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Anapa non finisce mai di stupire: l’agente monomandatario parificato al dipendente dell’impresa In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

♦ Come sapete, non mi piace girare tanto intorno alle questioni, preferendo piuttosto andare dritto al cuore del problema e vi assicuro che stavolta il problema è veramente ingombrante.
Il 2 febbraio scorso Anapa ha inviato al Segretario Generale Ivass, Stefano De Polis, una missiva riguardante il Provvedimento 97 che, data la premessa, sembrerebbe un approfondimento specifico di temi più ampi trattati nel corso dell’incontro svoltosi un mese prima, il 5 gennaio. Di conseguenza non intendo sostenere che le preoccupazioni dell’associazione di Vincenzo Cirasola, firmatario della comunicazione, si risolvano alla trattazione delle sole problematiche riguardanti gli incentivi percepiti dall’intermediario. Anzi, considerando il tema del pagamento e della ricezione degli incentivi del tutto irrilevanti a confronto con quelli trattati da Sna nel suo ricorso al Tar, eviterò proprio di parlarne. Non senza affermare, però, che se fosse nella mia facoltà eliminerei del tutto le incentivazioni, trasformate nel tempo dalle mandanti in una componente significativa della remunerazione allo scopo di condizionare pesantemente le scelte di sviluppo degli agenti, costringendoli a rinunciare alla propria autonomia imprenditoriale per seguire passivamente le direttive aziendali.
Quello che mi lascia basito sono piuttosto le motivazioni che il sodalizio minoritario adduce nel tentativo di dimostrare che l’eventuale incentivazione percepita dall’intermediario a fronte del raggiungimento di un determinato budget di collocamento, non rientra nell’impianto della Mifild. La normativa sugli incentivi (art. 52) non si applicherebbe, si legge nella missiva “alla fattispecie del collocamento di prodotti finanziari assicurativi da parte degli agenti legati all’impresa preponente da un rapporto in esclusiva (c.d. monomandatari) posto che, alla stessa stregua dei lavoratori dipendenti, dei produttori diretti e dei promotori finanziari, non potrebbero considerarsi “soggetti terzi” rispetto all’impresa preponente”.
Ecco il punto, gli agenti monomandatari, afferma Anapa e Consob sarebbe dello stesso avviso, non sono soggetti terzi rispetto all’impresa perché “sono giuridicamente vincolati all’impresa preponente da uno specifico rapporto di agenzia; agiscono per conto dell’impresa stessa e, in genere, anche in suo nome; sono sottoposti al potere di indirizzo e di controllo (“eterodirezione”) da parte dell’impresa, che risponde civilisticamente del loro operato”; costituiscono un’unica realtà economica ed operativa con l’impresa preponente”.
E per essere ancora più chiara Anapa prosegue rilevando che “le imprese di assicurazione sono di fatto, allo stesso tempo, emittenti i prodotti assicurativi d’investimento e distributori degli stessi attraverso personale dipendente o agenti monomandatari – che per le ragioni già illustrate non possono essere considerati “soggetti terzi” – nonché attraverso altri intermediari quali ad esempio i brokers, che, data la loro configurazione giuridica, possono essere invece considerati a tutti gli effetti come soggetti terzi”. Come avrete notato, gli agenti plurimandatari non vengono neppure citati, facendo con ciò intendere che essi siano assimilabili ai broker, sebbene in realtà la loro natura giuridica sia sicuramente diversa da quella degli agenti in generale e non soltanto degli esclusivisti.
Al di là della sostenibilità o meno delle tesi anapine, argomento che lascio volentieri agli esperti giuslavoristi, vale però la pena di rimarcare che ogni occasione è buona per riproporre il vecchio cavallo di battaglia dell’Ania che, prima di aprire il tavolo di trattativa per il rinnovo dell’Ana, aveva inviato “sherpa” di elevato livello per verificare la disponibilità di Sna a condividere la diversificazione giuridica delle tipologie di agente: da un lato gli agenti integrati, dall’altra gli indipendenti.
Immaginate per un attimo che il Sindacato accetti una trattativa sull’Accordo nazionale imperniata sul presupposto che agli integrati vengano garantite le tutele in cambio della fedeltà, mentre agli indipendenti le libertà in cambio della deregulation. Significherebbe spaccare la categoria, mettere gli agenti gli uni contro gli altri, rompere il fronte negoziale a tutto vantaggio delle imprese, scoraggiare drasticamente il plurimandato, ingessare definitivamente il mercato assicurativo italiano già controllato da poche major dominanti. Ci rendiamo conto di che cosa stiamo parlando?
Per dimostrare che l’ammissibilità del pagamento e della ricezione degli incentivi possa essere sottoposta soltanto al rispetto della raccomandazione rivolta dall’Ania alle imprese di evitare la remunerazione di prestazioni e modalità incompatibili con il dovere di agire nel migliore interesse del cliente, Anapa non esita a mollare il principio dell’unicità della categoria sostenuto con fermezza da Sna barattandolo con la legittimazione dei premi di produzione. Ancora una volta, in pieno stile anglo-sassone, mai così lontano come in questo caso dalle regole cui si ispira le relazioni industriali e quindi la contrattazione collettiva nel nostro Paese, i diritti acquisiti vengono ceduti in cambio di denaro.
Ma non solo, per buona pace della natura imprenditoriale del lavoro agenziale, Anapa pretenderebbe di assimilare i monomandagari al personale dipendente dell’impresa, tracciando così una demarcazione ideale che li separerebbe irreparabilmente dai plurimandatari, certa com’è di trovare una sponda rassicurante nelle imprese. O forse è Anapa a fare da sponda alle mandanti?
Beh, decidete voi, io ci rinuncio, dal momento che le loro tesi sono talvolta così affini da sfiorare la sovrapposizione.
Roberto Bianchi

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