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Venti milioni di euro di multa alle banche. E se obbligare la stipula della polizza per il mutuo fosse estorsione? In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

L’inerzia quasi totale indotta dalle restrizioni alla circolazione produce in coloro i quali come me fanno dell’informazione il proprio mestiere, fornisce la possibilità di leggere materiale documentale che altrimenti rischierebbe di essere accantonato per il giorno dopo, oppure l’altro ancora, a causa della sua ponderosità. O anche del contenuto ampolloso in chiaro stile burocratico che dice tanto per non dire le cose essenziali, come il documento redatto congiuntamente da Ivass e Banca d’Italia a proposito dell’offerta di prodotti (assicurativi, ndr) abbinati ai finanziamenti che ho letto ieri mattina.
Approfitto peraltro della vostra inattività, gentili lettori, per approfondire questo tema molto sensibile che è tornato di grande attualità dopo la multa di oltre 20 milioni comminata nei giorni scorsi dall’Antitrust alle 4 principali banche italiane e non vi prometto che sarò breve. Chiunque abbia avuto accesso a un mutuo o a un personal prestito sa infatti che l’ente erogatore fa trascorrere un’infinità di tempo prima della sottoscrizione del contratto e lo fa a bella posta per portare il sottoscrittore all’esasperazione. Posso testimoniare che quando ho stipulato il mutuo per finanziare l’acquisto di casa, la direttrice della filiale tirò la corda fino al momento in cui sarebbero scattate le penali previste nel compromesso e quando mi ha convocato, giusto in tempo limite per firmare le pratiche, ha letto con velocità fulminea e mangiandosi le parole che il capitale finanziato era dato dalla sorte finanziata più l’importo di una polizza incendio e accessori vari a premio unico anticipato per l’equivalente di qualche migliaio di euro. Alle mie proteste che avevo già la mia multirischi abitazione essendo un agente di assicurazione, mi sono sentito rispondere che era possibile eliminare la polizza, ma che la pratica doveva essere di nuovo sottoposta al comitato e questo avrebbe comportato l’ulteriore ritardo di 30-45 giorni. Peccato che nel frattempo il compromesso sarebbe decaduto e il proprietario avrebbe trattenuto la caparra a titolo di penalità.
Ivass, in risposta alle Faq Consumatori sul tema in specie, risponde che la Legge Concorrenza L. 124/2017 ha introdotto “l’obbligo per gli istituti di credito e gli intermediari finanziari di accettare le polizze vita e danni autonomamente reperite dal cliente sul mercato, senza variare le condizioni offerte per l’erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo…”. Attenzione, questo non significa che tutto sia cambiato rispetto a quando io sono stato costretto a sottoscrivere una polizza doppione per la casa, senza esserne stato informato preventivamente e senza che potessi vincolare quella che avevo già in corso senza ulteriore spesa. No, in realtà il comportamento di banche e istituti finanziari è rimasto invariato, come potrebbero testimoniare, ad esempio, quei correntisti che nel lungo periodo della crisi finanziaria, per coprire un conto in rosso, sono stati costretti a sottoscrivere con la banca un accantonamento in polizza vita, di cui non sentivano alcun bisogno, pur di accedere a un personal prestito con il quale azzerare lo scoperto.
Nel lungo documento di Ivass e Banca d’Italia si parla in evoluto burocratese di molte cose, ma non del diffuso metodo estorsivo utilizzato da talune banche (mi esprimo così per evitare il tribunale) nell’indurre (anche questo verbo mi serve per non finire davanti a un giudice) il cliente in cerca di denaro a sottoscrivere contratti assicurativi, obbligatori e non, che potrebbe reperire sul mercato a condizioni spesso migliori.
Quanto vale questo giochino? Nel 2015, ultimo dato ufficiale che ho reperito nella documentazione Ivass, ca. 1,5 miliardi di euro di premi tra vita (60%), perdite pecuniarie e danni (40%), per di più a un costo che secondo Ivass e Banca d’Italia - e in questo caso i numeri sono attuali in quanto contenuti nel succitato documento congiunto - è oltre il doppio di quello applicato alle polizze collocate dal canale tradizionale (25,7% il primo e 11,9% il secondo). Cioè la rete agenziale costa al cliente meno della metà delle banche, nonostante il valore della consulenza professionale prestata dagli agenti e dai rispettivi collaboratori sia di gran lunga superiore rispetto a quella offerta dai riciclati dipendenti bancari in esubero.
Ma nessuno parla del fatto che le polizze, vendute a premio unico, vengono sommate al finanziamento aumentandone l’importo e di conseguenza permettono all’istituto finanziario di lucrare sul differenziale tra il costo del denaro alla fonte, ormai vicino allo zero e i tassi dei finanziamenti. Questo plus va applicato, come puntualizza Altroconsumo a proposito del “mutuo ideale”, a importi “in media di 120.000 euro di capitale e una durata superiore ai 20 anni”. Va detto che lo Sna ha segnalato più volte come gli interessi, in conseguenza delle alchimie cui viene sottoposto il calcolo della rata di mutuo, generino un Tasso annuo effettivo globale (Taeg) ampiamente a due cifre e questo genera ulteriori “compensi aggiuntivi invisibili” per milioni di euro a favore degli istituti di credito.
Ecco allora che vorrei semplificare in un linguaggio comprensibile a tutti la vexata quaestio delle polizze collegate ai mutui.
I bancari, improvvisati intermediari assicurativi della domenica, devono chiarire al potenziale cliente che in base a quanto disposto dalla summensionata Legge Concorrenza: l’erogazione del finanziamento può prevedere la stipula di polizze obbligatorie che possono essere reperite anche all’esterno; le altre polizze non sono obbligatorie e quindi si può non acquistarle; le condizioni del mutuo o del personal prestito non possono variare in peggio se il cliente non sottoscrive le polizze o le sottoscrive presso altri intermediari.
Ma soprattutto devono essere consapevoli che è vietato per legge obbligare un cliente a sottoscrivere una polizza perché, sebbene nel nostro Paese siano cadute tante certezze, colui il quale costringe un soggetto terzo, nel nostro caso facendogli temere che non otterrà un finanziamento di cui ha necessità, a stipulare un contratto assicurativo, di fatto incorre nel reato di estorsione che, essendo penale, ricade unicamente su chi l’ha commesso, cioè sul suddetto venditore domenicale di polizze. E, se almeno 3 persone concorressero alla filiera coercitiva, potrebbero persino configurarsi comportamenti di rilevanza plurisoggettiva come il reato di associazione a delinquere, con possibile coinvolgimento anche dei soggetti che non hanno partecipato personalmente al delitto, ovvero dell’intera struttura commerciale della filiale e anche di quella manageriale della banca.
Ma non basta, le banche e le compagnie che dovessero trarre profitto ingiusto dall’eventuale illecito compiuto sistematicamente dai propri dipendenti a danno dei clienti, potrebbero essere costrette a risponderne quanto meno in termini di mancato controllo e di compliance industriale. Se non addirittura di correità in dipendenza del fatto che i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti, ex art. 2049 del Codice civile. E a meno che lo sportellista bancario non intenda strafare costringendo il mutuatario a sottoscrivere la polizza emessa da un amico intermediario che magari gli passa sottobanco qualche decina di euro di provvigioni, non c’è dubbio che strategie e modalità operative dipendono dai soggetti apicali dei due componenti della joint venture: compagnie e istituti bancari. Se poi essi fossero in partecipazione azionaria reciproca, allora l’ente erogatore coinciderebbe con l’ente assicuratore e forse si aprirebbe anche il capitolo del conflitto di interessi in possibile violazione delle norme contenute nella Idd. E allora le conseguenze sarebbero davvero imprevedibili.
Avete visto? Una paginetta per dire che la tanto enfatizzata multicanalità anche in questo caso conviene a tutti meno che al consumatore e che le Autority preposte, dopo avere scritto fiumi di parole, dovrebbero finalmente mettere fine a una tale schifezza.
Roberto Bianchi

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