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Basta soprusi, è indispensabile fissare le regole comportamentali delle mandanti In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

♦ Fatta eccezione dei soliti amici degli amici vaneggiatori degli interessi condivisi, ormai tutti abbiamo capito che il rapporto fiduciario tra impresa e agente è una bufala, o meglio, che gli agenti ripongono una fiducia spesso fideistica verso le rispettive mandanti, mentre queste non ricambiano affatto le attenzioni ricevute. Altrimenti non saremmo ridotti a semplici esecutori delle decisioni prese ai piani alti e le polizze non sarebbero tutte precotte come i cibi da asporto che vanno tanto di moda ai tempi della pandemia globale.
Una fiducia malriposta quella della rete agenziale nei confronti delle compagnie, dal momento che esse hanno intrapreso negli ultimi anni una rincorsa verso l’aggiramento, più o meno marcato a seconda dei casi, tanto delle norme scritte nell’Accordo nazionale, quanto dei dettami non scritti che dovrebbero regolare i vincoli tra fabbriche prodotti e intermediari. Mi riferisco ad esempio al rapporto di collaborazione tipo Genialloyd, autodefinito nel sito istituzionale “moderno e innovativo” probabilmente perché lontano dalle principali regole e tutele poste dall’Ana, oltreché al mandato agenziale anomalo conferito più recentemente da Bene Assicurazioni, pensate un po’, a un subagente, intermediario impossibilitato per definizione ad essere affidatario di un’agenzia.
Faccio anche riferimento alle revoche per giusta causa, che per giusta causa spesso non sono, o ad nutum, parimenti capaci, prima delle decisioni adottate dal giudice, di mettere in mezzo alla strada i colleghi monomandatari privi di alternative immediate, ma anche i plurimandatari contro i quali la mandante oppone normalmente stariffazioni oltre il limite della decenza concesse al subentrante per il mantenimento di un portafoglio non suo, in quanto frutto di tutta la vita lavorativa del collega revocato surrettiziamente. Primo Novello, al quale gli iscritti Sna stanno donando il proprio contributo solidale in questi giorni, non è che una delle tante vittime di un rapporto basato sull’esagerato squilibrio delle forze a favore delle imprese che hanno maturato nel tempo la convinzione di potersi muovere liberamente nel tentativo di estendere quanto più possibile la condizione di precarietà degli agenti. Da qui la storica decisione di dare vita alla Commissione nazionale di Solidarietà, un organismo fortemente voluto dal Presidente Claudio Demozzi e avviato dal nuovo Esecutivo Nazionale durante l’ultima sessione.
Che dire poi della riduzione delle provvigioni al momento dell’immissione a catalogo di nuovi prodotti assicurativi? Si tratta di una prassi, utilizzata recentemente da Allianz, dedicata a introdurre in modo arbitrario lo ius variandi provvigionale che a mio avviso diminuisce a tal punto il valore del rapporto economico tra mandante e mandatario, da rendere nullo l’intero contratto di agenzia.
E poi ci sono le cosiddette ristrutturazioni agenziali, sempre più spesso indotte dall’impresa che non perde l’occasione di decurtare la tabella provvigionale, a fronte di una rivalsa che non viene ridotta in proporzione, creando così uno squilibrio tra quello che la compagnia considera una partita economica di giro e le potenzialità reddituali concrete del portafoglio attribuito all’agente. E ancora, come giudicare la clusterizzazione secondo criteri unilaterali sulla base dei quali vengono assegnate alle singole agenzie diverse facoltà assuntive nei rami eserciti dalla mandante precludendo ad alcune, con la scusa della specializzazione, ciò che ad altre viene concesso? Anche in questi casi restano fermi i criteri di calcolo della rivalsa che tutte gli agenti hanno pagato o stanno pagando per poter ripetere i mandati ricevuti, nonostante la loro efficacia sul mercato sia differente. Una perdita di profitto immediato e prospettico che potrebbe essere considerata una modifica sostanziale del contenuto economico del contratto di agenzia, rendendolo nullo e quindi impugnabile per giusta causa da parte degli agenti danneggiati in quanto inseriti nei cluster meno “pregiati”.
La tentazione di proseguire ancora a lungo nell’elencazione dei comportamenti che non meriterebbero la fiducia degli agenti, è forte, ma per ovvie ragioni di sintesi mi fermo qui. Sottolineo però con soddisfazione il profilo strategico della previsione espressa dal Presidente Demozzi in occasione del recente Congresso nazionale, di mettere a punto l’insieme delle regole comportamentali cui le imprese sono tenute a ispirarsi nel rispetto, sì, degli impegni contrattuali sottoscritti, ma anche e in alcuni casi soprattutto, dei valori universali che salvaguardano la dignità umana. Questa scelta politica che testimonia un salto di qualità nell’interpretazione della rappresentanza sindacale collettiva, assume tantopiù importanza se rapportata alle difficili fasi della trattativa individuale, laddove è più forte la capacità ritorsiva della mandante nei confronti del singolo agente spesso costretto, nel chiuso della sua solitudine, a subire le condizioni capestro proposte dai soliti personaggi in cerca d’autore che stanno gestendo il suo caso per conto del manager di turno.
In queste circostanze ciascuno di noi, deve però orientare i propri comportamenti all’adagio popolare secondo cui “chi si fa pecora, il lupo se lo mangia” e di conseguenza riuscire a non cedere sul piano dei diritti acquisiti, soprattutto perché le compagnie dimenticano facilmente le parentele, essendo pronte a colpire chiunque nel presunto tornaconto degli azionisti, a prescindere dai privilegi precedentemente concessi ai più fedeli in cambio della scrupolosa accettazione delle direttive aziendali contrarie agli interessi della categoria.
Roberto Bianchi

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