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Infortunio sul lavoro e Covid-19, Sna ci ha visto lungo e bene. L’Inail conferma l'interpretazione iniziale del Sindacato nazionale agenti In evidenza

Infortunio sul lavoro e Covid-19, Sna ci ha visto lungo e bene. L’Inail conferma l'interpretazione iniziale del Sindacato nazionale agenti

MILANO - Il 13 maggio Snachannel ha pubblicato un articolo in cui venivano analizzate le conseguenze che avrebbero potuto portare, nel mondo assicurativo e non, la circolare dell’Inail n. 13 del 3 aprile 2020 (link all'alticolo). Nei giorni successivi ci sono stati “titoloni” di quotidiani che inneggiavano al disastro imprenditoriale e prospettavano un futuro di responsabilità civili e penali a prescindere dalle fattive responsabilità o meno del datore di lavoro.
Senonché, il 15 maggio, l’Inail ha rilasciato un comunicato stampa intitolato: “L’infortunio sul lavoro per Covid-19 non è collegato alla responsabilità penale e civile del datore di lavoro".
Il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa. In riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro per le infezioni da Covid-19 dei lavoratori per motivi professionali - prosegue il comunicato stampa - è utile precisare che dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro.
Sono diversi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail per la tutela relativa agli infortuni sul lavoro e quelli per il riconoscimento della responsabilità civile e penale del datore di lavoro che non abbia rispettato le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Queste responsabilità devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative Inail. Pertanto – si legge ancora nella nota dell’Inail - il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza in tale ambito del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del pubblico ministero. E neanche in sede civile il riconoscimento della tutela infortunistica rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo per aver causato l’evento dannoso.
Al riguardo – conclude il documento dell’Istituto Nazionale - si deve ritenere che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico, rendano peraltro estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.
A riprova della positiva lettura, molte compagnie del mercato stanno inviando ai colleghi lettere di conferma di copertura RCO ai casi conseguenti al Covid-19. Adesso restiamo in attesa di scoprire quali categorie apparterranno alla presunzione di contagio e quali no. La raccomandazione espressa nel precedente articolo viene rinnovata una volta di più: la parola d’ordine è attenersi ai protocolli ministeriali, oltreché alle eventuali linee guida specifiche che verranno comunicate da Sna.
Tiziano Salerno

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