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Prima.it e Facile.it, tutto compliance? Cosa regolano i regolamenti? In evidenza

CLAUDIO DEMOZZI CLAUDIO DEMOZZI

♦ Un interessante articolo di Ennio Bassi, che ho letto su Associated Medias – press agency – si intitola significativamente "Assicurazioni: il legislatore tiene aperte le porte ai furbetti digitali alla Genovese". Nel pezzo si spiega come “l’irresistibile ascesa di Alberto Genovese” sia una “tipica storia da furbetto del quartierino di ricucciana memoria”. Si aggiunge anche come “questo giovane imprenditore digitale, dipinto fino a qualche tempo fa come un genio della finanza, oggi arrestato per violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio di droga” avesse in realtà una certa predisposizione a comportamenti border line ed a “giocare con le norme” regolamentari e di legge che riguardano il nostro settore, in Italia.
L’articolo ci ricorda che Genovese “ha iniziato la propria parabola di imprenditore digitale fondando Facile.it”, il noto portale online di comparazione di polizze Rcauto che collabora con la quasi totalità delle imprese assicuratrici che operano nel nostro Paese, grazie a precisi accordi commerciali e distributivi con la società collegata di brokeraggio facile broker di assicurazioni SpA. A quest’ultima realtà imprenditoriale, la società di brokeraggio, molte compagnie non hanno esitato a rilasciare accordi distributivi, nonostante la stessa fosse “a sua volta interamente posseduta da una società di diritto lussemburghese: Foscolo Midco Sàrl, controllata dal fondo di investimento EQT e partecipata dal fondo Oakley Capital”.
Per capirci, sono le medesime compagnie che pretendono di valutare e dunque sottoporre al loro insindacabile giudizio ogni cessione di quota societaria agenziale superiore al 5% del capitale, in caso di una “normale” agenzia, ai sensi dell’A.N.A. vigente. Le stesse, aggiungerei, che molto spesso non ci permettono di trasformare la nostra società di persone (s.n.c., s.a.s.) in società di capitali (s.r.l.), se non passando attraverso una via crucis, dinnanzi alla quale molti agenti lasciano perdere.
Proseguendo nella lettura dell’articolo, leggo altresì che “dopo aver venduto Facile.it…Genovese fonda una nuova startup chiamata Prima.it, che iscrive tempestivamente alla sezione A del RUI”. Sì, perché Prima.it, “spesso nominata come una compagnia di assicurazione, in realtà di fatto è un’agenzia di intermediazione assicurativa che distribuisce prodotti assicurativi nei rami auto di terzi”.
Inutile aggiungere che Prima.it svolge detta attività agenziale in funzione dei mandati ricevuti dalle imprese rappresentate, che sono le stesse che prima di rilasciare un contratto agenziale ad un neo-agente richiedono, spesso, firme su firme, garanzie su garanzie, referenze, informazioni bancarie, piani di sviluppo e di fidelizzazione estranei ad ogni norma e regolamento. Prima.it opera in particolare “utilizzando prodotti di Great Lakes Insurance Se (Munich Re), Wakam (La Parisienne) e Iptiq Emea P&C Sa (Swiss Re) – continua il pezzo di Ennio Bassi - tutte compagnie internazionali di diritto europeo, che operano in Italia in regime di stabilimento o L.P.S.”.
Prima.it, sfruttando le pieghe di norme e regolamenti, può operare come “manufactured de facto, ovvero, pur rimanendo un intermediario, definisce – di fatto come fabbrica assicurativa - i prodotti e le relative tariffe, mentre le compagnie sopraelencate si limitano a sottoscrivere i rischi”. E “dato che la costruzione di una tariffa Rcauto…è un’attività che richiede la disponibilità di informazioni molto precise, difficilmente reperibili nei data base disponibili in Ania” e sul mercato, secondo l’estensore “viene da pensare che Genovese possa aver tratto vantaggio dalla sua stretta relazione con il management di Facile.it, essendo quest’ultimo un comparatore online che vive di questo tipo di informazioni” fornite proprio direttamente dalle compagnie assicuratrici, cioè prevalentemente dalle nostre mandanti.
Alcuni di noi faticano a comprendere perché il Sindacato sia diffidente sull’uso che le imprese fanno, o potrebbero fare, dei dati dei nostri clienti e perché dunque esista una particolare riluttanza nei confronti degli Accordi-dati che spesso cedono alle mandanti la facoltà di stabilire unilateralmente l’utilizzo di tali dati personali. Il caso Prima.it e Facile.it forse rappresenta più di ogni esempio un caso emblematico di come non si dovrebbero usare i dati industriali, quali sono quelli tariffari. Ci insegna anche come sia facile aggirare le stringenti norme legislative e regolamentari, che sono stringenti solamente per gli Intermediari professionisti “tradizionali” e finiscono per permettere comportamenti opportunistici che non vengono minimamente intercettati dalla fitta rete di lacci e lacciuoli costruiti probabilmente senza un vero senso di concretezza ed un reale obiettivo coerente con la realtà nella quale opera la distribuzione assicurativa in Italia.
Claudio Demozzi

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