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Non devono aumentare i costi a carico delle compagnie e non dobbiamo chiedere, altrimenti soffrono per noi In evidenza

GIACOMO ANEDDA GIACOMO ANEDDA

♦ Con a sorprendente affermazione che abbiamo riportato nel titolo, il Presidente dell’associazione minoritaria di categoria, ha avuto il merito di farci capire cosa egli intenda per concertazione di primo livello e, in modo particolare, come egli desideri si evolva l’attuale trattativa per il rinnovo dell’accordo impresa agenti che, essendo stato pensato e scritto per la prima volta nel lontano 1951, è senz’altro “da ritenersi obsoleto, anche perché si tratta di un unicum che nessun’altro Paese ha” e pertanto, siccome “il mercato cambia, è giusto che ci si debba adeguare”.
Ma, la domanda sorge spontanea, e come si dovrebbero adeguare gli agenti che, a causa delle politiche assuntive e restrittive delle compagnie, da anni stanno sistematicamente perdendo affari e incassi? Anche su questo il (loro) collega Presidente, dimostra di avere le idee molto chiare e lo ha detto altrettanto chiaramente! Infatti, dopo aver ricordato che “la combined ratio delle compagnie” - nonostante la pandemia e la grave crisi economica in atto - “è ulteriormente migliorata, per non parlare del Roe che dal 11,60 del 2019 è salito al 12,40 del 2020”, ha orgogliosamente sottolineato che “le compagnia hanno guadagnato tanto, grazie a noi agenti!”.
Il (loro) Presidente ha voluto portarsi avanti e, nonostante questo ben di Dio che ha riempito le casse delle compagnie con stratosferici utili, per far capire di che pasta è fatta la loro associazione, ha spiegato che ci troviamo di fronte a delle “imprese multinazionali quotate in borsa”, le quali, sempre secondo il Presidente dell’associazione minoritaria, “già oggi sostengono un costo riferito all’attuale accordo, che ovviamente non vogliono aumentare”. Conseguentemente, la prima cosa da fare è mettere mano all’istituto della liquidazione che “deve essere più bassa qualora il collega uscente lasciasse una compagnia per andare in un’altra”.
Ne consegue che l’attuale istituto della liquidazione prevista dall’accordo Ana, non deve essere calcolata dando un valore economico al lavoro svolto dal collega uscente, ma riparametrata qualora decidesse di continuare a fare l’agente per un’altra compagnia, magari spinto a farlo dal desiderio di offrire migliori prodotti e migliori prospettive economiche ai suoi clienti e alla sua agenzia. Insomma, ancora una volta dobbiamo riconoscere che il duo Iannacci-Fo aveva ragione: non dobbiamo lamentarci, né piangere, perché il nostro piangere fa male al Re.
Giacomo Anedda

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