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La mente umana è fatta in modo tale che è molto più sensibile alla menzogna che alla verità In evidenza

GIACOMO ANEDDA GIACOMO ANEDDA

♦ Dunque se ho ben capito, ma di questi tempi nulla può dirsi certo, ci sarebbero rispettabili e rispettati colleghi, vittime di un’insopportabile e ingiustificata censura che, stando alle accuse, impedirebbe loro di esprimere un dissenso sindacale ed un diverso pensiero associativo, contrario a quello istituzionale. “Lo dice Bruto, ma Bruto è uomo d’onore”, e quindi tutti noi liberi pensatori (mi piacerebbe essere considerato tale) non possiamo fare finta di nulla e voltarci dall’altra parte, in quanto, giova ricordarlo e riaffermarlo, la libertà di espressione e di pensiero, non solo sono riconosciuti da tutte le moderne costituzioni e democrazie, ma sono anche affermate nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sin dal lontano 1948, vale a dire ben nove anni dopo la nascita dello Sna.
Di conseguenza, essendomi insopportabile l’imposizione di un pensiero unico, mi sono immediatamente proposto per sostenere le ragioni di Bruto principalmente perché “se lo dice lui deve proprio essere così”. Quindi per sostenere al meglio la protesta e non fare la figura del peracottaro, questo fine settimana ho rinunciato alla solita pizzata in ristorante con gli amici per dedicarmi invece alla lettura del libretto rosso; non quello di Mao Zedong, ma più prosaicamente quello dello Statuto Sna.
Ebbene con mio grande stupore, ammetto la mia ignoranza, ho scoperto che anche il nostro Sindacato riconosce la libera circolazione delle idee, e non solo, riconosce addirittura il diritto al dissenso. I padri fondatori dello Sna, e lo Statuto ne è la prova vivente, hanno dato vita ad una associazione governata da un vertice, ma a piramide rovesciata (questa locuzione mi appassiona da sempre e non vedevo l’ora di usarla).
Vale a dire che nello Sna non è il Presidente (tiranno, secondo Bruto) a decidere la politica sindacale, bensì è la Base associativa! Sono gli iscritti che dibattono della politica e degli obiettivi sindacali; lo fanno a livello locale per poi coinvolgere i livelli superiori (Regioni, Comitato Centrale, Assemblea), sino ad affidarne le direttive nelle mani del vertice nazionale il quale, a quel punto, è obbligato a metterle in atto.
Ma allora – ho pensato – la censura di cui parla Bruto (ma Bruto è uomo d’onore) sicuramente non proviene dall’alto. Non è il tiranno del nord a impedire il dialogo, quanto piuttosto qualche distratto rappresentante locale, il quale, pur avendone ampia facoltà, evidentemente non stimola i pensieri della base.
Non vedo l’ora di dare la buona novella all’amico Bruto che sapendolo uomo d’onore, certamente non mancherà di fare un cazziatone a quel Presidente Provinciale che, chissà poi perché, gli impedisce di esprimere un così convinto dissenso.
Giacomo Anedda

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