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Correnti interne e movimenti di pressione superati per sempre nell’interesse degli iscritti. Roberto Bianchi intervista il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi In evidenza

CLAUDIO DEMOZZI CLAUDIO DEMOZZI

MILANO - Intervista in esclusiva del Direttore di Snachannel Roberto Bianchi al Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi.
Presidente, nella sua relazione al recente Congresso nazionale del settembre scorso, lei ha testualmente dichiarato: “Sappiate, a volte riesce difficile sopportare l’ipocrisia di chi agisce per destabilizzare l’unità di intenti che, ormai da anni, contraddistingue la nostra Associazione e che le conferisce forza e determinazione, mentre c’è chi si carica -spesso da solo- la responsabilità di tale unità, l’onere di coordinare e sostenere in prima persona l’enorme lavoro di lotta quotidiana, di far comprendere –nei confronti reali- le ragioni di una Categoria che, solo dieci anni fa, appariva ormai allo sbando”. Si riferiva a qualcuno in particolare?
No, a nessuno in particolare, ma certo a chi per alcuni mesi ha utilizzato i socialnetwork e le chat per screditare il Sindacato e per accusare ingiustamente alcuni colleghi, superando il limite della diffamazione ed anche della decenza. Mentre esponevo quel passaggio, pensavo anche a qualche collega, con cariche elettive, che critica Sna per essere poco attivo contro la disintermediazione e poi nella propria realtà aziendale vive quotidianamente una situazione che supera qualsiasi immaginazione, con la Compagnia che mette in atto azioni coercitive di disintermediazione agenziale. Come si può criticare gli altri perché fanno poco, quando non si fa nulla nel proprio campo d’azione?
Alcuni colleghi ci scrivono per conoscere la sua posizione a proposito della nascita, per opera di quattro Agenti iscritti al Sindacato (Roberto Salvi, Umberto D’Andrea, Pisana Liberati e Marco Del Medico) di una “corrente” (interna al Sindacato?) o sarebbe meglio dire, come i fondatori amano definirlo, un “movimento di opinione” denominato Moss. Ce la potrebbe esporre sinteticamente?
Lasciamo perdere l’ilarità che origina una sigla (Moss) che in inglese significa muschio, ma anche palude, acquitrino. Non è questo il problema. Il tema è se l’attività messa in atto rispetti le regole che la Categoria democraticamente si è data, cioè lo Statuto e se l’iniziativa sia compatibile con i ruoli elettivi ricoperti dai suddetti “fondatori”. Premettendo, necessariamente, che il dibattito -per chi riveste cariche elettive- non dovrebbe mai essere pettegolezzo o mera critica strumentale, ma confronto istituzionale, politico e sindacale, nelle sedi ad esso deputate.
Riconducendo dunque il tutto all’istituzione Sna ed ai suoi Organi statutari, sembra di poter affermare che Roberto Salvi, presidente (da quasi vent’anni) del Gruppo Agenti Generali ex Toro, sottoscrivendo il documento costitutivo del Moss abbia impegnato -di fatto- il proprio Gruppo Aziendale, se non altro sotto il profilo politico sindacale. Questo atto corrisponde alla posizione del GAAT? Espressa quando? Da quale Organo? Se la risposta fosse affermativa, ci sarebbe da chiedersi perché Salvi non abbia rappresentato questa nuova strategia politica all’Organo preposto: il Comitato dei Presidenti di Gaa. Se al contrario la risposta fosse negativa, l’azione di Salvi sarebbe incoerente con la volontà del “suo” Gruppo Agenti, volontà che il presidente è tenuto a rispettare. Se invece l’atto di Salvi rappresenta esclusivamente una sua posizione personale, perché non l’ha espressa -da Iscritto- alla “sua” Assemblea provinciale di appartenenza? Perché non ha sottoposto la questione al “suo” Presidente provinciale affinché -se appoggiata dalla maggioranza- venisse riportata al Coordinamento regionale, al Comitato Centrale finanche al Congresso nazionale (Organo al quale, in qualità di Iscritto, Salvi avrebbe comunque potuto partecipare direttamente)? Questo sarebbe stato un comportamento rispettoso della democrazia che contraddistingue lo Statuto Sna e rispettoso degli Organi statutariamente preposti, sopra menzionati. Ma innanzitutto rispettoso degli iscritti tutti al Sindacato che dibattono nei luoghi deputati e, direttamente o attraverso i propri rappresentanti nelle sedi istituzionali, nelle Assemblee provinciali, nei Direttivi regionali, in Comitato Centrale e in Congresso Nazionale, non certo in una chat privata o un profilo Facebook altrettanto privato.
Ricordo, prima di tutto a me stesso, che chi strumentalizza per fini personali la propria carica associativa (come ad esempio quella di presidente di Gruppo), vìola gravemente le regole democratiche e forse anche quelle statutarie.
Per il secondo firmatario del documento “Moss”, Umberto D’Andrea, presidente del Gruppo Agenti Allianz “AAA”, valgono le stesse considerazioni. Tra l’altro anche lui, come Salvi, ha partecipato pressoché a tutti i Congressi nazionali, compreso quello più recente di appena tre mesi fa, senza peraltro subire alcuna limitazione all’espressione delle proprie osservazioni e critiche all’operato del vertice SNA. Perché dunque dare vita ad una forma di critica “esterna” al Sindacato, addirittura ricorrendo ai giornali esterni e ignorando le testate sindacali? Non è forse questa una palese violazione dei diritti ed obblighi degli Iscritti? Non si tratta forse di un chiaro disconoscimento dell’importanza e del ruolo degli Organi statutariamente preposti al confronto e al dibattito?
Per Pisana Liberati, Presidente provinciale, si pone la medesima questione di coerenza tra la sottoscrizione del documento e la volontà della “sua” Assemblea provinciale che ad oggi non mi risulterebbe avere espresso contrarietà alla linea politica che l’attuale vertice associativo nazionale è tenuto a rappresentare su indicazione del Congresso Nazionale e del Comitato Centrale. L’Assemblea provinciale di Fermo l’ha delegata a promuovere questa linea politica alternativa? Se la risposta è negativa, la sua azione la pone in condizione di incoerenza con il volere della base che l’ha eletta e pertanto dovrebbe trarne le conseguenze (o si dimette dalla carica, o si ritira dal neo-costituito “movimento”). Se al contrario la risposta fosse positiva, in qualità di Presidente provinciale avrebbe dovuto rappresentare questa istanza presso gli Organi preposti che sono, in ordine: il Coordinamento Regionale, il Comitato Centrale, il Congresso. Tutti Organi ai quali Pisana Liberati partecipa di diritto. Ricordo nuovamente che strumentalizzare una carica elettiva per fini personali, costituisce una grave violazione delle regole democratiche e forse anche di quelle statutarie, se non addirittura della convivenza civile.
Per Marco Del Medico, presidente della sezione provinciale di Firenze e Coordinatore regionale Toscana, valgono naturalmente le medesime considerazioni. Con l’ulteriore aggravante che nella sua qualità di Coordinatore regionale è tenuto a rappresentare le istanze delle Sezioni provinciali toscane che, a quanto mi risulta, hanno espresso a larga maggioranza opinione contraria alla sua adesione al “Moss”, fino a chiederne le dimissioni! Per la verità, mi risulta che Marco Del Medico abbia già preso le distanze dal “movimento”, dissociandosene a pochi giorni dalla diffusione del documento con la sua firma. E lo stesso “movimento” pare lo abbia rimosso dal ruolo di portavoce (?).
Ad oggi mi sembra che i firmatari del documento sul Moss, pur dichiarandosi amici del Sindacato, stiano cercando di gettare discredito sulle scelte fondamentali adottate dal Gruppo dirigente. Dal momento che nei più recenti appuntamenti istituzionali, CC e Congresso, l’EN abbia ricevuto consensi a dire poco bulgari, se non addirittura plebiscitari, non crede che tutti, compreso il Moss, dovrebbero rispettare la volontà della maggioranza e semmai fare la propria battaglia politica all’interno delle sedi istituzionali deputate, ove invece il dissenso dei protagonisti è stato del tutto assente?
Sì, pur facendo appello al massimo della tolleranza e non faccio fatica perché credo fermamente che la ricchezza delle idee, anche se contrapposte, giovi a qualunque organismo democratico, devo ricordare a tutti e per primo a me stesso, che la stessa democrazia impone il rispetto delle istituzioni che sono alla base dell’impalcatura sindacale. L’iscritto porta le sue istanze all’interno della Sezione Provinciale e, se delegato, in Congresso Nazionale, il Presidente provinciale riceve le indicazioni politiche dagli iscritti e le riporta in Coordinamento regionale, in CC e in Congresso Nazionale, il Coordinatore regionale riceve a sua volta le indicazioni dai Presidenti provinciali e le riporta in Direttivo Nazionale, il Presidente di gruppo riceve le indicazioni politiche dai suoi iscritti e le riporta in Comitato dei Gruppi e in CC o in Congresso Nazionale se delegato.
Questo è rispetto delle istituzioni e degli elettori che attraverso i criteri della partecipazione e della delega formulano la linea politica del Sindacato. Parlare altrove, o meglio sparare a zero altrove, utilizzando nuovi e vecchi strumenti di comunicazione costituisce, al di là delle tesi sostenute, una grave mancanza di rispetto verso gli iscritti e fa il male della categoria. Il fatto che oggi il Gruppo dirigente da me presieduto raccolga il 97% dei consensi non impedisce che una minoranza sia pure esigua possa esprimere posizioni anche totalmente divergenti, ma deve farlo nel rispetto delle regole e di coloro che dentro le regole democratiche si muovono. 
Posto quindi, come lei sostiene, che parlare al di fuori delle sedi istituzionali è una grave mancanza di rispetto nei confronti dei soci che danno vita personalmente o con il loro voto agli organismi statutari, è utile l’azione dei “dissidenti”?
Ho letto le email che sono state diffuse e che hanno contribuito, a mio parere, solo ad alimentare confusione e disinformazione. Non parliamo poi dell’idea di modificare i Regolamenti europei, o addirittura la IDD, facendo compilare agli agenti i questionari di gradimento che Eiopa ha messo a disposizione. Per contrastare il Provvedimento Ivass n. 97 di riforma del Regolamento 40 il Sindacato ha presentato un ricorso al T.A.R, interrogazioni parlamentari ed intrattenuto Ivass e MISE. Servono azioni coraggiose e concrete, non compitini a casa ed inutili perdite di tempo! Ci sono temi importanti che richiedono interventi seri come solo Sna può mettere in atto. Dovremmo chiederci ad esempio se il patrimonio aziendale costituito da tutti i dati raccolti nel tempo dagli agenti, possa o meno essere considerato come segreto industriale. E se, in caso di risposta positiva, tale segreto appartenga all’agente, oppure alle mandanti per le quali egli opera. Non sfuggirà certo la rilevanza della questione, anche in funzione del fatto che la proprietà industriale dei dati dei clienti costituisce, e costituirà sempre più nel futuro, un rilevante valore economico per chi la detiene. Argomento complesso ed essenziale per la categoria, ed è solo uno dei tanti…
Nella sua relazione al Congresso, Lei ha anche detto: “Se, al termine di questo Congresso nazionale, avrò ricevuto nuovamente la vostra fiducia, avremo dimostrato che il Sindacato dei diritti è più forte dell’odio. Che in questo Sindacato non c’è spazio per le faide, né per le correnti, né per le tifoserie contrapposte”. Con un voto plebiscitario (97%), la fiducia Le è stata accordata senza riserve e dunque?
Dunque si rispetta lo Statuto del Sindacato, chiunque può contribuire al bene comune con il proprio apporto di idee, critiche, suggerimenti, ma lo può e lo deve fare nelle sedi preposte che lo Statuto indica chiaramente. Non ci sono e non ci saranno correnti, che in passato servivano prima di tutto a reclamare poltrone, posti in Esecutivo Nazionale, arrivando persino a forme di vero e proprio ricatto nei confronti del Presidente di turno. Il Sindacato di oggi è molto diverso da quello di dieci anni fa e fortunatamente le divisioni hanno lasciato il posto ad una rara, quanto preziosa, unità di intenti. La linea politica espressa da CC e Congresso è un monolite; la coerenza di comportamento è nel contempo la caratteristica principale del vertice sindacale. E sono certo che gli organi istituzionali, gli iscritti nel loro insieme e io stesso quale garante della tutela degli uni e degli altri, non permetteremo che uno sparuto manipolo possa indebolire il fronte sindacale e la coesione dei suoi militanti. Resta inteso che se i colleghi dirigenti sindacali desidereranno, un giorno, tornare alle vecchie logiche correntizie che tanto male hanno fatto a Sna ed alla categoria, lo faranno senza di me, ma devono venirlo a sostenere nei luoghi deputati statutariamente al dibattito sindacale.
Roberto Bianchi

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