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Viva il dissenso, ma un movimento d’opinione senza seguito resta soltanto un’opinione In evidenza

ROBERTO SALVI ROBERTO SALVI

MILANO - Portavoce, per sua stessa affermazione Roberto Salvi non lo è più, ma ispiratore di quello che si definisce, in modo auto-celebrativo, “Movimento di opinione” e che sembrerebbe avere individuato in Umberto D’Andrea il proprio candidato anti-Demozzi, questo lo è di sicuro. E lo apprendiamo come sempre dalle pagine di Intermedia-channel, visto che il portale degli agenti di assicurazione, Snachannel e la loro rivista, L’Agente di Assicurazione, vengono sistematicamente ignorati dalla minoranza interna dello Sna, forse per prendere le distanze dal dibattito che si svolge quotidianamente sui mezzi di comunicazione ufficiali del Sindacato.
Come taluni sostengono, le democrazie cosiddette “reali” non possono essere dissociate dalla contestazione permanente e infatti l’abbinata Salvi-D’Andrea non fa mancare la propria di vis polemica ai danni dell’attuale gruppo dirigente e, in funzione sempre più elettorale, del Presidente in carica.
Cosicché la valutazione esposta in sede congressuale e ripresa da Salvi durante la riunione interregionale del Gruppo agenti Toro, secondo cui la Relazione di Demozzi sarebbe autocelebrativa e povera di contenuti, oltreché priva di una visione prospettica ci potrebbe anche stare, se fosse condivisa. Ecco, il punto focale della mia riflessione è proprio la rappresentatività, ovvero la legittimazione che deriva a un’idea dalla condivisione da parte di una collettività di soggetti solidali. Qui sta il primo snodo, un movimento che riscuote un favore pressoché immaginario non è un movimento. Chi ne fa parte deve pertanto avere l’umiltà di ammetterlo e di comportarsi di conseguenza, senza millantare un’articolazione strutturale che nei fatti non esiste. Chiunque ha il diritto di dire quello che pensa, ma anche il dovere di ammettere che rappresenta poco più che se stesso. Un movimento d’opinione evidentemente è un’altra cosa, anche dal punto di vista quantitativo e non soltanto dei contenuti.
Affinché inoltre la dialettica interna si dimostri costruttiva e qui sta il secondo snodo, è necessario che il cosiddetto movimento sia imperniato su tesi aderite e su fattori programmatici comuni. Al contrario risulta distruttiva quando, come nella fattispecie, è focalizzata unicamente sulla guerriglia verbale rivolta a demolire il gradimento generalizzato di cui gode il Presidente Demozzi. Questa visione verticale del consenso a somma zero, laddove chi non lo ha cerca di toglierlo a qualsiasi costo a chi invece ce l’ha, non porta beneficio al Sindacato e genera il bisogno nei dissidenti di adottare e di mantenere nel tempo, toni esasperati per conquistare un sostegno che non hanno. Una sorta di derby ininterrotto con gli ultrà della curva nord che non a caso hanno ricevuto diverse diffide dagli organi direttivi e sospensioni o deplorazioni da parte del Collegio dei Probiviri e della Commissione di Deontologia Professionale per i toni diffamatori riservati a diversi iscritti allo scopo di catturare audience nelle loro chat private.
Nulla a che vedere con una sana visione delle dinamiche democratiche che prevedono l’integrazione orizzontale delle diverse posizioni verso il fine comune di tutelare i diritti e le esigenze della categoria.
Se è vero quindi che nessuna maggioranza può pretendere di governare senza opposizione, è altrettanto vero che a nessuna opposizione è dato di spacciare per linea politica il discredito dell’antagonista, o meglio degli antagonisti, alla ricerca di spazio personale.
Insomma, ci troviamo di fronte a un ristrettissimo nucleo di iscritti alcuni dei quali attaccano a testa bassa i rappresentanti delle istituzioni sindacali travalicando spesso i limiti posti dalla civile convivenza associativa, a un movimento privo di legittimazione statutaria che non può essere considerato un movimento in quanto è senza seguito, a un’alleanza caratterizzata da un parlare contro che non somiglia neppure lontanamente ad una strategia politica alternativa e sul quale non sono d’accordo più del 95% degli iscritti. Unico obiettivo e non mi sembra che possa essere considerato sufficiente, eliminare il Presidente Demozzi perché dopo un decennato di governo dovrebbe farsi da parte per anzianità di servizio.
E allora mi sia consentito di chiudere ponendo una domanda all’amico Roberto: ma tu da quanti anni sei presidente del tuo Gruppo agenti?
Roberto Bianchi

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