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Il Fondo Pensione del GA.GI. è al capolinea, al via il referendum per lo scioglimento. Impossibile garantire l’equilibrio finanziario per il futuro In evidenza

Il Fondo Pensione del GA.GI. è al capolinea, al via il referendum per lo scioglimento. Impossibile garantire l’equilibrio finanziario per il futuro

MILANO - Era nell’aria da tempo: il Fondo Pensione gestito dal Gruppo Agenti Generali non è più in grado di garantire l’equilibrio finanziario per il futuro e invita gli iscritti a deliberare lo scioglimento. Il progetto è stato spiegato agli agenti dal presidente Roberto Ancherani e dal Direttore responsabile del Fondo Pamela Tiripicchio. Durante un’assemblea on line che stentava a partire, con il numero legale raggiunto dopo oltre tre ore dall’inizio del collegamento, Ancherani ha ritenuto opportuno intrattenere gli iscritti su cos’è e come funziona il Fondo Pensione del Gruppo Agenti Generali, al quale tutti hanno obbligatoriamente aderito, precisando anche che il Fondo Pensione GA.GI. non si deve confondere con il Fondo Pensione Agenti “di Roma”, che è Fonage o con la Cassa Previdenza Agenti. Non ci domandiamo se davvero ci fosse bisogno di simili precisazioni, soltanto perché temiamo la possibile risposta.
Il fatto è che il Fondo GA.GI. non riesce più a reggere, schiacciato dal peso degli adempimenti e delle responsabilità conseguenti al complesso processo di adeguamento alle normative vigenti.
Ma che ne sarà dei 2.100 iscritti? Stando a precedenti comunicazioni del GA.GI., i 900 pensionati dovrebbero aver già optato a grande maggioranza per la liquidazione del capitale corrispondente al valore attuale delle loro pensioni, essendo stati gli unici, fino ad oggi, ad essere coinvolti in modo attivo nel processo di avvicinamento alla liquidazione. Non conosciamo il peso degli “zainetti” spettanti a ciascun pensionato, ma non è improbabile che quelli di chi è più avanti negli anni possano essere molto più leggeri di quanto si possa immaginare.
Resta poi il fatto che la pensione di 3.400 euro all’anno (il Fondo è a prestazione definita) che fino ad oggi era garantita, non esisterà più e al suo posto ci sarà un valore attuale che non potrà non tenere conto dell’età del percettore. Per i 1.094 iscritti attivi - una piccola quota dei quali, per diverse ragioni, non versa più i contributi - il destino del loro piccolo Fondo busserà alla porta, nei prossimi giorni, sotto forma di una lettera raccomandata contenente una scheda sulla quale ciascuno dovrà dichiarare se è favorevole o meno allo scioglimento del Fondo e se desidera la liquidazione della propria posizione, con relativa penalizzazione fiscale, oppure se preferisce trasferire la propria posizione previdenziale su un altro strumento.
Curiosamente viene sussurrato all’orecchio degli agenti che le singole posizioni possono essere trasferite, ad esempio, al Fondo Pensione Aperto Generali Global, oppure al Fondo Pensione Agenti “di Roma”, che altro non è che il Fonage, oppure a qualsiasi altro fondo o PIP. Non è affatto strano sentire il nome di Fonage, che è il Fondo della categoria e rappresenta la scelta più ovvia e, senza ombra di dubbio, anche la più conveniente rispetto a un qualsiasi Fondo Pensione Aperto. Ciò che è strano, infatti, è che vengano messe sullo stesso piano l’opportunità offerta da Fonage e la soluzione di Generali Global, un Fondo pensione aperto “di mercato” che non sembrerebbe offrire nessun vantaggio particolare agli agenti Generali, esattamente come qualunque altro fondo aperto di qualunque banca o compagnia di assicurazione. Mah, chissà perché hanno citato proprio quel Fondo.
Ancherani sottolinea che l’equilibrio del Fondo consente oggi di “soddisfare tutti” ed invita a votare a favore dello scioglimento e a “non sprecare l’occasione”. Già, soddisfare tutti. Ma neppure una parola per le penalizzazioni, inevitabili anche per gli iscritti attivi. Se anche il Fondo, come sembra, riuscisse a garantire i trasferimenti dell’intera posizione di ciascun attivo, sull’altro piatto della bilancia c’è la perdita certa di una prestazione garantita a vita di 3.400 euro all’anno, che non potrà essere ricostruita tramite nessun’altra forma di previdenza complementare. Se questa non è una penalizzazione!
Ma ciò che fa sorridere, oppure arrabbiare chi segue la vicenda (dipende dall’indole di ciascuno), è che fino a poco tempo fa il Gruppo Agenti Generali sosteneva la posizione di Anapa sull’opportunità di trasformare in un PIP proprio quello stesso Fondo Pensione Agenti “di Roma” che oggi presenta ai propri iscritti come un’opportunità per la salvaguardia del progetto di previdenza complementare. Ma come! Eravate convinti di essere a conoscenza del sistema migliore per garantire il futuro della previdenza degli agenti e "sdottoravate" sulla migliore cura per il Fonage, ma ciò nonostante avete continuato a gestire per anni il vostro Fondo in odore di squilibrio tecnico, che aveva esattamente la stessa impostazione a prestazione definita, mantenendone le caratteristiche che giudicavate inaccettabili per il Fondo “di Roma”? Lo avete fatto pur sapendo che si trattava di un piccolo Fondo, con un rapporto tra attivi e pensionati prospetticamente squilibrato? Lo avete mantenuto su un piano inclinato sempre più ripido, senza applicare i rimedi miracolosi che proponevate per Fonage?
Per liquidare il Fondo occorre una maggioranza di 1.400 voti, che viene cercata fra 2.100 iscritti, oltre 900 dei quali sono pensionati. E se non si raggiungesse il quorum quale sarebbe la conseguenza? Si arriverebbe al commissariamento?
Il “tempo è galantuomo”; è una frase che negli ambienti Sna il nostro presidente ci ha abituato a sentire spesso. E anche stavolta il tempo ha confermato che chi non ha ascoltato la voce delle Cassandre e il canto delle Sirene di Anapa, allora, ha fatto la scelta giusta, evitando, probabilmente, al Fondo Pensione “di Roma” la fine ingloriosa di quello gestito dal G.A.G.I., che si è fatto esplodere tra le mani la bomba del proprio storico Fondo Pensione del Gruppo Agenti Generali.
Roberto Pisano

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