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Polizze online on-demand, nel 2020 un fallimento. I risultati della clamorosa ricerca dell’Italian Insurtech Association In evidenza

Polizze online on-demand, nel 2020 un fallimento. I risultati della clamorosa ricerca dell’Italian Insurtech Association

MILANO - Secondo una ricerca dell’Italian Insurtech Association (IIA), Il 2020 è stato il primo vero anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a diffondersi nel mercato assicurativo italiano: sarebbero state 385.000 le persone che avrebbero sottoscritto tali prodotti, pari all’1,2% della popolazione digitale. Benché la crescita, rispetto ai dodici mesi precedenti, sia stata dell’ordine del +250%, in termini assoluti e percentuali sul totale del mercato rimane pur sempre un indice di penetrazione davvero modesto.
La percentuale dell’1,2% registrata in Italia secondo la ricerca IIA, attesta una sorta di fallimento per chi ha investito molte risorse nell’avvio di questo ambito distributivo. Nel resto d’Europa le cose non stanno molto meglio, seppure la percentuale dell’1,2% italiana è superata dal 3,3% del Centro Europa e dal 6,1% del solito Regno Unito, unico Paese nel quale queste nuove modalità sembrano attecchire con una certa facilità.
Secondo alcuni esperti la previsione di incremento della vendita di polizze on-demand nel nostro Paese parla, per il prossimo anno, di percentuali tra il 250% ed il 300%, grazie all’aumento dell’uso del commercio digitale da parte degli italiani, complice anche il semi-lockdown di questo periodo.
La ricerca di IIA è stata condotta tra settembre e ottobre 2020, su un campione di 60 aziende associate all’IIA e rappresentative del settore, in relazione alle proprie vendite sui canali digitali ed alle proprie prospettive di crescita. Lo studio riguarda le polizze on-demand, cioè le polizze assicurative sottoscrivibili  direttamente attraverso i canali digitali delle compagnie assicurative, di intermediari o di distributori.
Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi “le compagnie dovrebbero investire di più e meglio sulle reti agenziali, sollecitare la domanda di coperture al passo con le aspettative dei clienti tramite i canali tradizionali che sono anche quelli più adatti a contribuire alla diffusione di una maggiore cultura assicurativa; dovrebbero smetterla di distrarre ingenti risorse in continui tentativi di disintermediazione. Sappiamo bene che non è il mercato a chiedere la disintermediazione, anzi è vero il contrario, ma sono le Imprese che troppo spesso spingono sull’acceleratore della disintermediazione, della vendita online, per poter collocare i prodotti che vogliono ai clienti, alle condizioni che interessano principalmente agli azionisti”.
La Redazione

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