Menu

Per gli agenti è ora di saltare fuori dal pentolone delle compagnie prima di finire bolliti In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

Negli ultimi tempi sto maturando la convinzione che il plurimandato e le collaborazioni orizzontali tra iscritti al Rui potrebbero essere le ultime grandi conquiste della nostra categoria, se l’industria assicurativa riuscisse a sviluppare gli anticorpi utili a rimettere le lancette del tempo indietro nella storia. Ai suoi tempi Roberto Gavazzi, nei primi due giorni di lavoro da amministratore delegato, eliminava i direttori generali di Fondiaria, Milano e La Previdente comunicando loro laconicamente: “Io sono abituato a lavorare da solo”. Con la stessa arroganza avrebbe voluto fare strage di agenti convinto che l’unica strada per risanare il Gruppo finanziario fosse utilizzare senza scrupoli il pugno di ferro con tutti. Molta acqua è passata sotto i ponti e la strategia delle imprese è radicalmente cambiata, non tanto perché i manager abbiano perso il vizio, quanto piuttosto perché hanno dismesso il pelo dei taglia teste che pretendevano di ottenere tutto e subito, per trasformarsi in altrettanti strateghi del lungo periodo.
Provate a immaginare se soltanto cinque o sei anni fa una qualsiasi rete agenziale si fosse vista impedire dalla mandante, in un colpo solo, il libero esercizio del plurimandato e delle collaborazioni, avesse subito lo scippo dell’incasso dei premi, della libera titolarità dei dati della clientela e della proprietà industriale dei data base di agenzia, fosse stata sottoposta a una digitalizzazione forzata volta a disintermediare la gestione dei clienti e a sviluppare la multicanalità distributiva. Come minimo il Gruppo agenti, fosse stato anche il più fidelizzato alla mandante, sarebbe sceso in piazza insieme allo Sna e avrebbe iniziato una stagione di lotte dedicate a tutelare ogni singolo agente dalle prepotenze che stava subendo. Ecco in cosa consiste il trucco adottato dall’industria assicurativa per raggiungere i propri obiettivi: sgretolare progressivamente, mattone dopo mattone, il muro della resistenza opposta alla loro protervia dal Sindacato nazionale agenti e dai Gaa illuminati ad esso iscritti, facendo digerire le pillole letali una alla volta. Ciascuna compagnia si specializza sul proprio terreno e le altre la emulano in un continuo mescolio di carte in tavola. Una spinge sulla disintermediazione scippando i dati dei clienti, l’altra invertendo il flusso finanziario e appropriandosi dell’incasso dei premi, un’altra ancora pressa sulla multicanalità e magari sul contemporaneo ripristino dell’esclusiva di fatto e così via. Poi, quando il principio è stato forzato e la corrispondente rete agenziale l’ha digerito, l’operazione viene copiata in una continua rincorsa all’omologazione al peggio imperniata sulla nostra rassegnazione al peggio.
Sì è vero, ogni tanto qualche prova muscolare non guasta, perché i “morti” fanno miracoli nel fare in modo che il pasto amaro della sudditanza venga ingurgitato senza troppa resistenza, però le imprese hanno acquisito l’intelligenza di alternare la frusta con il più rassicurante zuccherino. L’essenziale è che ogni strappo sia venduto in chiave di vantaggio, dal management e via via giù dai vari sottolivelli di responsabilità fino ai personaggi in cerca d’autore che affollano le nostre agenzie, affinché la svendita dei diritti conquistati nel tempo dalla categoria appaia utile agli interessi degli agenti anziché dannosa, a volte irreparabilmente, come in effetti è.
I ricercatori della John Hopkins University, nel lontano 1882, aveva svolto uno studio notando che, se infilata in una pentola di acqua bollente, una rana aveva la reazione immediata di saltare fuori dal contenitore per trarsi in salvo mentre, se posta in una pentola di acqua fredda che poi veniva riscaldata in modo costante, la rana finiva per assuefarsi al calore crescente e finiva per morire senza alcuna reazione.
Sulla scorta di questo precedente accademico, il linguista e filosofo americano Noam Chomsky elaborò in seguito una riflessione più completa su quella che denominò appunto tecnica della “rana bollita”, quotidianamente utilizzata dalle mandanti per sfiancare la capacità di reazione dei mandatari, cioè di tutti noi. Una metodologia travestita da “benessere” e comprendente il solito corollario di fascinazioni come il “nuovo modo di approcciare il mercato”, la “maggiore integrazione con l’impresa”, una “tecnologia sempre più sviluppata”, un “approccio evoluto con la clientela”, che nella realtà si dimostrano essere altrettanti tratti della strada verso la marginalizzazione della nostra categoria.
Il futuro però è nelle nostre mani e nel nostro coraggio di dare vita a un mondo migliore. Certo che corriamo e correremo qualche rischio scegliendo di accettare il cambiamento, ma è bene renderci conto che esso non consiste nel cedere al fascino avvolgente del liquido manipolatorio nel quale le compagnie provano a bollire i nostri cervelli, quanto piuttosto nel conquistare l’indipendenza imprenditoriale e l’autonomia professionale dalle fabbriche prodotti.
Così come ai tempi di Gavazzi è toccato al Sindacato fare le barricate contro la pericolosità dei manager autoritari, oggi gli compete di far capire alla categoria che non sarà tanto l’acqua bollente ad ucciderla, quanto piuttosto la sua eventuale incapacità di intuire quando è il momento di saltare fuori dal pentolone.
A mio avviso quel momento è arrivato e secondo voi?
Roberto Bianchi

Torna in alto

Deprecated: preg_replace(): The /e modifier is deprecated, use preg_replace_callback instead in /web/htdocs/www.snachannel.it/home/libraries/joomla/filter/input.php on line 697

Deprecated: preg_replace(): The /e modifier is deprecated, use preg_replace_callback instead in /web/htdocs/www.snachannel.it/home/libraries/joomla/filter/input.php on line 700