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L’opposizione sindacale si fa nelle sedi statutarie, con toni adeguati e senza degenerare in ipotesi diffamatorie In evidenza

L’opposizione sindacale si fa nelle sedi statutarie, con toni adeguati e senza degenerare in ipotesi diffamatorie

MILANO - La Redazione di Snachannel ha ricevuto nella giornata di ieri (1 settembre 2021, ndr) la copia, privata per rispetto della privacy dei riferimenti personali relativi al soggetto interessato, del respingimento di un ricorso da questi presentato alla Commissione Nazionale di Deontologia Professionale dello Sna avverso il provvedimento di deplorazione precedentemente adottato nei suoi confronti dal Collegio del Probiviri.
In effetti non ha alcuna importanza conoscere l’identità del collega interessato, ciò che mi preme piuttosto sottolineare consiste nel fatto che entrambe le “sentenze” hanno stabilito una precisa linea di demarcazione tra ciò che un iscritto al Sindacato può lecitamente fare e dire in nome del diritto di espressione e ciò che invece costituisce comportamento deplorevole. Oggetto di esame da parte della Commissione sono state le “missive e post pubblicati sui social denominati “agenti e amici UnipolSai Assicurazioni” e “Assicuratori e dintorni”; messaggi del gruppo WhatsApp “amici Sna news”; il verbale del 2.3.2021 dell’assemblea Provinciale… ; la memoria difensiva del… “.
Orbene, la “normale dialettica associativa” secondo il pensiero della Commissione è stata confusa dall’interessato “con il diverso obiettivo di voler aggredire verbalmente e delegittimare l’attuale dirigenza Sna”, tanto che, si legge ancora, “l’impressione che si trae dalla lettura dei citati passaggi, è quella di una vera e propria campagna demolitoria e denigratoria”.
In altre parole, il ricorrente avrebbe “fatto un uso improprio dei suddetti mezzi di comunicazione, che aveva in parte anche contribuito a creare e di cui era amministratore, utilizzando toni provocatori, polemici, avvalorando critiche e giudizi negativi e offensivi riguardanti dirigenti di Sna e di Ebisep, senza verificarne neppure l’autenticità”. Trovo utile, ai fini del giudizio che ciascuno di noi è tenuto a farsi della vicenda, ribadire come per un giornalista o un amministratore di qualsiasi strumento di comunicazione valga sempre l’obbligo di verificare le notizie tanto più, a mio avviso, quando la fonte provenga e sia diffusa via web, un terreno molto insidioso, considerata la sua natura virale e una certa tendenza del lettore a fornire credibilità incondizionata a quanto circola sui social.
Trovo utile alla riflessione collettiva un’altra affermazione contenuta nelle motivazioni addotte dall’organo statutario di secondo grado e cioè quella, a mio avviso assolutamente condivisibile, secondo cui “il diritto di critica nell’ambito di un qualsiasi Ente associativo va anzitutto espresso attraverso i canali statutari, ove vanno portate all’attenzione degli altri associati richieste, proposte, doglianze, critiche ed ogni altro tipo di manifestazione di pensiero che riguardi la vita associativa. Aggirare questo meccanismo creando chat, gruppi whatsapp e sistemi “paralleli” rispetto agli organismi statutari, già costituisce di per sé un modo anomalo di partecipare alle attività di un Ente”.
Si pongono pertanto due macro-questioni, la prima riguardante l’opposizione politica che, sarà bene tenerlo sempre a mente nel futuro, va portata nelle sedi istituzionali, non potendo il ricorso ai canali statutari essere eluso dall’eventuale utilizzo improprio di chat o analoghi strumenti di comunicazione. La seconda prescrive che il diritto di critica venga espresso sulle tematiche sindacali senza aggredire verbalmente e delegittimare l’attuale dirigenza Sna e, più in generale, qualunque altro iscritto. Tanto meno nella veste di amministratore di pagine social che diffondono notizie la cui veridicità non venga accuratamente verificata prima della loro pubblicazione. Le due decisioni adottate dagli organi statutari di Sna impongono quindi la massima attenzione alla comunicazione attraverso social network, specie quando si fanno riferimenti che possono configurare ipotesi diffamatorie, sul piano personale e professionale, oltreché istituzionale, a danno di colleghi o cittadini in genere, pena il rischio di subire denunce penali e di essere rinviati a giudizio per reati gravi come la diffamazione che, in caso di condanna, potrebbero pregiudicare l’esercizio stesso della professione.
Roberto Bianchi

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