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Annullati 215.000 congressi, un esercito di autocrati come Claudio Demozzi che rifiutano il confronto? In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

In un comunicato stampa diramato alla fine di luglio, la Federcongressi&Eventi denunciava lo stato di crisi del settore provocato dalle misure di sicurezza in tema di salute messe in atto dal Governo per limitare la diffusione del contagio e dalle scelte precauzionali adottate dagli innumerevoli enti e associazioni che ogni anno organizzano i rispettivi appuntamenti istituzionali.
Secondo il sondaggio effettuato dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica in collaborazione con la Federazione, il 70% degli appuntamenti previsti nel 2020 è stato cancellato e l’ulteriore 13% che era stato posticipato ad altra data nel corso dell’anno viene annullato a mano a mano che passa il tempo. Il residuo 17% è stato rinviato dagli organizzatori più ottimisti al 2021, salvo verificare la situazione del momento che purtroppo non si prevede particolarmente favorevole, visto che la somministrazione di massa dei vaccini richiederà ancora molti mesi prima di entrare a regime.
I numeri sono ancora più impressionanti delle percentuali, dato che circa 215.000 incontri istituzionali sono stati già annullati e si stima che quasi 40.000 lo saranno durante lo scorcio finale dell’anno, in conseguenza dell’andamento preoccupante dei contagi. I primi appuntamenti soppressi sono quelli che interessano i medici, per definizione i soggetti maggiormente informati sulla reale pericolosità degli assembramenti: Aida, Sic, Amab, Sipec, Adoi, Anmco, Sopsi e l’elenco potrebbe proseguire a lungo.
Al di là dei danni economici provocati dalla situazione drammatica che stiamo vivendo a uno dei settori più fiorenti del nostro Paese, quello che più mi preoccupa è comunque l’attacco complessivo alla democrazia interna di tutte le associazioni intermedie. Come avviene in Sna, infatti, un numero enorme di Presidenti uscenti ha deciso di frustrare il confronto sulle idee adottando lo svolgimento del congresso in modalità on line. Pensate, un’infinità di Claudio Demozzi che scelgono la via autoritaria di celebrare comunque l’appuntamento congressuale, anziché rinviarlo all’anno prossimo quando c’è il rischio che la situazione sia peggiore di quella attuale, tanto da doverlo rinviare ancora.
Un esercito di tecnocrati indifferenti alla componente relazionale delle adunanze istituzionali cercano di infilare il dibattito nell’ambito angusto degli schermi video, proprio come è accaduto in occasione dell’85° Comitato Centrale Sna del giugno scorso, il più partecipato e con il maggior numero si interventi nella storia dello Sna. Se ci pensate si tratta davvero di una mostruosità gratuita perché tutti avremmo preferito spostare l’evento di qualche mese purché fosse svolto di persona, ma lui no, il professorino dei primi momenti, che nel tempo si è trasformato in prepotente autocrate, non ne vuole sapere e ci costringe tutti a sopportare la freddezza del collegamento su pc, tablet o smartphone. Eppure avrebbe potuto continuare ad esercitare la sua funzione anche a mandato scaduto per altri 7 o 8 mesi, a dispetto di quanto suggeriscano il buon senso e la consuetudine e pur sapendo che un Gruppo dirigente in prorogatio, con mandato giunto a scadenza, è molto meno forte, agli occhi della controparte istituzionale, delle autority e del mondo politico, di quanto possa esserlo un vertice sindacale che ha di fronte a sé una prospettiva politica di tre anni.
Una cosa è fare affermazioni al limite della rilevanza penale in una chat che è sempre una modalità a distanza, ma va bene, altra è porre con chiarezza domande nell’unica sede deputata, il Congresso nazionale, senza potersi guardare negli occhi dall’alto del leggio e dovendosi accontentare del confronto a distanza che, in questo caso, non va bene.
Ma vuoi mettere? Tutti insieme, non si sa quando forse alla fine del 2021 o magari nel 2022, a fare corridoio e a tirare lungo la notte nelle hall degli alberghi per cercare una strategia capace di mettere in difficoltà Claudio Demozzi il quale, bisogna ammetterlo, ha la colpa principale di riscuotere un consenso spontaneo talmente plebiscitario da farlo somigliare a un dittatore che invece il consenso lo impone con la forza.
Non se ne può più di uno che le ha azzeccate pressoché tutte le battaglie sindacali, bisogna trovare qualche falla nella sua trasparenza politica e amministrativa, è giunto il momento di dimostrare “che almeno ancora siamo vivi!” dice qualcuno con il buon senso di chi prima ha fatto parte e ora prende le distanze. Sì, sarà pur vero che un solo contagiato durante il Congresso in presenza farebbe avviare la procedura prevista per i nuovi focolai e creerebbe difficoltà enormi a tutti i partecipanti, con il rischio reale di diffondere il contagio nella categoria, ma la posta in gioco: Giovanardi e Marano, Ebisep e Assicurmed, i compensi di carica e i gettoni di presenza, i bottegai di Aby Broker e quel prezzolato di Bianchi pagato con i prestiti fatti da Sna a Snas, è alta e merita di essere smascherata.
Un solo auspicio unisca tutti coloro che non accettano la decisione emergenziale adottata obtorto collo di svolgere per precauzione e per senso di responsabilità un appuntamento congressuale in modalità digitale: “come la natura insegna, un po’ di pazienza e la nebbia si dirada”. Così, aggiungo io, a cielo sereno ci facciamo tutti una bella risata e si sa che non conviene mai esultare con troppo anticipo.
Roberto Bianchi

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