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Umberto D’Andrea (Presidente Gruppo Agenti Allianz - AAA) bussa sulla sella di Snachannel per chiamare il Sindacato. La risposta del Direttore Roberto Bianchi In evidenza

UMBERTO D'ANDREA UMBERTO D'ANDREA

MILANO - Ieri pomeriggio (21 gennaio, ndr) la Redazione di Snachannel ha ricevuto e naturalmente provvediamo a pubblicare di seguito, la lettera inviataci da Umberto D’Andrea, Presidente di AAA, il Gaa degli agenti Allianz. Si tratta, leggiamo nella missiva, del “riscontro ai reiterati recenti articoli che hanno interessato la mia persona e l’Associazione Agenti Allianz da me presieduta”. Reiterati in genere si usa per definire gli attacchi, mentre forse, in questo caso, sarebbe stato più giusto dire i “ripetuti” articoli perché nessuno ha portato attacchi alla tripla A e al suo Presidente.
Peraltro spiace essere stati costretti a eliminare lo spazio del dibattito che, fin dal primo momento, avevamo previsto in calce agli articoli, allo scopo di consentire che ciascuno potesse esprimere il proprio parere sugli argomenti trattati, ma i continui attacchi portati dagli hacker per immobilizzare la piattaforma hanno indotto la proprietà ad adottare questo provvedimento che ha rattristato prima di tutto me che credo fermamente nel libero scambio delle idee. Naturalmente non spetta al sottoscritto entrare nel merito delle questioni politiche poste dal Presidente Umberto D’andrea, anche se proprio quella libertà di espressione che richiamavo sopra mi consentirà di fare qualche riflessione, non foss’altro perché ho sempre declinato i parametri formulati dall’editore più sul piano del commento politico che non della cronaca essendo, il mercato dell’informazione assicurativa, privo di soggetti editoriali che si posizionino con trasparenza dalla parte degli agenti e dei loro interessi.
Mi permetto allora di dire la mia sul tema trattato nel nucleo centrale della nota, che peraltro trovo essenziale per la sopravvivenza stessa degli agenti, e cioè sulla disintermediazione alla quale lo Sna ha dedicato e sta dedicando, un’attenzione superiore rispetto a qualunque altro argomento. Io non stenderò quindi “un velo pietoso sulla bislacca idea di far notificare dall’Agente al Cliente una sorta di deresponsabilizzazione sul suo autonomo operato”, perché al contrario la considero ragionevole, anzi ad essa ne aggiungerei un’altra indirizzata alla compagnia per notificare che l’agente la considera unica responsabile di eventuali pregiudizi dovessero ricadere sul cliente a seguito della manipolazione autonoma della polizza. E ciò in quanto mi risulta che la compagnia non abbia operato manleva nei confronti della propria rete agenziale per ogni danno dovesse derivare al cliente dall’uso improprio dello strumento informatico, o magari, dal cattivo funzionamento dello stesso.
Su una cosa sono d’accordo con D’andrea, la disintermediazione nasconde molti altri pericoli. Cosa è stato fatto però nel mercato per impedire: la diffusione delle app di compagnia e per diffondere l’utilizzo di quelle di agenzia; la mensilizzazione e l’utilizzo del pos direzionale che indirizzano gli incassi sui conti di compagnia invertendo i flussi di cassa; l’acquisizione da parte dell’impresa dei dati non necessari per l’elaborazione delle polizze mediante l’apposizione di blocchi informatici che obbligano le agenzie a riempire caselle non collegate con lo specifico rischio e quindi con il reale bisogno dell’assicurato; lo spostamento di una quota consistente della remunerazione dal fisso al variabile per condizionare le scelte assuntive e di sviluppo delle agenzie? Perché questo e molto altro avviene in sede aziendale e poco può essere fatto sul piano generalista nel corso della trattativa di primo livello che non possa poi essere sovvertito dalla protervia delle mandanti.
Due cose mi sembrano inoltre particolarmente ingenerose verso un gruppo dirigente che è riuscito a riunificare dentro una casa comune la quasi totalità dei Gruppi agenti e a conquistare una visibilità e una dignità istituzionale mai raggiunte in precedenza da Sna. Per primo mi sento di confutare il dubbio che il Sindacato non sia capace di esprimere quella “prospettiva, visione, lungimiranza” di cui ha bisogno la categoria e che si affidi piuttosto a “soluzioni improvvisate e ben lontane dall’offrire una lettura lucida delle complesse sfide del futuro” perché mai come durante la presidenza Demozzi abbiamo sentito parlare di strategie e azioni indirizzate a difendere la centralità della distribuzione agenziale dai tentativi di disintermediazione messi in atto dall’industria assicurativa. E ritengo di poter affermare che la pensano come me praticamente tutti gli iscritti che hanno fornito, per tramite dei loro rappresentanti al Congresso Nazionale, il 97% dei consensi all’attuale presidenza. A meno che non si abbia la pretesa di far intendere che gli agenti italiani abbiano portato tutti il cervello all’ammasso e subiscano una sorta di assuefazione ipnotica al pensiero unico del leader maximo, proprio come avviene nelle peggiori dittature, perché questo significherebbe offendere l’intelligenza e l’umanità dei singoli e della collettività sindacale.
Per secondo, considero destituita di verità l’affermazione che “ai Gruppi Agenti, servono supporti, non attacchi”, quasi che lo Sna abbia mantenuto nei loro confronti un atteggiamento espulsivo e non piuttosto inclusivo, come dimostra la ricostruita unità d’azione con i Gaa che si riconoscono nel Comitato dei Gruppi magistralmente presieduto da Dario Piana. Non ammettere questa evidenza configurerebbe a mio avviso la volontà di negare l’evidenza dei fatti e farlo non gioverebbe a nessuno, a meno che l’intendimento reale non consista nel minare alle basi le strutture portanti della rappresentanza generalista, ma in questo caso non sarebbe corretto autodefinirsi in altra sede amici del Sindacato.
Posto infine che nella rappresentanza sindacale e aziendale non esistono arbitri esterni ai quali affibbiare le responsabilità - “si rischia di fare la fine di quelle squadre che danno sempre la colpa all’arbitro, e poi retrocedono”, dice il Presidente D’Andrea - facciamo attenzione nel paventare la retrocessione degli altri quando potrebbe esserci il rischio che sia anche la propria squadra a finire in serie B e quando ciò avvenisse il primo a doverne rispondere sarebbe proprio l’allenatore.
Roberto Bianchi

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