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Dopo 600 anni ancora le compagnie “fanno volentieri senza pagare” In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

L’opinione pubblica, al di là delle indagini di mercato sul tema della qualità percepita dalla clientela, riserva un pessimo giudizio al mondo assicurativo. Nei bar o al mercato la gente comune parla delle polizze Rcauto come fossero una tassa da pagare per non essere pescati senza dalle forze dell’ordine o dai nuovi sistemi di rilevazione e la sensibilità verso le altre forme di previdenza risulta tra le più basse del mondo sviluppato. Gli analisti fanno a gara nell’individuare le motivazioni sociologiche e culturali alla base dell’arretratezza manifestata degli italiani, ma difficilmente un consulente strategico ammetterebbe, se non sottoposto a tortura, che una delle cause principali resta da secoli l’insoddisfazione diffusa verso la modalità, la tempestività e la misura dei risarcimenti.
De li assicuratori. Che quando fanno dette sicurtà è loro dolce cosa a toccare il denaio: ma quando viene il disastro della perdita è tutto il contrario e ciascuno tira il culo indietro e fanno volentieri senza pagare”, sosteneva Francesco di Marco Datini, mercante pratese nel 1404. Oggi il giornalaio, con un sorrisino beffardo stampato sulla faccia e in un linguaggio meno arcaico dice al cliente cui sta porgendo il quotidiano che “quando si tratta di prendere i quattrini dai clienti le compagnie fanno a gara, ma se succede un sinistro ne inventano di tutti colori per non pagare”.
Al netto di ogni considerazione condivisibile sul malcostume di pretendere che le imprese si comportino come dei bancomat e soprattutto sul comportamento truffaldino di tanti cittadini che provano a gonfiare l’entità dei sinistri o addirittura a denunciarne di falsi, il fatto che dopo seicento anni l’umore dell’assicurato medio non sia cambiato dovrà pure farci riflettere. La musica in realtà è sempre la stessa, la gran parte delle compagnie sono divise in due sotto-compagnie: da una parte c’è quella che assume facendo in modo che le condizioni di polizza siano sempre più standardizzate e omologate a quelle della concorrenza - ricordate i bei tempi tramontati per sempre nei quali, al contrario, Ras si dava gran vanto dell’avere in catalogo polizze all riscks sia nel settore persone che in quello aziende? - e dall’altra c’è quella che liquida, anzi che liquida meno e più tardi possibile.
A chi replica ammonendomi di non generalizzare, risponderò che nel mio piccolo archivio, come in quello di ogni altra agenzia, riposano pratiche respinte o rinviate con motivazioni pretestuose per la gioia di avvocati e professionisti specializzati nel recupero dei sinistri.
Ne citerò alcune prese a caso:
una reiezione perché non sono chiare le cause del sinistro, ma non è forse compito del perito stabilire l’origine di una perdita d’acqua condotta dalle tubature del bagno corredata dalle foto raffiguranti le varie fasi della riparazione?
un’altra perché il sinistro è accaduto dopo la scadenza della polizza, peccato che non fosse ancora trascorso il periodo di proroga fissato dal contratto in 30 giorni,
un sinistro Rcauto liquidato in parte nel mese di agosto, in attesa di integrazione come da fattura del carrozziere e relativa perizia supplettiva dello studio peritale cui si appoggia la compagnia,
un altro Cvt ancora in attesa di definizione che è stato aperto dopo un anno dall’accadimento perché l’operatore non riusciva a trovare nel sistema una voce per descrivere l’evento,
la pratica del mio infortunio giacente presso il Giudice di Pace perché l’impresa millanta un analogo evento pregresso realmente mai accaduto.
In definitiva il primo motivo per il quale i consumatori sono scettici rispetto all’effettiva utilità delle polizze, non soltanto quelle obbligatorie per legge, risiede nel fatto che, al di là delle statistiche e degli effetti provocati dalla crisi economica sulle tasche dei cittadini, è sempre più  difficile per noi agenti dimostrare che nel momento del bisogno il contratto collocato era effettivamente adeguato. In senso più generale è difficile contrastare l’opinione diffusa che le polizze vengono pensate, elaborate e sottoscritte a solo vantaggio degli azionisti e non piuttosto a beneficio del cliente che ha subito il danno. Se c’era una cosa della quale un tempo l’industria assicurativa aveva davvero timore era proprio il danno reputazionale derivante dal mancato pagamento dei sinistri, mentre oggi sono tanti i marchi ingolositi dai flussi finanziari derivante dalla raccolta che sembrano manifestare disinteresse rispetto al turnover incessante dei clienti scontenti.
Per questo la diffusione del plurimandato e delle collaborazioni trasversali tra intermediari è divenuta, oltreché utile, persino indispensabile nel fornire al singolo agente la possibilità di soddisfare pienamente il bisogno di sicurezza, spesso inespresso, proveniente da famiglie e partite Iva. Se non voglio trovarmi spiazzato al momento del sinistro devo svolgere appieno il mio ruolo consulenziale prevendita comprende innanzitutto la valutazione dell’efficienza liquidativa delle fabbriche prodotto di cui mi sono dotato.
Soltanto questo fornirà a tutti noi la possibilità di rimanere centrali nella distribuzione assicurativa e di levarci al di sopra della schiera di apprendisti stregoni-intermediari-digitalizzati fatti germogliare dalle imprese mediante la somministrazione di organismi professionalmente modificati affinché non si facciamo mai venire alcun dubbio, neanche quando massacrano i clienti estorcendo loro una polizza vita a premio unico sommata alla quota capitale e finanziata al tasso di interesse previsto dalla linea di credito in fase di erogazione.
Roberto Bianchi

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