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The European House Ambrosetti, Stefano De Polis (Ivass): con l'open insurance serve cautela. Demozzi (Sna): condivisibile la posizione dell'Istituto di vigilanza In evidenza

STEFANO DE POLIS STEFANO DE POLIS

MILANO - Durante la tavola rotonda “Come il paradigma Open sta trasformando gli ecosistemi finanziari” organizzata ieri (16 giugno, ndr) a Roma da The European House Ambrosetti, il segretario generale dell’Ivass Stefano De Polis ha evidenziato come l’open-insurance “facendo leva sull’esperienza in corso nel settore dei pagamenti, può rappresentare un’importante opportunità per accrescere la concorrenza e migliorare i prodotti e i servizi assicurativi a vantaggio dei sottoscrittori. Una più ampia valutazione dei vantaggi e dei problemi connessi con l’open insurance richiede innanzitutto di chiarire i possibili ambiti di applicazione, i dati oggetto di condivisione e i soggetti interessati. Non abbiamo ancora una definizione “ufficiale” e condivisa di open insurance, manca una regolamentazione, ma l’essenza è analoga a quella dell’open banking: la condivisione dei dati sul cliente da parte dei soggetti vigilati con altri operatori di mercato, questi ultimi spesso non sottoposti a forme di supervisione o controllo da parte di autorità pubbliche”.
I dati nel settore assicurativo però, ha precisato ancora il Segretario generale, “presentano maggiore varietà, eterogeneità e talvolta sensibilità rispetto a quelli dei servizi bancari e di pagamento. Oltre ai dati sul portafoglio delle coperture in essere e degli investimenti in prodotti assicurativi, si tratta anche di informazioni relative ad esempio alla salute del cliente, al suo comportamento, alla sua mobilità e ai sinistri”. Serve quindi, a suo dire, “una riflessione sull’opportunità di estendere l’open insurance indistintamente a tutto il business assicurativo ovvero solo ad alcuni rami o prodotti. Si deve anche considerare la diversa struttura dei mercati della distribuzione assicurativa a livello europeo. Si va da Paesi con reti distributive caratterizzate dalla presenza di intermediari di grandi dimensioni a Paesi, quali il nostro, con un gran numero di intermediari (poco meno di 40.000), per lo più piccole imprese e ditte individuali, e quindi meno in grado di fare rete e sostenere gli investimenti informatici necessari.
La condivisione di dati del cliente con altri operatori di mercato nel settore assicurativo riguarderebbe, pertanto, sia le compagnie sia gli intermediari, agenti e broker”. De Polis non ha mancato di chiarire come “il risultato finale dovrà andare nella direzione di un ampliamento della circolazione dei dati, sulla base del libero e informato consenso del consumatore, per garantire maggiore efficienza al mercato e un accresciuto valore aggiunto ai clienti medesimi”. Soprattutto su quest’ultima considerazione, il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi si è detto d’accordo con quanto affermato dal segretario generale dell’Ivass ed è per questo che “si comprende sempre meno la ragione per la quale alcune grandi compagnie costringono gli Agenti ad una gestione dei dati dei clienti di stampo medievale, impedendo loro l’utilizzo di sistemi gestionali in grado di garantire una corretta gestione degli stessi, in qualità di Titolari autonomi del trattamento, al passo con i tempi”.
La Redazione

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