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Siamo liberi per legge, ma ci comportiamo come parasubordinati In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

Le compagnie italiane e sarebbe davvero importante conoscere se il loro comportamento sia sostanzialmente difforme rispetto a quello tenuto dalle consorelle che operano nel resto del mondo occidentale, mantengono nei confronti del canale agenziale e nei confronti dei singoli agenti un atteggiamento potestativo di tipo autoritario che si manifesta in tutti i passaggi chiave attraverso i quali si compie quotidianamente il rapporto di agenzia.
Le imprese pretendono inoltre la fedeltà commerciale, sia pure sotto le mentite spoglie di incentivazioni economiche legate al mantenimento e all’incremento dei premi e dei pezzi, che hanno lo scopo di mascherare la violazione diffusa delle norme giuridiche di settore. In cambio del monomandato de facto sono disposte a concedere flessibilità aggiuntiva, deroghe tariffarie e normative, maggiori aperture assuntive, cui gli agenti non sanno rinunciare, compresi quelli tra loro che dichiarano di essere dotati del coraggio di scegliere la propria strategia di sviluppo e di operare con autonomia rispetto alle politiche aziendali.
In realtà, ai sensi dell’art. 2195, come ci ricorda l’avv. Marco Mazzoldi di Girardi Studio Legale e Tributario di Trento, l’agente si pone in “un rapporto giuridicamente paritario con la compagnia preponente; sono due imprenditori reciprocamente autonomi…”. Questa autonomia, sosteneva già nel febbraio 2018 l’avvocato nelle pagine di Diritto24 de Il Sole 24 ore, colloca l’agente “al di fuori dell’alveo della parasubordinazione definito dall’art. 409 c.p.c.”, come del resto “al di fuori del cono d’ombra delineato dall’art. 2049 del c.c.” che riconduce ai committenti la colpa dei commessi. Non a caso, a partire dall’entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni Private, si delinea con maggiore chiarezza che nel passato “una sfera di responsabilità, propria ed esclusiva dell’agente” a conferma della sostanziale indipendenza dell’attività svolta rispetto alle fabbriche prodotti.
L’avvocato Mazzoldi sintetizza il tema del rapporto tra i due soggetti operanti nell’ambito del contratto di agenzia affermando che “l’agente di assicurazioni è dunque un professionista che offre servizi ulteriori e maggiori rispetto all’offerta di prodotti della mandante, e che per tale attività è dotato di una struttura organizzativa autonoma, della quale risponde personalmente verso i terzi, verso la mandante e verso l’autorità di vigilanza”.
Nonostante questa evidenza che dovrebbe consentire all’agente di sentirsi giuridicamente autonomo nell’esercizio della sua attività imprenditoriale, le compagnie esercitano nel concreto il diritto di condizionare pesantemente lo sviluppo dell’impresa agenzia, pretendendo di stabilire che cosa essa sia tenuta a collocare sul mercato, a chi, in quali tempi e a quali condizioni. E ciò avviene nonostante il plurimandato di Bersani e la libera collaborazione tra intermediari iscritti al Rui di Monti, aggiunge l’avvocato Mazzoldi, abbiano “sancito la definitiva fine dell’integrazione dell’agente di assicurazioni nella rete distributiva della compagnia”. 
Il fatto paradossale è proprio questo:gli agenti pur potendo contare su precise leggi dello Stato poste a tutela della loro autonomia, non se ne avvalgono pienamente in quanto sentono irresistibile il richiamo della parasubordinazione, un richiamo tiepido e dolciastro simile a quello ricevuto dagli schiavi d’America, finalmente affrancati dal proclama di emancipazione di Lincoln, che continuavano a fare i servi nelle piantagioni di cotone per paura della libertà. Il rappel, un tempo regalia unilaterale con la quale gli agenti beneficiati compravano l’auto nuova, veniva erogato dalle imprese per conseguire la produzione che il manager di turno si era impegnato a traguardare in quel determinato periodo nei confronti del management. Oggi si è trasformato in una componente essenziale del compenso e per questo viene inserito nella piattaforma degli accordi aziendali, nonostante sia chiara la sua funzione schiavizzante verso la mandante che se ne avvale per spingere tutte le agenzie verso lo standard ottimale del momento. Se poi l’incentivo economico (la carota) non basta ad asservire tutta la rete, ecco comparire strumenti più coercitivi (il bastone), come ad esempio le revoche esemplari alla vigilia di Natale, per fare in modo che l’agente continui a camminare trascinando la gamba come se avesse ancora la palla da ergastolano incatenata alla caviglia, sebbene non ne senta più il peso perché rimossa una volta per tutte dai precetti legislativi.
Perché il canale agenti abbia un futuro è pertanto necessario mettere a frutto tutte le libertà sancite dalle leggi 223/2006 e 40/2007 di Bersani sul divieto di esclusiva e 179/2012 di Monti sulle libere collaborazioni e nel contempo tenere strette le tutele contenute nell’ANA 2003 che le compagnie sembrano orientate a non voler modificare. E se per caso a qualcuno venisse in mente di disconoscere il valore e la vigenza dell’Ana 2003, a dispetto della sua applicazione senza soluzione di continuità nei rapporti fra compagnie e agenti, ma anche dell’ultrattività attribuita alla contrattazione collettiva, “troverebbe in ogni caso applicazione - aggiunge l’avvocato Mazzoldi - l’Accordo Nazionale Agenti del 1951, che ha assunto natura ed efficacia di legge erga omnes in virtù del D.P.R. 18 marzo 1961 n. 387”. Avete presente? Quell’Accordo collettivo che prevedeva l’esclusiva bilaterale stretta e quindi il pagamento all’agente delle provvigioni maturate su tutti gli affari raccolti dalla compagnia nel territorio assegnatogli in sede di rilascio del mandato agenziale. Ve lo immaginate che cuccagna?
Siamo davvero sicuri che la categoria sia debole come taluni suoi rappresentanti si ostinano a sostenere, o piuttosto non è consapevole della sua enorme forza derivante anche dal robusto rapporto di fiducia che lega l’agente alla sua clientela? Secondo me è buona la seconda e secondo voi?
Roberto Bianchi

3 commenti

  • MK
    MK Martedì, 17 Settembre 2019 23:34 Link al commento

    ma contro lo strapotere e l'arroganza di alcuni alti dirigenti di compagnia esiste qualche cura possibile?

  • Fulvio
    Fulvio Sabato, 14 Settembre 2019 12:40 Link al commento

    Molti nostri colleghi delle Generali pensano e qualcuno scrive sui social che sia meglio vivere da subordinati e questa è comunque una visione da rispettare anche se non è affatto la mia ne quella della maggioranza degli agenti italiani

  • Giovanni
    Giovanni Mercoledì, 04 Settembre 2019 10:46 Link al commento

    Arguto come sempre Bianchi! La riflessione è d’obbligo per tutti, Agenti e compagnie! Ania apra una nuova stagione di relazioni industriali e saranno le imprese a beneficiare per prime di un clima disteso a seguito del rinnovo dell’Accordo Nazionale 2003.

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