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58° Congresso Nazionale Sna, riflessioni finali. E' ora di crescere sindacalmente sul piano individuale In evidenza

ANDREA PIERI ANDREA PIERI

♦ Come tutti noi sappiamo ed abbiamo letto, il 58° Congresso Nazionale Sna è andato anch’esso in archivio portando con sé molti lati positivi ed apprezzamenti, attraverso i numerosi interventi che hanno seguito la puntuale relazione da parte del Presidente Claudio Demozzi. I tanti colleghi intervenuti hanno fornito numerosi spunti sui quali lavorare in futuro. Purtroppo però dispiace che Demozzi abbia dovuto utilizzare il suo intervento di chiusura dei lavori, perché costretto ad affrontare ancora una volta le ormai note critiche di qualche collega, sfociate anche addirittura sul piano personale, francamente fuori contesto.
Fortunatamente però dalle risposte ricevute dalla stragrande maggioranza dei colleghi intervenuti, tali a mio parere sterili polemiche sono risultate sempre più prive di interesse per la collettività, dato che i colleghi hanno riconosciuto i risultati raggiunti e chiesto altresì all’Esecutivo Nazionale di impegnarsi ancora di più per cercare di raggiungerne di nuovi, a dimostrazione che il lavoro sino a qui svolto è stato apprezzato ed è tutt’altro che autocelebrativo. È ormai evidente che il Sindacato nazionale agenti di oggi ha saputo fare tesoro del lavoro svolto dai tanti colleghi del passato, portando, attraverso dedizione e studio delle tante nuove tematiche sindacali, il Sindacato verso una nuova significativa pagina della sua storia, che poi è un patrimonio di valori e risultati per tutti noi iscritti. L’evidente capacità di mantenere ciò che di buono è stato fatto nel passato, per migliorarne il presente ed il futuro della nostra categoria, è stato ulteriormente testimoniato anche da alcuni interventi di valorosi militanti, decani del Sindacato, che con le loro parole, cariche di una passione invidiabile anche da parte dei colleghi più giovani, hanno dato ancora una volta un contributo costruttivo al nostro Sindacato.
Oggi ci troviamo quindi difronte ad un Sindacato che è cresciuto molto sul piano normativo e relazionale nei confronti della politica e delle istituzioni in generale. Di qualunque settore se però si analizza l’evoluzione che porti all’innalzamento del livello qualitativo dal punto di vista normativo e dei relativi servizi offerti, coloro che se ne avvicinano per dare un contributo di idee, devono necessariamente avere una capacità di esperienza professionale quantomeno di pari livello, altrimenti rischiano di non essere più utili a quel tipo di organizzazione. Naturalmente non tutti ne hanno le capacità, ma riconoscerlo in sé è già una prova di intelligenza. Come non sta scritto da nessuna parte che tutti debbano avere le capacità per assumere ruoli decisionali, ma nonostante ciò possono essere comunque utili, partecipando in maniera costruttiva con idee e proposte concrete. Personalmente trovo stucchevole ed a questo punto inaccettabile sul piano sindacale, che alcuni colleghi continuino ad arroccarsi su posizioni polemiche nei confronti di coloro che hanno avuto, ad oggi più di loro, la capacità di ottenere risultati talmente evidenti che anche la politica, le istituzioni ed oggi i consumatori sul piano nazionale ci riconoscono. Comprendere questo sarebbe molto utile per loro, anche perché in generale i colleghi tutti alla fine sanno ben giudicare quando il confronto è proficuo per tutelare i loro interessi di categoria e quando non lo è più.
Continuare a perseverare su tali comportamenti di polemica fine a sé stessa, non fa altro che isolare sempre di più chi li porta avanti. La politica è fatta del confronto, basato certamente su ciò che è stato fatto fino ad oggi, ma soprattutto, se si vuole essere credibili, cosa si potrebbe fare per migliorarne ancora di più la sua efficacia, facendo proposte concrete e su di esse confrontarsi, anche discutendo quando le idee non concordano, impegnandosi però verso la ricerca alla fine di un obiettivo comune, avendo a cuore il bene della nostra categoria. Un confronto basato su tematiche importanti che sono molte peraltro, e che il mercato assicurativo sempre più ci metterà davanti, che non sono certamente la riduzione delle quote associative già ampiamente discusse, così come non fare il Congresso in presenza per problemi di normative sanitarie in atto nel nostro Paese che certamente non sono state decise all’interno dell’Esecutivo Nazionale, anche perché siamo seri colleghi, che interesse avrebbe Demozzi per non voler affrontare un Congresso in presenza, essendo note a tutti le sue capacità dialettiche in tali contesti, unitamente ai risultati ottenuti e riconosciuti dalla quasi totalità di colleghi?
Sono un collega come voi, prestato probabilmente anche immeritatamente al giornalismo, ma che mi onoro di svolgere con quel senso di appartenenza che mi lega al Sindacato e spero un giorno di poter scrivere un articolo a conclusione di un Congresso elettivo nel quale poter raccontare un confronto politico sano, fatto di idee innovative, magari proprio tra Claudio Demozzi ed un nuovo candidato. Fintanto che ciò non avverrà cerchiamo di apprezzare e ringraziare, chi in prima persona ha saputo cambiare e migliorare molti aspetti della nostra organizzazione sindacale, sgombrando il campo da azioni personali a mio parere così poco rappresentative, dato che la politica, anche quella sindacale, si fa con la passione delle idee alla luce del sole e non con i risentimenti.
Andrea Pieri

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