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Come aumentare il flusso di denaro nel cassetto degli agenti In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

♦ Mi sento in tutta coscienza di fare un complimento all’opposizione interna dello Sna perché si è fatta carico delle proprie responsabilità portando in sede istituzionale e cioè in Congresso nazionale il dibattito sull’operato del gruppo dirigente in carica.
Si può non essere d’accordo su alcune prese di posizione a proposito del cosiddetto pensiero unico, smentito direi in via definitiva dagli oltre cinquanta interventi che si sono succeduti nelle nove ore di lavori congressuali, oppure sull’ennesima critica mossa alla scelta di svolgere il Congresso in modalità on line indotta unicamente dal perdurare delle criticità legate alla pandemia, o ancora sul rinnovato invito a ridurre simbolicamente le quote di iscrizione annuale al Sindacato proprio nel momento in cui è stato messo in atto il maggiore sforzo di sempre nel presidio dei media con l’obiettivo di promuovere presso l’opinione pubblica l’identità professionale dell’agente di assicurazione. Che dire poi della domanda ripetuta a disco e quindi di scarso effetto scenico: “dobbiamo chiederci come stava la categoria dieci anni fa e come sta oggi” utilizzata implicitamente per accusare Claudio Demozzi di non essere stato in grado di mantenere i livelli di redditività agenziale precedenti alla sua prima elezione avvenuta per l’appunto una decina di anni fa. E pensare che gli stessi colleghi, durante il lockdown, avevano attaccato con una missiva di rara durezza il Presidente proprio per essersi intromesso nella contrattazione economica, che essi rivendicavano essere terreno esclusivo dei Gruppi agenti, in quanto aveva chiesto all’Ania e a tutte le compagnie di riversare sulle agenzie una parte del fiume di denaro accumulato nelle loro casse a seguito delle limitazioni alla mobilità imposte dal Governo. Ma si sa che in politica molti mettono a servizio delle proprie tattiche momentanee l’abilità nel dire una cosa e, a distanza di poco tempo, il suo esatto contrario, puntando sull’immancabile perdita di memoria che colpisce normalmente i più distratti.
Infine, i bilanci dell’Ebisep, i servizi (non) offerti da Assicurmed, il mancato rinnovo dell’Ana, che non mancano mai nella propaganda anti-Demozzi, tanto a sparare nel mucchio qualcuno si colpisce sempre e nessuna proposta probabilmente perché è più facile e qualche volta efficace, demolire a parole quello che fanno gli altri piuttosto che produrre una qualsiasi ipotesi alternativa.
Ciò nonostante, mi rallegro che l’opposizione abbia fatto un passo avanti e che sia tornata a rispettare le regole sulle quali è imperniata la dialettica interna, dibattendo nel luogo più alto riservato dallo statuto al confronto delle idee.
Che c’entra, se il Presidente del Congresso avesse consentito al leader dell’opposizione di iniziare la propria campagna elettorale utilizzando i cinque minuti lasciati a sua disposizione dai propri fans, probabilmente avremmo assistito a un solo intervento, il suo. O magari a due, se i sostenitori della maggioranza avessero fatto altrettanto a favore della replica del Presidente Demozzi. Cosicché al posto del paventato pensiero unico avremmo avuto due pensieri unici, anziché tanti pensieri come in effetti si è verificato grazie all’equa redistribuzione a favore di tutti i relatori del tempo messo a disposizione da coloro che hanno rinunciato al proprio intervento.
Ma anche questo rientra nelle dinamiche della democrazia, a qualcuno piacciono i monologhi, ad altri, come il sottoscritto, la libera espressione della pluralità delle idee e più sono, meglio è.
Dal momento che non spetta a me commentare le tesi presentate in Congresso, mi limito a confutare una sola affermazione rilasciata dall’aspirante presidente quando ci ha confidato, con una espressione un po’ greve a dire il vero, che nel cassetto vuole mettere “banconote e non suggestioni”. Per il fatto di avere preso parte all’intero progetto di consolidamento dell’identità sindacale, vorrei tranquillizzarlo che nessuno ha inteso narcotizzare le coscienze della base elettorale mediante l’utilizzo di effetti speciali. Al contrario il Sindacato percorre tutte le strade, non soltanto quella negoziale, per ottenere il riconoscimento legislativo del ruolo dell’agente, lavora allo scopo di rafforzare l’alleanza con i consumatori in virtù del credito di cui essi godono presso le istituzioni, sta impegnando le forze politiche e l’Ivass sulla necessità di interrompere la proliferazione burocratica, punta con decisione sull’autogoverno delle regole, sull’autogestione dell’accesso alla professione, sull’autodisciplina nella guida dei comportamenti adottati dagli iscritti. Non si tratta di fuochi d’artificio, quanto piuttosto dei presupposti necessari affinché la categoria acquisisca la reputazione sociale, etica, deontologica e l’immagine pubblica necessarie a conquistare maggiore peso agli occhi dell’opinione pubblica, oltreché dei soggetti politici e istituzionali di riferimento.
È questa, caro Umberto, l’unica via per rinforzare la nostra economia agenziale e quindi per aumentare il flusso di denaro nel cassetto degli agenti, almeno fino a quando i Gaa con maggiore numero di iscritti non riusciranno a ottenere dalle rispettive mandanti la revisione in aumento dei capitolati provvigionali. E non mi risulta che tu abbia conseguito questo risultato durante il tuo di decennato.
Roberto Bianchi

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