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Accordi dati, perché è giusto dire no alla contitolarità In evidenza

CLAUDIO DEMOZZI CLAUDIO DEMOZZI

♦ Dopo lo scambio di corrispondenza tra il Sindacato ed il Gruppo Agenti Reale Mutua, avente ad oggetto l’accordo-dati fortemente voluto dalla compagnia ed accolto con parole di elogio dal vertice del Gaa, ci siamo nuovamente trovati nella situazione di dover gestire le ricadute operative nelle agenzie dell’ennesimo accordo dati compagnia-agenti.
La posizione dei consulenti Sna e del Sindacato sulla contitolarità privacy tra compagnia e singolo agente è arcinota; da anni evidenziamo come non esistano i presupposti per una tale configurazione di ruoli tra le due parti. Dobbiamo tuttavia ahimè constatare che ad una parte della categoria degli agenti piace parecchio questa pseudo parificazione ai poteri decisionali della compagnia di turno, come nel caso di molti agenti Allianz, Generali ed ora Reale Mutua.
Un noto esperto della materia mi ha recentemente scritto che “non voglio tediarti con noiosi tecnicismi, già più volte affrontati e che chissà quante volte ancora dovremo discutere, in un ambito in cui le interpretazioni, anche da parte di chi la privacy non la mastica, sono all’ordine del giorno e spesso utili per creare confusione, spostare il focus dagli argomenti veri e far generare profitto a chi mescola nel torbido”.
Già, il torbido, perché troppo spesso le cose sono semplici e continuano ad essere complicate artatamente per giustificare l’ingiustificabile, come la sottoscrizione di Accordi aziendali che limitano, ostacolano, alcune libertà riconosciute agli agenti per Legge. Questo stesso esperto ci spiega che “la questione non è la privacy, che è un corollario, ma la gestione dei dati e l’informatica. Se la gestione dei dati viene 'blindata' (e questo si fa tipicamente con l’informatica), la contitolarità, sbandierata come conquista di non so bene quale potere decisionale assunto dall’agente, che nella realtà non esiste, diventa lo specchietto per le allodole per far concentrare lo sguardo sul famoso dito, invece che sulla luna”.
Negli Accordi-dati aziendali, aggiunge l’esperto, spesso “si inventano immaginarie partecipazioni condivise alle decisioni prese dalla compagnia, su cosa fare coi dati e sul perché farlo, in nome di una fantomatica contitolarità che, nel narrato sembra essere una condivisione totale nell’utilizzo dei dati del cliente, mentre nel reale rappresenta un’assunzione di responsabilità in solido con chi decide veramente, che è poi la compagnia”.
Reale Mutua del resto è in buona compagnia, non è la sola impresa ad essersi accaparrata la titolarità di fatto di tutti i dati: in Allianz, ad esempio, si era pure partiti con presunte titolarità assolute in capo agli agenti, che sono poi “magicamente” scomparse con l’avvento del GDPR, che peraltro non ha mai modificato nulla in termini di natura dei ruoli. Eppure qui il battagliero presidente di Gruppo, Umberto D’Andrea, non lesina critiche al vertice Sna per non combattere a sufficienza la disintermediazione agenziale… salvo poi assistere, senza colpo ferire, alla diffusione 'in casa sua' degli accordi di contitolarità, che come abbiamo visto altro non sono che la resa senza condizioni allo strapotere della mandante nel disporre quando e come si trattano i dati dei clienti. Negli Accordi di contitolarità, correggo una mia precedente espressione, non è la contitolarità ad essere zoppa, è la condivisione dei dati ad essere finta!
Dal parere di alcuni consulenti Sna traggo questa illuminante affermazione: “La contitolarità prevista nell’Accordo Dati Reale Mutua è tecnicamente sviluppata in maniera corretta, semplicemente non c’entra nulla, perché mancano i presupposti per la contitolarità, che sono il pari potere decisionale dei due soggetti in merito a modalità e finalità del trattamento dei dati”. Si cerca di far passare l’idea che la contitolarità determini che i due soggetti (compagnia e singolo agente) condividano i dati, salvo poi scoprire che non è così e mai lo sarà, perché queste decisioni le prende comunque la compagnia. Ma non solo, perché andando nei dettagli si scopre che anche con l’impostazione forzata e inversa appena descritta, la condivisione è parziale (zoppa) e mi chiedo quanto utile e a chi. Agli agenti sicuramente no.
In sostanza (c’è scritto ad esempio nell’Accordo Reale Mutua, pena risoluzione per inadempimento) in contitolarità l’agente è obbligato a comunicare l’universo informazioni relative al suo cliente, mentre la compagnia restituirà, in formato informatico, solo un sottoinsieme di questi dati. Peraltro, in costanza di mandato, questo “ritorno dati” non sarà utilizzabile se non per fare intermediazione per conto di Reale Mutua. Eccoci qua. Ecco il punto, che poi è sempre quello: fiumi di inchiostro, pagine e pagine di accordi, consulenti, tempo, discussioni. Contitolarità, condivisione e alla fine l’unica cosa per cui viene redatto un Accordo dati non c’è. Manca la risposta positiva alla domanda: “i dati che mi scarichi, li posso usare come voglio e come mi obbligano a fare le norme?”
O meglio la risposta, nascosta tra le righe, incomprensibile, alle volte c’è e, da questo accordo, mette pure i vincoli di utilizzo agli agenti. Non li puoi usare!
Allora cosa lo si fa a fare un “accordo”? In sostanza il punto nodale di un accordo, tra le altre cose, è quello di regolare il flusso di ritorno dati verso i software di proprietà degli agenti. L’obiettivo delle compagnie è portare i dati dei clienti, quanti più possibili e profondi, a casa propria e già nell’accordo Cattolica ciò era stato esplicitato. Nell’Accordo RMA è finito nelle premesse: creare la grande banca dati unica “condivisa”, ma a casa della compagnia.
Il noto consulente Sna, al termine della sua disamina, conclude: “Una banca dati significa informazioni, le informazioni significano valore, anche e soprattutto economico. Firmare un Accordo-dati così impostato, significa vincolarsi mani e piedi alla singola compagnia in termini di gestione dei dati dei clienti e limitare pesantemente la libertà professionale degli agenti e dei loro collaboratori”. 
Da Presidente nazionale del Sindacato, non posso che ringraziare consulenti ed esperti per la chiarezza, ma devo anche, mio malgrado, raccomandare a chi riveste ruoli di rappresentanza in ambito aziendale la massima attenzione, il massimo scrupolo quando si affrontano temi così complessi e quando si rischia, attraverso un atto negoziale apparentemente innocuo, di pregiudicare i diritti e gli interessi di un’intera categoria professionale.
Claudio Demozzi
Presidente nazionale Sna

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