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Andia (Associazione Nazionale Dirigenti Imprese Assicuratrici), da espressione maggiormente rappresentativa della categoria a soggetto più rappresentativo del settore. Intervista al Presidente Paolo Aicardi In evidenza

PAOLO AICARDI PAOLO AICARDI

MILANO - L’11 dicembre scorso si è svolta l’Assemblea di Andia, Associazione Nazionale Dirigenti Imprese Assicuratrici, che ha riconfermato alla Presidenza per il triennio 2020-2022, Paolo Aicardi Direttore nel Gruppo Unipol, Cavaliere della Repubblica, Presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti della Juventus e noto opinionista sportivo televisivo. Pubblichiamo uno stralcio della lunga intervista concessaci, rinviando la lettura integrale della stessa al prossimo numero de 'L’Agente di Assicurazione" attualmente in fase di composizione.
Presidente Aicardi, ci racconti perché ha dato vita a Andia?
I tempi cambiano, trasformano gli uomini, le loro abitudini, i loro ritmi, i loro mezzi, i loro stili di vita, il loro modo di lavorare. I cambiamenti nel mondo del lavoro a volte sono vere e proprie “rivoluzioni” che spesso imprimono accelerazioni tali da lasciare indietro chi ha dato loro origine: le persone. Il comparto assicurativo non è certo rimasto immune ai cambiamenti. In particolare con il passaggio, anche nel nostro settore, dalle singole imprese ai Grandi Gruppi, le Direzioni Generali si sono andate concentrando in pochissime città, pur rimando sul territorio numerose sedi operative.
La rappresentanza dei Dirigenti assicurativi non può più rimanere ancorata a uno schema organizzativo e di approccio ai problemi inutilmente datato e spesso inefficiente, retaggio di quando le Compagnie erano numerose e avevano le Direzioni Generali in diverse regioni. Non dà più garanzia di efficacia per gli associati che la rappresentanza sia il risultato dell’aggregazione di differenti strutture territoriali, che moltiplicano statuti, presidenti, segretari, consigli, ma è necessaria una struttura moderna, agile, al passo con i tempi e con il mercato. Di conseguenza le associazioni territoriali, rappresentanti i Dirigenti, oggi, sono anacronistiche.
Andia nasce dall’esigenza di recepire tempestivamente ed efficacemente questi cambiamenti attraverso un’associazione “unica” nazionale, che riveda completamente la proposta associativa dei Dirigenti per i Dirigenti, sotto tre punti di vista: organizzativo, rappresentativo, negoziale. Organizzativo, basato su due livelli, nazionale e di gruppo assicurativo/impresa assicuratrice; rappresentativo, fondato sul Rappresentante Sindacale Aziendale e su una solida, efficiente e accreditata struttura centralizzata; negoziale, incentrato su una revisione complessiva del Ccnl, che salvaguardi welfare e assistenza sanitaria e sviluppi il reale ruolo del Dirigente all’interno delle Aziende. A tale proposito ricordo che Andia, dal 2017 è stata accreditata al Registro dei Rappresentanti di Interesse, presso la Camera dei Deputati.
Presidente, all’interno di questo cambiamento come evolvono la figura e il ruolo del Dirigente e la sua tutela?
Il cambiamento coinvolge anche il ruolo del Dirigente: da un orientamento principale verso conoscenze tecniche, a funzioni di leadership in grado di gestire la “turbolenza” di un mercato e di aziende in costante evoluzione. Emerge, infatti, la tendenza verso una concentrazione delle competenze tecnico-operative nella figura dei funzionari, mentre il Dirigente riacquista la sua vera funzione di gestore delle strategie e dei cambiamenti che si prevedono, nel futuro, sempre più frequenti. In ultima analisi da gestore ordinato e scrupoloso di strutture tecniche di cui rappresenta la massima competenza, a manager in grado di adeguare continuamente la propria struttura alle necessità del mercato e della società civile, incardinando le strategie dell’impresa.
Ne consegue che la tutela della figura del “professionista” Dirigente, oltre che riguardare gli aspetti legati al welfare anche per coloro che hanno contribuito alla creazione di valore delle proprie aziende, deve concentrarsi sugli aspetti qualitativi del comportamento organizzativo, in un contesto di carattere più generale, centralizzato e sistemico di quanto non lo fosse in precedenza. Riuscire a gestire innovazione, trasformazione e adeguamento al mercato presuppone poi una costante crescita professionale del dirigente che impatta anche su tutti gli elementi che concorrono a rappresentare il ciclo completo della propria vita lavorativa…
Parliamo ora di rappresentanza dei Dirigenti e rappresentatività nel settore assicurativo, temi che sappiamo starle particolarmente a cuore, anche perché molto attuali.
Innanzitutto è utile ricordare che recentemente abbiamo assistito a una serie di iniziative che hanno legittimato a trattare operativamente e contrattualmente, con le associazioni di categoria delle imprese di tutti i settori produttivi e con il Governo, non i Sindacati firmatari del Ccnl, ma quelli “maggiormente rappresentativi”. I Dpcm del 2020 a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri ne sono una prova inconfutabile. A oggi sono “incardinati” alle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, alcune proposte di legge sulla disciplina della rappresentatività sindacale, i cui contenuti sono molto simili. Tutte convergono sul 5% quale soglia minima per la rappresentatività.
Una di queste è stata presentata proprio dall’Ania, che il 26 novembre 2013 ha presentato all’XI Commissione (Lavoro Pubblico e Privato) della Camera dei Deputati, una proposta di legge C.5 ed abb. recanti “Norme in materia di rappresentanza e rappresentatività delle Oo.Ss. e di efficacia dei contratti collettivi di lavoro”, in cui “l’Ania vede, invece, con molto interesse un sistema normativo che consenta di riconoscere una “rappresentatività” a livello nazionale/aziendale, a quelle sole Organizzazioni Sindacali che abbiano un numero di iscritti (dato associativo raccolto sulla base delle deleghe sindacali certificate) pari ad almeno il 5% del totale degli iscritti alle medesime Organizzazioni Sindacali, assegnando così alle stesse, in modo formale ed operativo, anche la titolarità alla contrattazione collettiva”. È veramente peculiare e paradossale che questa associazione, pur avendo la possibilità di “testare” nel concreto il sistema descritto nel progetto di legge (che, si ribadisce, è del tutto analogo a quello in vigore tra ABI e tutti i Sindacati bancari, così come tra Confindustria e tutti i Sindacati dell’industria, Federmanager compresa) l’abbia scientemente ignorata.
Da stigmatizzare poi, senza se e senza ma, è il comportamento dell’Ania: fino a oggi ha firmato i Ccnl con i Sindacati con i quali aveva “maggiore convenienza”; ha trattato Andia e Sna (Sindacato Nazionale Agenti) con criteri opposti. Quindi: chiedi al Parlamento di approvare una legge che fissi il 5% quale soglia minima per la rappresentatività e quando due Organizzazioni Sindacali, Andia e Sna, che superano tale soglia ti chiedono di applicarla, come fanno in tutti gli altri settori produttivi, tu ti rifiuti con motivazioni differenti e, tra loro, in evidente contraddizione, per firmare il Ccnl con chi ti “conviene”.
A Voi, se c’è, ogni possibile commento.
A breve, certamente, un tribunale della Repubblica o il Governo stesso certificheranno l’applicazione del 5%: è solo una questione di tempo…
La Redazione

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