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Messaggio del Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi agli iscritti: Per me nessuno è indifendibile. Vi spiego perché In evidenza

Messaggio del Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi agli iscritti: Per me nessuno è indifendibile. Vi spiego perché

In questa calda estate post lockdown, tra la preoccupazione di nuovi focolai epidemiologici e la paura di un autunno in profonda crisi economica ed occupazionale, mentre gli agenti cercano disperatamente di mantenere in equilibrio i propri bilanci e di salvaguardare, per quanto possibile, i propri portafogli incassi, alcune imprese hanno pensato bene di dare il via ad una fitta serie di verifiche ispettive e di chiusure agenziali. Io stesso ne sono stato vittima, forse per aver “colpevolmente” rifiutato di sottoscrivere un accordo privacy incoerente con la politica Sna e con la stessa normativa GDPR, come gli esperti hanno prontamente evidenziato.
Eppure, tutto questo rischia ancora una volta di passare in sordina. Complice il periodo festivo, la poca attenzione, la scarsa capacità dei colleghi e spesso delle Rappresentanze aziendali di percepire immediatamente tali fenomeni e di contrastarli con determinazione. Anche alcuni membri dell’Esecutivo nazionale uscente, decaduti dalla carica appena qualche giorno fa, sono fatti oggetto di queste “attenzioni”, con esiti ancora incerti e che destano inquietudine. Mi viene spesso chiesto se, nei casi più gravi e cioè in presenza di fatti od omissioni di una certa rilevanza, un collega abbia comunque diritto ad essere assistito, tutelato dal Sindacato. Ho sempre risposto e risponderò sempre positivamente!
Non solo perché all’art. 2 dello Statuto Sna è scritto tra l’altro che il Sindacato “tutela e promuove gli interessi imprenditoriali, professionali, morali ed economici degli agenti di assicurazione, anche quando, ai vari livelli, in possesso dei requisiti di legge, operino nel settore finanziario”, ma anche e soprattutto perché nella mia idea di Sindacato chi è iscritto deve essere sempre e comunque tutelato. Ci penseranno i Tribunali, le Autorità competenti, a sanzionarlo per le eventuali violazioni alle norme imperative, ci penserà il Collegio dei Probiviri, se tenuto a farlo, ma uno dei principi fondamentali sui quali si basa l’attività associativa sindacale e che auspico condiviso dalla maggioranza della categoria è che un iscritto in difficoltà è prima di tutto un collega da difendere, da assistere e tutelare.
Ecco perché mi avete visto e mi vedete schierato al fianco di tutti i colleghi, indipendentemente dalla gravità delle loro mancanze, fino all’estrema ipotesi del dolo che siamo tenuti a considerate conclamato solo dopo che sia stato provato a termini di Legge e non certo basandolo su semplici supposizioni o su pettegolezzi, troppo spesso infondati. Lo stabilisce 'art. 42 del Codice Penale italiano, secondo cui nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come delitto, se non l'ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente indicati dalla legge. Forse molti di noi ignorano che "Il delitto è doloso o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la Legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione" (art. 43 CP). Si distingue infatti il caso della c.d. colpa cosciente, anche detta colpa con previsione dell'evento. Esso ricorre quando l'agente prevede sì l'evento, ma esclude (erroneamente) che questo si possa realizzare, tanto che, se avesse compreso che l'evento in questione sarebbe venuto in essere, non avrebbe agito. Un esempio è dato da Tizio che guida l'automobile a tutta velocità e si rappresenta la possibilità di incidente, ma continua a correre fiducioso nella sua abilità di guidatore e convinto che ciò non si verificherà.
Quante volte ci rendiamo conto che un collega, di esperienza pluridecennale e da sempre rispettoso delle disposizioni normative, ha confidato eccessivamente nelle proprie capacità gestionali e si è conseguentemente trovato in situazione di sofferenza, di disequilibrio economico agenziale? Davanti ad un’emergenza di questo tipo, come ci dobbiamo comportare? Secondo le procedure delle imprese, che, fotografato lo stato di difficoltà dell’agente, chiedono l’immediato saldo di cassa e recedono il rapporto, giungendo talvolta alla giusta causa? Secondo la morale di quei colleghi, più vicini alla compagnia, che ne condividono la prassi e che inneggiano alla selezione della specie, all’espulsione dal sistema degli elementi più deboli? Credo proprio di no. Continuo a ritenere che quando un agente si trova in mare aperto e si alzano le onde, il Sindacato debba lanciargli la scialuppa, senza se e senza ma.
Verrà il tempo dei chiarimenti, degli approfondimenti, delle disquisizioni e delle morali, ma l’emergenza richiede spirito di abnegazione, altruismo, solidarietà. Qualità che non possono mancare alla più grande Organizzazione di rappresentanza degli agenti in Italia, tra le maggiori in Europa.
Claudio Demozzi
Presidente nazionale Sna

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