo porta a ritenersi superiore agli altri, a credere di non aver bisogno di nessuno e vede la “mamma compagnia” come la propria partner, identificando l’associazione di categoria addirittura come una controparte.
Poi c’è chi cerca di prendere un po’ da qui e un po’ da lì, secondo una certa mentalità tutta italiana che ha portato all’odierna e spaventosa crisi dell’associazionismo. Servirebbe una vicinanza maggiore tra Gruppi e Sindacato, ma non tutti riescono a coltivare i principi nell’attività quotidiana: capita così che i colleghi si esaltino per i risultati ottenuti dal Gruppo di appartenenza, senza rendersi conto di aver perso i diritti e i principi di fondo e di essere stati marginalizzati. È opportuno che ci sia una linea sindacale forte ed oggi il vertice del Comitato dei Gaa è più vicino politicamente rispetto al passato; ma gli accordi integrativi tuttora non vengono trasmessi al Sindacato prima della sottoscrizione, non si seguono le indicazioni di Sna su ciò che è accettabile e ciò che non lo è, e quindi la distanza resta notevole.
Ci siamo molto impegnati per incentivare la partecipazione alle assemblee provinciali, organizzando anche tre Esecutivi itineranti che hanno avuto grande successo, nei quali abbiamo trattato temi importanti per i colleghi, avvalendoci anche di consulenti esterni. Ripeteremo l’esperienza, per coinvolgere più agenti possibile. Anche perché ne sono derivate, sia pure successivamente, nuove iscrizioni. Ritengo importante anche l’organizzazione di iniziative di ampio respiro – come in effetti già sperimentato nel 2018, sulla IDD – in cui coinvolgere il vertice Sna, i Consumatori, l’Ania, le Authority. Il mercato di oggi è come un oceano: non è sicuro affrontarne le onde solo con una piccola barca (il Gruppo Agenti), è indispensabile poter contare anche su una nave grande e solida (Sna)".
a cura di Alessandra Schofield

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