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Il ruolo della compagnia del vettore in caso di danno al trasportato, il punto sull'importante sentenza della Corte di Cassazione In evidenza

Il ruolo della compagnia del vettore in caso di danno al trasportato, il punto sull'importante sentenza della Corte di Cassazione

MILANO - Il caso affrontato dalla Suprema Corte trae origine da un sinistro occorso tra due auto; nella prima viaggiavano quattro persone delle quali due, conducente e un trasportato, decedettero mentre i rimanenti due trasportati riportarono, in seguito all’incidente, delle lesioni. L’altro veicolo coinvolto invece, aveva a bordo il solo conducente, il quale risultò incolume dal sinistro. In ragione del fatto occorso, la compagnia del conducente rimasto incolume convenne in giudizio i danneggiati ex art. 140 Cod. Ass. mettendo a disposizione il massimale assicurativo, mentre i trasportati sopravvissuti così come gli eredi del deceduto citarono in giudizio la Compagnia del vettore, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass.
In primo grado la compagnia del conducente incolume venne condannata al risarcimento dei danneggiati in misura pari all’80% mentre, diversamente, la compagnia del vettore defunto venne condannata per il rimanente 20%.
In secondo grado la pronuncia venne modificata e, accertata l’integrale responsabilità nella causazione del sinistro in capo al conducente sopravvissuto, la Corte d’Appello condannò la compagnia del conducente incolume a risarcire tutti i danneggiati e, specularmente, la compagnia del vettore defunto venne condannata a risarcire i trasportati sopravvissuti e i congiunti del trasportato defunto.
Fronte alla complessa vicenda processuale sopra riassunta per sommi capi, la tematica che è stata devoluta alla Suprema Corte verte sull’interpretazione dell’art. 141 Cod.Ass., di concerto con il disposto di cui all’art. 140 Cod.Ass., al fine di comprendere se la compagnia del vettore sia tenuta a risarcire i trasportati anche qualora sia stato processualmente acclarato che il conducente-vettore non abbia avuto alcuna responsabilità nella causazione del sinistro.
Su questo piano si confrontano due paradigmi interpretativi dell’art. 141 cit.; secondo un primo orientamento la compagnia del vettore è sempre responsabile del risarcimento del trasportato salvo il caso fortuito inteso, quest’ultimo, come comprensivo di soli eventi naturali imprevedibili e non anche di condotte umane. Sulla base di questo orientamento si configura, in sostanza, una presunzione di responsabilità in capo alla compagnia del vettore, comunemente definita “no fault”;  i sostenitori di tale impostazione, fanno espressamente leva sul passaggio dell’art. 141 Cod. Ass. in cui si prevede che l’indennizzo parrebbe operare “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”.
Secondo un contrapposto orientamento, invece, la categoria giuridica del caso fortuito sarebbe comprensiva anche delle condotte umane, con il che il vettore dovrebbe sempre avere una quota di responsabilità nel contesto del sinistro, perché la sua compagnia risulti obbligata a risarcire il trasportato. Specularmente a quanto osservato in merito al primo orientamento, in questo distinto contesto i sostenitori dell’esposta teoria fanno specifico riferimento al passaggio dell’art. 141 cod.ass. in cui si legge “salvo l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito”.
Si comprende dunque che le opposte paradigmatiche si contrappongono anche sul piano letterale della norma più volte citata, facendo specularmente leva su diversi passaggi e legittimando quindi l’insorgere di una questione circa la presunta contraddizione del dettato legislativo di cui all’art. 141 Cod. Ass..
I Giudici della Suprema Corte si sono pertanto trovati nella condizione di dover sciogliere l’alternativa costituita dai predetti orientamenti, dovendo quindi affrontare un duplice tema. L’avallo di uno piuttosto che dell’altro orientamento di cui sopra si è fatta menzione, passava, infatti, non solo per l’accezione con cui si intendeva accogliere il concetto di caso fortuito, ma anche l’inciso, riportato dalla norma dell’art. 141 Cod. Ass., secondo cui parrebbe che al di fuori del caso fortuito l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussista “a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”. Sul tema del caso fortuito la Corte di Cassazione ha aderito all’orientamento prevalente, secondo il quale il concetto in esame non esclude le condotte umane, comprendendo pertanto anche il comportamento del conducente di altro veicolo ed escludendo già di principio, per l’effetto, ogni tesi orientata all’oggettivizzazione della responsabilità della compagnia del vettore, ciò per creare un equo contemperamento degli interessi tra il trasportato e l’assicuratore del vettore.
Sottolinea la Corte di Cassazione che, laddove il “legislatore avesse inteso oggettivizzare la responsabilità dell’assicuratore del vettore, sarebbe stato logico - e più che mai per l’incipit sul caso fortuito - che l’inciso fosse stato: “a prescindere dall’accertamento della responsabilità del conducente””, invece è stata scelta una diversa formula.
L’inciso secondo cui, invece, l’obbligo risarcitorio della Compagnia del vettore sussiste “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti” è stato inteso dalla Suprema Corte come prettamente valevole sotto il profilo processuale; in altri termini, nel momento in cui il caso fortuito è da ritenersi escluso nel caso concreto, “non emergendo che il legislatore abbia derogato all’ordinario paradigma dell’onere probatorio del caso fortuito, l’attore/trasportato non ha alcun onere di prova al riguardo, perché sarebbe altrimenti gravato di una prova negativa - cioè di provare che non esiste il caso fortuito per dimostrare che esiste la responsabilità del convenuto”.
Ne deriva quindi la massima secondo cui “l’art. 141 Cod. Ass., in conseguenza del riferimento al caso fortuito - nella giuridica accezione inclusiva di condotte umane - come limite all’obbligo risarcitorio dell’assicuratore del vettore verso il trasportato danneggiato nel sinistro, richiede che il vettore sia almeno corresponsabile del sinistro quale presupposto della condanna risarcitoria del suo assicuratore; una volta accertato l’an della responsabilità del vettore, non occorre accertare quale sia la misura di responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, dovendo comunque l’assicuratore del vettore risarcire in toto il trasportato, salva eventuale rivalsa verso l’assicuratore di altro corresponsabile o di altri corresponsabili della causazione del sinistro”.
La massima in commento sintetizza quindi la ricostruzione interpretativa che la Suprema Corte ha reso in merito all’art. 141 Cod. Ass., precisando altresì che l’istituto della rivalsa sarà direttamente funzionale, in caso di responsabilità del vettore, a recuperare da parte dell’assicurazione di quest’ultimo, la quota di indennizzo versata e facente più diretto riferimento alla responsabilità del danneggiante corresponsabile.
Avv. Giovanni Nosengo

 

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