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Generali senza esercito messi in fuga dalla realtà In evidenza

GIACOMO ANEDDA GIACOMO ANEDDA

Andando oltre la legittima soddisfazione per il successo referendario riportato dalla lista presentata dallo Sna la quale, nonostante i diversi tentativi per boicottarla, ha ottenuto 86% dei consensi degli iscritti al Fondo e la conseguente attribuzione di 21 rappresentanti sui 24 complessivamente riservati agli agenti, non possiamo fare a meno di riflettere su un altro tema associativo, che il risultato referendario ha chiaramente evidenziato: la clamorosa mancanza di consenso intorno alla linea politica di Anapa.
Il mondo della rappresentanza sindacale e, più in generale, di tutta la politica, non può prescindere dal consenso, grazie al quale si ottiene la credibilità e la considerazione. Senza una larga e condivisa approvazione, non si è politicamente autorevoli e nemmeno tenuti in considerazione dagli interlocutori. Essere portatori di una condivisione solida e riconosciuta è quindi indispensabile per risultare credibili agli occhi delle istituzioni. Anapa lo sa benissimo, tanto è vero che ha giustificato la sua stessa nascita, sostenendo di essere rappresentativa di un rilevante numero di soci e di un considerevole numero di Gruppi Agenti in disaccordo rispetto alle proposte Sna. Il tutto, volendo credere alle autocertificazioni, valeva ben il 70% dell’intero volume dei premi intermediati nel nostro Paese.
C’è voluto il referendum Fonage per andare oltre le autocerficazioni e mostrarci la realtà, quella vera e non quella millantata. Non solo una storia profondamente diversa rispetto a quella che veniva raccontata, ma una realtà attuale altrettanto diversa rispetto alla millantata base associativa che, delle tre l’una: o non esiste o se esiste, se ne guarda però bene dal seguire le indicazioni, le strategie e le direttive politiche dei suoi rappresentanti o, peggio ancora (e probabilmente è questa la verità), non esiste, e quella che esiste non vota per il sodalizio di Vincenzo Cirasola.
Il telegramma “fine del bluff” fatto pervenire ad Anapa, per il tramite del referendum Fonage, è chiaro e non necessita di ulteriori interpretazioni. In qualunque organizzazione di rappresentanza dopo un risultato elettorale come quello appena ottenuto, i responsabili fanno un passo indietro e le idee passi in avanti, verso chi rappresenta davvero le esigenze della categoria. Di generali senza esercito coperti di medaglie di latta, che pretendono di avere comunque un posto garantito in prima fila, non ne sentiamo la necessità, soprattutto se la prima fila è quella dei tavoli della contrattazione di primo livello. Ad iniziare dal rinnovo dell’accordo Ana, a quel tavolo – e a tutti gli altri – vogliamo rappresentanti veri, credibili, autorevoli e consapevoli di essere delegati a difendere i nostri interessi e la nostra professione.
Giacomo Anedda

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