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Alberto Minali, ex a.d. di Cattolica "revocato"… senza rancore In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

Appena diramata dalla stampa la notizia che l’Amministratore delegato di Cattolica era stato degradato a semplice consigliere, diversi colleghi mi hanno scritto e telefonato affinché dedicassi un editoriale a questo caso clamoroso. Tre di essi mi hanno persino suggerito lo stesso titolo: “Chi la fa l’aspetti”. Ho risposto loro e lo ripeto nel presente contesto, che la mia natura profondamente ancorata ai valori del solidarismo non mi consente di assumere questa posizione verso l’uomo Alberto Minali che ha appreso la notizia, come lui stesso sostiene, “non senza sorpresa e con quel senso di amarezza che si sperimenta quando si sa, in coscienza, di aver compiuto il proprio dovere professionale”.
Qualcuno potrebbe obiettare che la decisione del Cda di togliere “la fiducia professionale” in modo inatteso e senza preavviso direttamente durante la sessione consigliare potrebbe essere assimilata, per modalità e tempistica, alle revoche improvvise inoltrate alla vigilia di Natale dallo stesso Minali a decine di agenti del Gruppo Cattolica. Anche loro infatti devono avere provato analogo stupore e la stessa disillusione nell’apprendere di essere stati eliminati dall’ex Ad di Cattolica, nonostante fossero convinti di avere profuso il massimo sforzo durante tutta la loro vita professionale e imprenditoriale.
Ma se ci pensiamo bene nel mondo della finanza, ove i manager a tempo degli ultimi anni hanno trascinato il settore assicurativo privandolo del suo senso profondo costituito dalla mutualità, il “giustiziere” e la “vittima” sono soltanto due facce della stessa medaglia. Anche perché, come dice un antico proverbio namibiano, “il principe non ha cugini”, neppure quando essi hanno fatto il lavoro sporco per suo conto per guadagnarsi speciali privilegi. In altre parole il principe, ovvero il potere che nel nostro caso è rappresentato da Cattolica, quando lo ritiene conveniente per la difesa dei propri interessi o per l’affermazione della propria autorità, non riconosce neppure ai propri cugini, assimilabili a Minali, l’immunità di cui godeva quando faceva le revoche per suo conto e non esita a tagliargli la testa.
Se l’impresa smarrisce le caratteristiche di organismo vivente e gli esseri umani che lo compongono perdono la funzione degli organi che ne garantiscono il benessere e si trasforma in una macchina per fabbricare utili, gli uomini e le donne che fanno parte della filiera produttiva del valore aziendale perdono la propria unicità imprescindibile per ridursi in pedine marginali se non addirittura insignificanti nella produzione del profitto. E questo è paradossalmente vero anche quando il soggetto silurato ricopriva funzioni apicali. Poi è evidente che vi sono distinguo macroscopici nelle diverse situazioni. La perdita del mandato agenziale comporta infatti conseguenze devastanti per un agente revocato che si trova dalla sera alla mattina in mezzo alla strada, mentre un manager che nel 2017 si è classificato al 7° posto tra i più pagati in Italia con i suoi quasi 7 milioni di Euro di compenso sicuramente non avrà difficoltà a sbarcare il lunario in attesa di ricevere un nuovo incarico con analoga retribuzione. Ma in questo senso, come sostiene da tempo il nostro Presidente nazionale Claudio Demozzi, il vizio sta nell’origine. Soprattutto in una fase di recessione permanente come l’attuale che impedisce alla società contemporanea di garantire a tutti almeno l’essenziale, risulta infatti incomprensibile come un solo uomo possa guadagnare in un anno la cifra equivalente a diverse migliaia di stipendi mensili sommati tra loro.
Naturalmente eviterò di esprimere qualsiasi considerazione sul declassamento di Minali, limitandomi semmai, come sindacalista, a esprimere solidarietà per il suo caso personale, pur dubitando che l’esperienza vissuta possa avergli fatto comprendere l’errore commesso in occasione delle revoche natalizie.
Sono scettico circa l’ipotesi che abbia colto i devastanti aspetti umani derivanti dalla sua scelta perché la lettera, nella quale dichiara di non serbare “rancore” verso coloro che gli hanno espresso la propria sfiducia, è rivolta soltanto ai “colleghi” che ringrazia per la loro “dedizione” e per il loro “impegno” e non anche agli agenti che nel suo pensiero evidentemente non hanno fornito un contributo degno di considerazione alla crescita sostenibile dell’azienda, nonostante i colleghi Cattolica, soprattutto i monomandatari, lamentino da anni seri problemi di redditività agenziale.
Leggo in una nota diffusa dal Cda che la compagnia veronese “ha constatato e preso atto che si è progressivamente verificata una divergenza di visione con l’amministratore delegato per quanto riguarda l’organizzazione societaria, gli scenari strategici e i rapporti con i soci e col mercato”. Intendendo per mercato anche la rete agenziale, il mio pensiero va inevitabilmente alle revoche natalizie e all’ipotesi che la compagnia intenda cambiare registro nel rapporto con i suoi agenti, ma sarà davvero così? Vedremo.
Nel frattempo auspico che “l'attuazione del piano di crescita già annunciato ai mercati… , l'impegno a difendere i valori fondanti e il modello cooperativo” e la valutazione della “sostenibilità nel tempo dell'investimento dei soci e degli investitori” passino attraverso la conferma della centralità agenziale nelle strategie distributive dell’azienda, relegando la multicanalità alle aree di sviluppo marginali. Se così fosse le teste dei colleghi revocati e dell’Ad Minali non sarebbero rotolate inutilmente. 
Roberto Bianchi

4 commenti

  • Intermediario libero professionista
    Intermediario libero professionista Martedì, 05 Novembre 2019 08:17 Link al commento

    Bravo Roberto ottimo lavoro e come sempre lucido nella analisi e nella scrittura

  • Lorenzo
    Lorenzo Lunedì, 04 Novembre 2019 19:26 Link al commento

    Una delle tue tante lucidissime analisi sul nostro mondo! Grazie!

  • Gus
    Gus Lunedì, 04 Novembre 2019 17:48 Link al commento

    Bravo Roberto Bianchi.
    Hai espresso in modo inequivocabile il senso d'essere Agenti.
    Confidiamo, anche se la deriva finanziaria è un fiume in piena, in un nuovo umanesimo e nel rispetto di chiunque sappia svolgere con passione il proprio lavoro, a.d., dipendente o libero imprenditore (Agente) che sia.

  • Felice
    Felice Lunedì, 04 Novembre 2019 16:56 Link al commento

    Bravo Bianchi!!!

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